Microplastiche in forte crescita in bevande e nell'acqua a tavola. In quali e cosa si rischia

Le microplastiche sempre più inquinanti di spiagge e mari ma non solo: finiscono anche nel nostro organismo mentre beviamo. Nuove analisi

Microplastiche in forte crescita in beva

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Le microplastiche, uno dei nuovi mali del secolo, nelle loro minime particelle, stando a quanto riportano le ultime notizie, finirebbero anche nel nostro organismo, ingerite con le bevande che vengono quotidianamente consumate come aranciate, gassosa, acqua tonica, thè. E ciò significa che senza nemmeno accorgercene, ogni giorno, ingeriamo microplastiche anche mentre siamo a tavola.

Microplastiche: le beviamo anche a tavola

Stando a quanto riportano le ultime notizie, sarebbe stata una indagine de Il Salvagente, il mensile leader nei Test di laboratorio contro le truffe ai consumatori, a lanciare il nuovo allarme sulle microplastiche dopo aver condotto la prima ricerca al mondo sulle microplastiche contenute in 18 bottiglie di bevande industriali, tutte sono risultate contaminate con valori che vanno da poco meno di una particella in media per ogni litro di bevanda a quasi 20. E diversi sono i marchi finiti del mirino da Pepsi a Seven Up, Fanta, Coca Cola, Sprite, San Benedetto, Schweppes, Beltè.

Secondo quanto emerso dalla ricerca, minimissimi frammenti di plastica, di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, invisibili a occhio nudo, verrebbero ingerite anche a tavola da coloro che ogni giorno consumano bevande come quelle appena citate e si tratta solo di un fenomeno che coinvolge le microplastiche e che non è assolutamente innocuo perché oltre a nuocere la salute umana innesca anche un effetto domino, considerando che spesso le bottigliette delle stesse bevande vengono smaltite in maniera inadeguata o lasciate sulle spiagge, portando al risultato che, secondo i dati, ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di plastica invadono il Mediterraneo.

In particolare, l'analisi sulle bottigliette delle citate bevande è stata condotta nei laboratori del Gruppo Maurizi, in 18 campioni anonimi di bottiglie di cole, aranciate, gassose, tè freddi, e ha mostrato una contaminazione oltre ciò che ci si aspettava, con la presenza di microplastiche riscontrata in tutte e 18 le bottiglie e valori che vanno da un minimo di 0,89 microparticelle per litro(mpp/l) ad un massimo di 18,89 mpp/l. Daniela Maurizi, amministratrice del Gruppo Maurizi ha, inoltre sottolineato come dopo diverse e accurate prove si può assolutamente confermae il legame tra inquinamento ambientale e catena alimentare.

Microplastiche: il nuovo grande inquinamento

Le microplastiche rappresentano, dunque, il nuovo grande mostro inquinante del nostro secolo e le ultime notizie confermano che ad esserne maggiormente impestate sono soprattutto le spiagge italiane. Stando, infatti, a quanto reso noto dai ricercatori del dipartimento di chimica e chimica industriale dell’Università di Pisa, sulle spiagge italiane ci sarebbero fino a duemila tonnellate di micro plastiche, invisibili particelle piccolissime quasi indistinguibili dalla sabbia con cui, con il passare del tempo, bisognerà sempre più fare i conti.

Per evitare che le microplastiche continuino ad essere un fenomeno inquinante sempre più diffuso e per sensibilizzare tutti, Gaetano Benedetto, Direttore Generale WWF Italia, ha lanciato una nuova petizione (che si può firmare su change.org/plasticfree) per chiedere di mettere fuori produzione in Italia le microplastiche da tutti i prodotti entro il 2025, con il divieto nei cosmetici già da gennaio 2020.

E ancora....

L'Unione europea, in modo paricolara la Commissione Europea competente, ha risposto ad una interrogazione del M5S sulla presenza e la pericolosià di fibra di plastica ed elementi derivannti come le microplastiche dalla plastica stessasia nelle botitglie di acqua minerale che in quella potabile (che va poi ad inseririsi in tutto il ciclo) e ha spiegato i suoi obiettivi e come cercare di sistemare la situazione.

L'allarme è stato ufficialmente lanciato ed è ormai difficile tornare sui propri passi. Perfino l'acqua del rubinetto è a rischio contaminazione per la troppa plastica che galleggia (nel migliore dei casi) su corsi d'acqua e mari. E se le fibre di plastica finiscono nell'acqua corrente portando con sé sostanze chimiche tossiche, allora non possono dirsi al sicuro neanche gli alimenti preparati con l'acqua. Il pane e la pasta, ad esempio, ma anche la stessa acqua minerale. Per ora siamo nella fase dei timori: potrebbero fare male, ma non si sa.

Non esiste una definizione ufficiale di microplastica, ma comunemente con questo termine si intendono i frammenti di plastica di dimensioni inferiori a 5 millimetri. Siamo in grado di identificare con certezza particelle fino a dimensioni di pochi micrometri (millesimi di millimetro). Un capello misura 10-200 micrometri. In ogni caso, fonti nascoste di microplastica sono

  1. Fibre sintetiche nel bucato
  2. Polveri di pneumatico
  3. Vernici
  4. Microplastiche secondarie
  5. Fibre sintetiche nell'aria
  6. Micro-perle

I vestiti in pile, acrilico e poliestere rilasciano a ogni lavaggio migliaia di fibre microscopiche. Si calcola che ogni anno si riversino così nelle acque reflue circa un milione di tonnellate di fibre. La polvere degli pneumatici finisce negli scarichi e da lì in corsi d'acqua, fiumi e oceani. Ogni 100 chilometri percorsi, automobili e camion ne disperdono più di 20 grammi ciascuno. Polveri della vernice usata per segnaletica stradale, imbarcazioni e abitazioni contribuiscono per più del 10 per cento all’inquinamento da microplastiche degli oceani. Sono almeno otto milioni le tonnellate di residui plastici che si riversano ogni anno negli oceani, nei fiumi e nei laghi del pianeta. Disgregandosi entrano nella catena alimentare marina e umana. Uno studio del 2015 ha appurato che ogni anno finiscono nell'aria delle città tra le tre e le dieci tonnellate delle ibre sintetiche prodotte dallo sfregamento degli arti quando si cammina. Nel 2015 i corsi d'acqua degli Stati Uniti sono stati inquinati da ottomila miliardi di micro-perle, vietate negli Usa e in Canada nei prodotti per la pulizia della pelle e in alcuni cosmetici.

Come si può evitare

Nell'83% dei 159 campioni di acqua potabile prelevati in tutto il mondo, come riferisce il quotidiano la Repubblica, Orb Media ha trovato tracce di microplastica. Nella maggior parte dei casi è materiale derivato dalla lavorazione del petrolio. I numeri sono da record: sono risultati contaminati il 94% dei campioni statunitensi e il 72% di quelli europei. Ma Come tenere la plastica lontana dal ciclo dell'acqua?

  1. Non utilizzare sacchetti di plastica
  2. Stop alle cannucce
  3. Lasciare per un po' nel cassetto i pile
  4. Igiene orale
  5. Portare con sé una bottiglia personale
  6. Farsi dare un passaggio

L'utilizzo medio di un sacchetto di plastica è di circa 12 minuti, ma può resistere fino a 500 anni nell'acqua degli oceani. Quando si va a fare la spesa meglio usare borse riutilizzabili. Ogni giorno nel mondo si utilizzano circa un miliardo di cannucce di plastica che poi finiscono nella spazzatura. Rinunciare alla cannuccia o procurarsene una di metallo da portare sempre dietro e utilizzare più volte. In un unico lavaggio, una giacca di pile può perdere fino a 1900 fibre sintetiche, che finiscono per saturare aria, acqua e suolo. Lavare i capi sintetici meno frequentemente e con cicli delicati. Dopo aver usato lo spazzolino da denti, in genere lo si butta nell'apposito contenitore affinché sia riciclato, ma non ci sono garanzie che così avvenga. Usare spazzolini da denti in materiali alternativi come bambù o legno. Un'unica bottiglia di plastica da un litro può frantumarsi in pezzetti microscopici in grado di ricoprire fino a 1.600 metri di costa. Usare bottiglie di vetro. Mettere la vernice nel barattolo Le vernici acriliche e in lattice sono plastica allo stato liquido con aggiunta di pigmenti. Gli esperti suggeriscono di aggiungere sapone neutro a un po' di acqua calda in un barattolo in vetro e di pulirvi il pennello. Per poi disfarsi dell'acqua di risciacquo del barattolo in discarica. Ogni anno nel mondo si producono circa due miliardi di pneumatici. La polvere di pneumatico finisce nei corsi d'acqua e da lì negli oceani. Per ridurla, puntare sul car sharing o utilizzare i mezzi pubblici.