Mps, Padoan il pubblico per molto ci sarà. E depositi di un'altra banca chiusi temporaneamente

Padoan conferma ai sindacati che lo Stato resterà per anni in Mps. Ma nel frattempo il settore appare sempre agitato, con un provvedimento ad esempio, primo mi fatto in Italia, che entrerà nella storia

Mps, Padoan il pubblico per molto ci sar

Mps: Padoan, Stato resterà anni in banca


Mps riotrna al centro della scena e Padoa spiega durante un incontro con i sindacati che lo Stato rimarrà per lungo tempo. E in un'altra banca, per la prima volta in Italia, i conti correnti vengono bloccati e congelati. Un precedente non certo rassicurante.
 

La questione Mps è ancora al centro dell'attenzione, ma sono tutte le banche sia italiane che europee ad esserlo. E il settore è empre agitato.

Mps e Padoan

Non solo perché è ancora per qualche giorni ministro dell'Economia, ma anche perché è candidato proprio in quel collegio, ma la questione Monte dei Paschi di Siena non può che essere centrale nei discorsi di Pier Carlo Padoan. Ecco dunque che la sua ultima presa di posizione è la conferma della presenza dello Stato in uno degli istituti di credito più chiacchierati degli ultimi anni.

Nessun dubbio per Padoan, secondo cui non ci sarà alcun passo indietro, almeno nel breve periodo. Ma non si tratta di una presenza a tempo indeterminato perché, parole sue, l'obiettivo è mettere Mps in condizione di essere una banca che sta in piedi in modo profittevole per Siena e per l'Italia. E non è da mettere alcuno stravolgimento dell'attuale management, avendo Padoan pubblicamente manifestato la sua fiducia.

Poi bisogna naturalmente scoprire quale sarà l'esito delle elezioni e capire se ci sarà un cambio di guardia, ma questo è un altro aspetto.
L'occasione per fare il punto sulle prospettive per Mps da parte del governo uscente è arrivata dal più recente incontro elettorale del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan a Siena, a cui hanno partecipato anche esponenti delle organizzazioni sindacali. In ogni caso, il responsabile del Tesoro ha voluto far presente che si parla della questione da tempo e che indicare un numero di anni sulla durata della presenza dello Stato in Mps sarebbe sbagliato e controproducente per i mercati.

Conti correnti bloccati per la prima volta in una banca italiana

Si tratta di un provvedimento destinato a passare alla storia perché si tratta delle prima volta che una banca decide di bloccare i conti correnti dei propri clienti. È successo alla Banca Base di Catania per via del commissariamento dell'istituto di credito. In buona sostanza, ai clienti viene inibita la gestione per 30 giorni e il bancomat delle due filiali è adesso bloccato. Confedercontribuenti ha inviato una lettera a ministro dell'Economia, al direttorio e all'Unità gestione delle crisi della Banca d'Italia con la richiesta della revoca del provvedimento di sospensione dell'operatività dei correntisti. Secondo il presidente nazionale Carmelo Finocchiaro, la decisione è semplicemente ingiusta. A suo dire, non possono essere i clienti correntisti a pagare le conseguenze di responsabilità gestionali. Di conseguenza chiede che si proceda con immediatezza allo sblocco delle disponibilità finanziarie dei correntisti. Un mese per aziende e famiglie - riflette - costituisce un atto che ancora una volta Banca d'Italia fa nei confronti di coloro che non hanno alcuna responsabilità
Il presidente dell'associazione a difesa dei cittadini rileva che per le imprese è anche un discredito nei confronti dei fornitori che si vedono tornare indietro assegni con il rischio del blocco delle forniture. Una situazione che non è mai avvenuta in Italia per nessun altro commissariamento. Quale sarà la risposta del Ministero dell'Economia? Arriverà il decreto di sospensione di tutti i pagamenti dovuti all'Erario in questi trenta giorni, non essendoci alcuna responsabilità da parte dei contribuenti, clienti di Banca Base?

Srep, il confronto tra le banche più sicure e meno

Dai numeri non si scappa e se le banche italiane hanno superato i temuti esami Srep (Supervisory review and evaluation process) dell'autorità di vigilanza della Banca centrale europea significa che hanno certificato come il capital requirement richiesto sia più basso rispetto ai livelli di capitale primario - il cosiddetto Cet1 - reso noto dagli istituti di credito con la terza trimestrale. Succede perché la Vigilanza misura periodicamente i rischi a livello di singola banca. Si tratta del cosiddetto processo di revisione e valutazione prudenziale che assume quest'anno una particolare importanza perché con l'adozione di Ifrs9 sono in arrivo nuove svalutazioni di Npl (Non performing loans ovvero i crediti deteriorati) per chi ha eccesso di capitale.

L'Autorità bancaria europea ha precisato che tra le misure adottabili rientra la possibilità per l'autorità di vigilanza di avanzare ulteriori richieste di capitale sotto forma di capital guidance, che si posizionerebbe, nel cosiddetto stacking order, al di sopra dei requisiti di primo pilastro, di secondo pilastro e dei buffers. Il mancato rispetto di quest'ultima, pur non comportando l'applicazione delle misure di conservazione del capitale, lascia impregiudicati i poteri di intervento dell'autorità di vigilanza. Se c'è allora un dato da tenere in considarazione è la differenza tra il Cet1 effettivo e la capital guidance individuale.

  1. Popolare Sondrio: livello richiesto da Bce 8,375; livello raggiunto 11,59
  2. Ubi Banca: livello richiesto da Bce 8,625; livello raggiunto 11,65
  3. Banco Bpm: livello richiesto da Bce 8,875; livello raggiunto 12,58
  4. Intesa Sanpaolo: livello richiesto da Bce 8,145; livello raggiunto 13,00
  5. Credito Emiliano: livello richiesto da Bce 7,375; livello raggiunto 13,37
  6. UniCredit: livello richiesto da Bce 9,20; livello raggiunto 13,94
  7. Bper: livello richiesto da Bce 8,125; livello raggiunto 14,03
  8. Carige: livello richiesto da Bce 11,175; livello raggiunto 14,60

E c'è poi una seconda variabile da tenere fortemente in considerazione. Il cosiddetto addendum della Banca centrale europea sulla valutazione in bilancio dei non performing e il possibile ritorno del rischio-Italia in vista delle elezioni. L'appuntamento con le urne è stato ufficializzato e il conto alla rovescia che da qui a due mesi chiamerà gli italiani a scegliere i nuovi rappresenti è ufficialmente iniziato.

L'ambito di applicazione dello SREP comprende il quadro generale delle modalità seguite dall'autorità competente per tener conto del principio di proporzionalità. E poi la descrizione degli orientamenti dell'autorità competente sulla valutazione del rischio individuale, tra cui il quadro generale del processo di valutazione del rischio, il quadro generale delle modalità seguite dall'autorità competente per tener conto del principio di proporzionalità nel valutare i rischi individuali, il quadro generale dei criteri utilizzati dall'autorità competente e della metodologia di assegnazione del punteggio da essa applicata per la valutazione dei rischi individuali.

L'analisi di Moody's per le banche europee

Secondo un'analisi della Banca d'Italia le banche europee hanno in pancia ancora titoli tossici per 6800 miliardi, ovvero quei titoli illiquidi iscritti a bilancio che non hanno un valore reale e su cui spesso gli istituti giocano sul valore per far quadrare i bilanci. Si tratta di una cifra enorme, ben più grande dei 549 miliardi precedentemente stimati da Moody's.

La stessa Banca d'Italia, spiega, che gli istituti sono incentivati a utilizzare questa discrezionalità a proprio vantaggio ed è per questo motivo che prima di scegliere una banca sarebbe il caso di valutare maggiormente i titoli tossici piuttosto che quelli detoriati molto meno pericolosi.

Attenzione: ci sono cinque grandi istituti bancari che hanno in pancia 549 miliardi di titoli tossici. Una cifra eccessiva a dimostrazione della delicatezza della questione e della necessità di tenere alto il livello di monitoraggio. A rivelare la situazione ovvero a rendere pubblici i nomi degli istituti che non hanno smaltito gli asset illiquidi, eredità del 2007, è stata la società di ricerca di ricerca e finanza Moody's. Il problema della loro esistenza è duplice. Da una parte paralizzano capitale e dall'altra rappresentano fonte di perdita per le banche. Stando alle stime effettuate, solo questi cinque istituti di credito ne accumulate per tre miliardi di dollari nei primi sei mesi di quest'anno. E si tratta di numeri migliori rispetto a quelli esibiti solo fino a pochissimi anni fa.

Banche meno sicure: cinque a rischio

Ecco allora che secondo Moody's, dopo 10 anni il fardello resta pesante

  1. Royal Bank of Scotland (Regno Unito)
  2. Barclays (Regno Unito)
  3. Credit Suisse (Svizzera)
  4. Ubs (Svizzera)
  5. Deutsche Bank (Germania)

Nonostante le vendite, il valore a bilancio è pari a 549 miliardi. Le perdite dal 2011 ovvero il costo per le cinque banche dalla cessione dei legacy assets è invece di 132 miliardi. Le perdite da asset tossici nell'ultimo anno sono invece pari a 10 miliardi.

Intervento da 90 milioni per salvare tre casse

Dall'Europa a casa nostra, per salvare le casse di risparmio di Rimini, Cesena e San Miniato, il Fondo interbancario di tutela dei depositi ha deciso di spendere altri 90 milioni di euro. Ormai, per raggiungere l'obiettivo manca qualche centinaio di milioni. Ci sono quindi buone possibilità che si riesca a chiudere il cerchio entro il 15 settembre, termine fissato da Credit Agricole CariParma per vedere realizzate le condizioni poste per acquisire le tre banche. Prima fra tutte, la pulizia dai complessivi 1,3 miliardi di crediti deteriorati netti. Lo Schema volontario di intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi gioca un doppio ruolo, intervenendo sia nella cartolarizzazione degli npl, sia nella ricapitalizzazione delle tre casse.

Secondo il progetto di salvataggio, da una parte si accollerà la tranche junior dei crediti deteriorati, per poco più di 200 milioni di euro, dall'altra parteciperà all'aumento di capitale delle casse di risparmio di San Miniato e di Rimini che, altrimenti, rischiano di scendere a livelli patrimoniali da allarme. In questi due tipi di operazione, lo Schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi investirà gran parte dei 795 milioni a disposizione. Ma quali sono le banche maggiormente a rischio per via delle sofferenze. C'è una lunga lista che circola da tempo e ha fatto la sua comparsa sui principali media di settore.

A sfogliarlo con attenzione viene fuori che include

  1. Banca di Teramo di Credito Cooperativo
  2. Cassa di Risparmio di Cesena
  3. Unipol Banca
  4. Banca Atestina di Credito Cooperativo
  5. Banca di Pistoia - Credito Cooperativo
  6. Credito Salernitano - Banca Popolare della Provincia di Salerno
  7. Banca Monte dei Paschi di Siena
  8. Banca di Credito Cooperativo "Sen. Pietro Grammatico" - Paceco
  9. Cassa Rurale Valli di Primiero e Vanoi
  10. Cassa Rurale della Valle dei Laghi
  11. Cassa di Risparmio di San Miniato
  12. Cassa Rurale Mori-Brentonico-Val di Gresta
  13. Veneto Banca
  14. Cassa Rurale di Rovereto
  15. Banca Carim - Cassa di Risparmio di Rimini
  16. Banca di Credito Cooperativo di Castel Goffredo
  17. Banca per lo Sviluppo della Cooperazione di Credito
  18. Bancasciano Credito Cooperativo
  19. Banco Popolare
  20. Banca Popolare di Vicenza
  21. Banca di Credito Cooperativo del Veneziano
  22. Banca di Credito Cooperativo di Recanati e Colmurano
  23. Banca del Fucino
  24. Banca di Filottrano - Credito Cooperativo di Filottrano e di Camerano

Gli indici patrimoniali valutati nell'identificazione delle banche più sicure e quelle a rischio fallimento sono Cet 1 (Common equity tier 1), Tier1 e Total capital ratio. Il primo è il capitale primario di classe 1. Il secondo è il capitale allargato: comprende il Cet1 più le azioni di risparmio e altri strumenti di capitalizzazione. Il terzo è il totale fondi propri, l'insieme di tutto il patrimonio.







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di Luigi Mannini pubblicato il