Mestieri da schiavi nuovi, ecco quali sono a 4 euro all'ora

Agli stipendi bassi e all'ampia parte di occupati istruiti rispetto al lavoro che svolgono si aggiunge la scarsa fluidità delle progressioni di carriera.

Mestieri da schiavi nuovi, ecco quali so

Mestieri da schiavi: 4 euro


Ecco quuali sono i nuovi (ma anche vecchi) mestieri da schiavi a 4 euro all'ora pagati nell'era del turbocapitalismo che li genera e li sostiene

Da certi numeri non si scappa: 4,5 euro l'ora per un operaio agricolo, 6 euro per una cameriera di catering, 4 euro per un autista, 7,5 euro per un addetto alle pulizie, 6 euro per un facchino magazziniere, 5,60 euro per un fattorino in bici, 6,50 euro per un lavapiatti, 4 euro per un postino privato, 6,70 euro per una badante, 8 euro per un educatore di una cooperativa in subappalto. E naturalmente, inutile cercare di arrotondare con gli straordinari. Cifre indegne di un Paese civile industrializzati, ma è la fotografia scattata in Italia tra produzione che non cresce e aziende che puntano al risparmio. A cercare di vedere chiaro nel cosiddetto lavoro low cost è il quotidiano la Stampa che ha effettuato una dettagliata inchiesta. Se gli stipendi sono da fame, inutile cercare le regole. E di tutele, neanche a parlarne.

I mestieri da schiavi

Il punto è che, al di là della contrattazione collettiva, non esiste un salario minimo stabilito per legge. Ma quali sono i settori in cui si registra la maggiore percentuale di lavoratori sottopagati ovvero quelli in cui si registra il maggior numero di violazione delle paghe minime orarie di settore? C'è una graduatoria ben precisa che si compone in questo modo:

  1. agricoltura e settore minerario 31,63%
  2. arti e attività domestiche 30,89%
  3. hotel e ristorazione 20,66%
  4. settore immobiliare e attività amministrative 15,48%
  5. educazione 15,07%
  6. commercio al dettaglio 11,81%
  7. finanza e assicurazioni 10,24%
  8. manifattura, servizi acqua ed elettricità 10,12%
  9. salute 8,20%
  10. trasporti 7,93%
  11. costruzioni 7,41%
  12. informazione e comunicazione 7,02%
  13. pubblica amministrazione 4,15%

Il problema, come è facilmente intuibile da questa lista, è che sono coinvolti anche mestieri piuttosto delicati, in cui sono in gioco responsabilità di diverso livello. E la situazione diventa ancora più critica quando di mezzo ci sono quelle figure che devono anche sostenere spese di spostamento e perfino per la svolgimento della propria attività. Insomma a fine mese (o a fine giornata, sarebbe più corretto dire), il saldo è pressoché pari. Insomma, è lecito parlare di schiavitù? Probabilmente sì perché spesso questi lavoratori non hanno alternative, indipendentemente dalle ragioni per cui sono costretti a svolgere queste mansioni, anche perché a fronte dei 4 euro l'ora incassati ci sarà chi si arricchirà con molta meno fatica.

Salari bassi, la laurea serve ancora?

Insomma, il nostro non è un Paese per laureati. Agli stipendi bassi e all'ampia parte di occupati sovraistruiti rispetto al lavoro che svolgono (37 per cento), si aggiunge la scarsa fluidità delle progressioni di carriera e l'esiguo differenziale retributivo con chi si ferma al diploma (+14 per cento). A fare la differenza è in busta paga è l'assunzione all'estero alla quale si dice pronto il 50 per cento dei laureati del nostro Paese. La retribuzione mensile netta a un anno dal conseguimento del titolo, stima il Censis, si aggira sui 1.124 euro mentre oltre i confini nazionali sale a 1.656 euro. Ed è molto profonda la differenza tra la busta paga di una laureato magistrale che lavori in Italia o all'estero: i 1.344 euro corrisposti per una assunzione nei confini nazionali si devono confrontare con i 2.200 euro corrisposti all'estero.

Per gli ingegneri la differenza di retribuzione è ancora maggiore: 1.614 euro contro 2.619 euro all'estero. Solo lo scorso anno, la disoccupazione della fascia tra 25 e 34 anni è pari al 15 per cento, ma un anno dall'uscita dalle università risultano occupati il 68 per cento dei laureati triennali e il 70 per cento di quelli magistrali.