Microplastiche, rischi per la salute presenti in bottiglia d'acqua, cibi e acqua potabile.

L'Ue ha confermato i rischi per la salute per la presenza di microplastiche in bottiglie di acqua minerale e non solo ad una interrogazione del M5S fatta da Piernicola Perdicini

Microplastiche, rischi per la salute pre

Microplastiche nelle bottiglie acqua minerale e effetti sulla salute


Lo si sapeva già, ma è stato confermto dalla Commissione Europea dopo che è stato posto un quesito da parte di un italiano del M5S sulla presenza di fibre e microfibre di plastica nell'acqua delle bottigli, potabile e nel ciclo dei cibi. Ed è stato spiegato che coa uole fare l'Ue per risponere al problema.

L'Unione europea, in modo paricolara la Commissione Europea competente, ha risposto ad una interrogazione del M5S sulla presenza e la pericolosià di fibra di plastica ed elementi derivannti come le microplastiche dalla plastica stessasia nelle botitglie di acqua minerale che in quella potabile (che va poi ad inseririsi in tutto il ciclo) e ha spiegato i suoi obiettivi e come cercare di sistemare la situazione.
 

L'allarme è stato ufficialmente lanciato ed è ormai difficile tornare sui propri passi. Perfino l'acqua del rubinetto è a rischio contaminazione per la troppa plastica che galleggia (nel migliore dei casi) su corsi d'acqua e mari. E se le fibre di plastica finiscono nell'acqua corrente portando con sé sostanze chimiche tossiche, allora non possono dirsi al sicuro neanche gli alimenti preparati con l'acqua. Il pane e la pasta, ad esempio, ma anche la stessa acqua minerale. Per ora siamo nella fase dei timori: potrebbero fare male, ma non si sa.

Quali sono le fonti nascoste di microplastica?

Non esiste una definizione ufficiale di microplastica, ma comunemente con questo termine si intendono i frammenti di plastica di dimensioni inferiori a 5 millimetri. Siamo in grado di identificare con certezza particelle fino a dimensioni di pochi micrometri (millesimi di millimetro). Un capello misura 10-200 micrometri. In ogni caso, fonti nascoste di microplastica sono

  1. Fibre sintetiche nel bucato
  2. Polveri di pneumatico
  3. Vernici
  4. Microplastiche secondarie
  5. Fibre sintetiche nell'aria
  6. Micro-perle

I vestiti in pile, acrilico e poliestere rilasciano a ogni lavaggio migliaia di fibre microscopiche. Si calcola che ogni anno si riversino così nelle acque reflue circa un milione di tonnellate di fibre. La polvere degli pneumatici finisce negli scarichi e da lì in corsi d'acqua, fiumi e oceani. Ogni 100 chilometri percorsi, automobili e camion ne disperdono più di 20 grammi ciascuno. Polveri della vernice usata per segnaletica stradale, imbarcazioni e abitazioni contribuiscono per più del 10 per cento all’inquinamento da microplastiche degli oceani. Sono almeno otto milioni le tonnellate di residui plastici che si riversano ogni anno negli oceani, nei fiumi e nei laghi del pianeta. Disgregandosi entrano nella catena alimentare marina e umana. Uno studio del 2015 ha appurato che ogni anno finiscono nell'aria delle città tra le tre e le dieci tonnellate delle ibre sintetiche prodotte dallo sfregamento degli arti quando si cammina. Nel 2015 i corsi d'acqua degli Stati Uniti sono stati inquinati da ottomila miliardi di micro-perle, vietate negli Usa e in Canada nei prodotti per la pulizia della pelle e in alcuni cosmetici.

Come tenere la plastica lontana dal ciclo dell'acqua?

Nell'83% dei 159 campioni di acqua potabile prelevati in tutto il mondo, come riferisce il quotidiano la Repubblica, Orb Media ha trovato tracce di microplastica. Nella maggior parte dei casi è materiale derivato dalla lavorazione del petrolio. I numeri sono da record: sono risultati contaminati il 94% dei campioni statunitensi e il 72% di quelli europei. Ma Come tenere la plastica lontana dal ciclo dell'acqua?

  1. Non utilizzare sacchetti di plastica
  2. Stop alle cannucce
  3. Lasciare per un po' nel cassetto i pile
  4. Igiene orale
  5. Portare con sé una bottiglia personale
  6. Farsi dare un passaggio

L'utilizzo medio di un sacchetto di plastica è di circa 12 minuti, ma può resistere fino a 500 anni nell'acqua degli oceani. Quando si va a fare la spesa meglio usare borse riutilizzabili. Ogni giorno nel mondo si utilizzano circa un miliardo di cannucce di plastica che poi finiscono nella spazzatura. Rinunciare alla cannuccia o procurarsene una di metallo da portare sempre dietro e utilizzare più volte. In un unico lavaggio, una giacca di pile può perdere fino a 1900 fibre sintetiche, che finiscono per saturare aria, acqua e suolo. Lavare i capi sintetici meno frequentemente e con cicli delicati. Dopo aver usato lo spazzolino da denti, in genere lo si butta nell'apposito contenitore affinché sia riciclato, ma non ci sono garanzie che così avvenga. Usare spazzolini da denti in materiali alternativi come bambù o legno. Un'unica bottiglia di plastica da un litro può frantumarsi in pezzetti microscopici in grado di ricoprire fino a 1.600 metri di costa. Usare bottiglie di vetro. Mettere la vernice nel barattolo Le vernici acriliche e in lattice sono plastica allo stato liquido con aggiunta di pigmenti. Gli esperti suggeriscono di aggiungere sapone neutro a un po' di acqua calda in un barattolo in vetro e di pulirvi il pennello. Per poi disfarsi dell'acqua di risciacquo del barattolo in discarica. Ogni anno nel mondo si producono circa due miliardi di pneumatici. La polvere di pneumatico finisce nei corsi d'acqua e da lì negli oceani. Per ridurla, puntare sul car sharing o utilizzare i mezzi pubblici.

Più acqua corrente (con maggiori controlli), meno bottiglie di plastica

Più acqua del rubinetto e meno bottiglie di plastica. Più fontanelle e meno minerale. Bruxelles traccia la rotta da seguire per contrastare la diffusione senza limiti di quella plastica difficile da smaltire e da riciclare. E per farlo invita i ristoranti e i bar dei Paesi aderenti, anche l'Italia, a promuovere il consumo di acqua del rubinetto anziché della minerale in bottiglia. Mari e oceani ringraziano, ma lo fanno anche le tasche dei clienti, considerando il salatissimo prezzo a cui sono spesso proposte. Insomma, la guerra di Bruxelles è ufficialmente iniziata con tanto di invito a bere acqua corrente. Una premessa è necessaria. Quello europeo è per ora solo un invito e non si tratta di un obbligo a carico dei gestori dei punti di ristorazione. Ma non è da escludere che si tratti solo di una fase transitoria.

In fin dei conti, le ragioni di Bruxelles sono tra le più nobili. Va da sé che non si tratta di danneggiare i ristoratori o i bar e né di limitare la possibilità di scelta dei clienti così come mettere in crisi le grandi industrie impegnate nella produzione di plastica. Certo, le conseguenze sono indirette, ma la Commissione europea ha due obiettivi ben precisi da raggiungere con questa presa di posizione. Il primo è la riduzione dei rifiuti provenienti dalle acque in bottiglia, uno dei più comuni prodotti in plastica che invadono le spiagge di tutta Europa. E il problema che spesso sfugge è che si tratta di prodotti monouso, il cui tempo di utilità è realmente ridotto al minimo. In seconda battuta, Bruxelles spinge per il consumo di acqua corrente ovvero vuole migliorare la qualità dell'acqua pubblica come servizio essenziale.

In parallelo è infatti scattata la richiesta ai Paesi membri di aprire le fontane delle città. Ma anche di fare promozione sulla qualità dell'acqua pubblica e di incoraggiare gli uffici pubblici a fornire accesso all'acqua potabile. Ovvero, come è stato messo nero su bianco sul provvedimento inviato anche all'Italia, l'istanza è di migliorare l'accesso all'acqua potabile per tutti i cittadini e in particolare per i gruppi più vulnerabili e marginali che hanno adesso difficoltà ad accedervi. Anche perché - fa notare Bruxelles nella linee di indirizzo - non si tratta affatto di ricominciare da zero perché già la situazione attuale in tema di acqua pubblica è quasi ovunque molto soddisfacente. Si tratta solo di fare una scelta definitiva per il bene dell'ambiente con un impatto positivo per il budget dei cittadini. Le stime riferiscono infatti di un risparmio di oltre 600 milioni di euro l'anno.

E sono in arrivo nuovi parametri per la potabilità dell'acqua

E per la certificazione della purezza e della potabilità dell'acqua, la Commissione europea è pronta a introdurre 18 nuovi parametri, aggiungendo ai tanti requisiti esistenti anche legionella e cloro. Lo scopo è far crollare i potenziali rischi per la salute dal consumo di acqua pubblica a meno dell'1% rispetto all'attuale 4%.