Monete da 1 2 centesimi, stop circolazione. Effetti preoccupanti. E altri rincari

L'addio alle monete da 1 o 2 centesimi porterà a una inevitabile stangata. La Zecca non conia più i ramini e chi paga in contanti si vede arrotondare la somma.

Monete da 1 2 centesimi, stop circolazio

1 e 2 centesimi, addio monete


Fino a che punto c'è da esultare per l'addio annunciato alle monete da 1 e 2 centesimi? Poco in termini economici, ma molto per la comodità di alleggerire le tasche e fare meno calcoli sul resto dopo gli acquisti. Ma quel che conta è il concreto rischio arrotondamento da parte dei commercianti. Verso l'alto naturalmente, un po' com'era avvenuto ai tempi del passaggio dalla lira all'euro. La prossima data da segnare sul calendario è adesso quella del primo gennaio, del prossimo anno, quando la Zecca fermerà la produzione delle monetine in rame da 1 e 2 centesimi. Non saranno naturalmente dichiarate fuori corso, ma non ne saranno più coniate. In buona sostanza i cosiddetti ramini continuano e continueranno a circolare fino a esaurimento mantenendo il valore legale con tutte le conseguenze del caso.

1 e 2 centesimi, addio monete, le conseguenze

Le conseguenze sono presto dette: l'addio alle monete da 1 o 2 centesimi porterà a una inevitabile stangata. La Zecca non conia più i ramini e chi paga in contanti si vede arrotondare la somma. L'aumento del costo della spesa che si raggiungerà per l'Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), con la tecnica dell'arrotondamento per eccesso arriva alla cifra di 23 milioni di euro. Cosa fare? Quando le rosse spariranno sarà meglio usare le carte per comprare a 0,99 centesimi di euro. Le conseguenze non sono solo per i consumatori finali, ma riguarda anche lo Stato e le sue casse, costantemente in affanno. Ammonta infatti a 4,5 centesimi di euro il costo a carico dello Stato per il conio di ogni moneta da 1 centesimo, mentre per quella da 2 si spendono 5,2 centesimi.

Il risparmio che si ottiene con lo stop del conio è invece pari a 20 milioni di euro. I soldi vanno al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato.

Ma l'economia è bloccata e c'è poco da sorridere

Ci sono alcune considerazioni in questo contesto. La mancata crescita dei consumi delle famiglie continua a rappresentare un tratto molto chiaro nonostante il reddito sia aumentato dell'1,3%. Secondo l'Istat gli italiani hanno ripreso a fare come le formiche, scegliendo la propensione al risparmio che però blocca l'economia. Come fa allora notare l'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori, se nel 2016, le famiglie italiane hanno speso quasi 11 miliardi e mezzo di euro per la spesa alimentare complessiva, partendo da un aumento medio dei prezzi dello 0,2% causato da un arrotondamento per eccesso (passando da 10,58 euro a 10,6 euro), si scopre che quella stessa spesa potrebbe aumentare di circa 23 milioni all'anno. Vale a dire il risparmio ottenuto dallo Stato non coniando i ramini.

Vale allora la pena - è la domanda che pone e si pone pubblicamente a commento di questa decisione - non produrre più queste monete? Ma la decisione è stata ormai assunta e più che auspicare una marcia indietro, appare più verosimile puntare a una strategia di controllo dei prezzi applicati dai commercianti così da scongiurare una insostenibile crescita verso l'alto.

Ultime Notizie