Mercato vegano in Italia, a chi fa gola. I motivi

Alcuni vegani considerano l’adozione di tale regime come una vera e propria strada maestra per seguire un’alimentazione sana. Per altri la scelta è animata da fattori vicini a tematiche ambientali

Mercato vegano in Italia, a chi fa gola.

Cosa si muove dietro l'impennata del mercato vegano. A chi fa gola?

Da qualche anno a questa parte il mercato vegano ha conquistato posizioni su posizioni anche in Italia. Segno che quella che per molti è solo una moda, ma per quelli che decidono di rivoluzionare la propria alimentazione secondo i canoni di questa dieta, rappresenta un modo di stare al mondo. Per i più ortodossi quasi una religione. Alcuni considerano l’adozione di un regime vegano come strada maestra per seguire un’alimentazione sana.

Altri invece ne fanno un discorso di lotta ai maltrattamenti subiti dagli animali durante l’allevamento e che in alcuni casi, come alcune volte è stato anche dimostrato con il corredo di immagini, continuano fino alle ultime ore di vita di queste creature. Altri invece, dotati di uno spirito più ambientalista, si preoccupano delle emissioni di gas serra degli allevamenti (uno dei fattori più importanti dell’inquinamento dell’aria), della deforestazione e del consumo di acqua. Al di là di questi sofismi, il business che si è sviluppato intorno alla galassia vegana fa gola a molti. I motivi, almeno i principali, sono questi.

Mercato vegano in crescita

Il dato di un mercato vegano in continua ascesa non va per forza di pari passo alla scelta di convertirsi a questo particolare modello alimentare vuoi per una questione di crisi ‘mistica’, vuoi per prevenire i problemi di salute legati al consumo di carne. Basti pensare che in Italia oggi, rispetto al 2017 quando si contavano un milione e ottocento mila persone che si alimentavano con una dieta vegana, il business intorno a tutto quello che è vegano è aumentato vertiginosamente. L’osservatorio Immagino Nielsen Gs1 Italy, ha quantificato il giro di affari intorno a questo mercato di 850 milioni di euro. Con un piccolo particolare: oggi si contano circa 540mila vegani.

In Italia non c’è ancora una legge che regolamenti l’uso di queste definizioni quindi sotto il cielo del mondo vegano regna anche molta confusione vito che la dicitura vegano o vegetariano può essere apposta su un prodotto già quando c’è stata solo una contaminazione con alimenti di origine animale durante il processo di produzione. La dicitura che viene utilizzata in questa circostanza spesso è “può contenere tracce di latte e uova”.

A chi fa gola il mercato vegano e i motivi

Alla luce di questi numeri, la domanda a chi faccia gola questo vero e proprio boom del mercato vegano è lecita, oltre che naturale. Un mercato difficile visto che i consumatori in questo caso non sono attratti dai grandi marchi e dalle multinazionali. Eppure proprio le aziende, anche multinazionali, stanno mettendo in campo una strategia decisa per penetrare quanto più a fondo possibile nel mondo vegano. Granarolo, ad esempio, ha lanciato una nuova linea di bevande vegetali che sostituiscono il latte.

Perfino multinazionali del calibro di McDonald’s con il primo panino vegano, il McVegan, e Coca-Cola con il lancio della linea di bevande AdeZ pensata per questo target non hanno esitato ad investire cifre importanti per affermarsi anche tra i vegani. Stesso discorso per alcuni grandi marchi della carne come Fratelli Beretta che produce salumi e di recente ha lanciato l’hamburger vegetariano.

Così come Wuber ha lanciato il wurstel veggie, allo stesso modo di Citterio. Un caso interessante è quello della Kioene, specializzata nella produzione di hamburger e cotolette vegetali, che però fa parte del gruppo Tonazzo, azienda di macellai. Tra i motivi di questa scelta certamente spicca quello dell’incremento costante di questo segmento di mercato.

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di Luigi Mannini pubblicato il