Ospedali controllati dalla mafia, racconto di un infiltrato spiega tante verità

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Ospedali controllati dalla mafia, raccon

Così la mafia controlla gli ospedali

Proprio nella capacità di inserirsi nei meccanismi quotidiani che la criminalità organizzata trova la sua forza di condizionamento. Pronto soccorso punto nevralgico.

Basta poco per scoprire i motivi per cui il comparto sanità faccia gola alla criminalità ed è a grande quantità di soldi che circola. Basti vedere che in tantissime regione è la principale voce di spesa e i tentativi di contenerla, anche razionalizzando le strutture esistenti ed eliminando gli ospedali doppioni ovvero quelli che si trovano a poca distanza l'uno dall'altro e punti di riferimenti per territori sempre più spopolati, sono andati quasi tutti a vuoto.

Ecco allora che diventa quasi inevitabile il potere di attrazione per la criminalità organizzata, ma a stupire non è l'avvicinamento quanto piuttosto la pervasività. Come rivelano le confessioni di collaboratori di giustizia, uomini della criminalità finiscono per occupare ruoli chiave. Non tanto e non solo quelli di dirigente di di una struttura sanitaria, quanto quelli altrettanto preziosi ma meno esposti come caposala o infermiere.

Il collaboratore di giustizia: così la mafia controlla gli ospedali

Proprio nella capacità di inserirsi nei meccanismi quotidiani che la criminalità organizzata trova la sua forza di condizionamento. Come sembra emergere con chiarezza dai racconto di un collaboratore di giustizia che ha svelato le trame oscure del San Giovanni Bosco di Napoli.

Stando al suo racconto, parte integrante di una inchiesta della procura partenopea, il potere di condizionamento della malavita era arrivato a tal punto che era diventa un gioco da ragazzi procurarsi falsi certificati medici per truffare le società di assicurazione con il sistema dei falsi incidenti così come saltare (o far saltare ad amici e conoscenti) le liste d'attese per visite ed analisi, ottenere farmaci senza pagare, speculare sulle ambulanze utilizzate per il trasporto con i cadaveri a casa. Racconta perfino di accordi con esponenti sindacali per indirizzare le decisioni della direzione sanitaria.

Il cuore del business illecito sarebbe stato il pronto soccorso perché è da qui che accertavano falsi incidenti o si producevano referti utilizzati per finalità illecite. Senza dimenticare gli affari senza fine della gestione delle ambulanze, controllate da una ditta privata vicino ai clan.

Dirigenti sanitari e clan: quale rapporto

E a proposito, come si comportavano i dirigenti? Dal racconto emerge la difficoltà nel gestire la situazione perché, parole del collaboratore di giustizia, "i direttori sanitari sono sempre stati a disposizione del clan e pronti ad accettarne le imposizioni, anche perché altrimenti rischiavano". Anche se non affiliati e senza aver stretto alcun patto con la criminalità organizzata, sono in qualche modo obbligati a piegare la testa perché il livello di pervasività del sistema avrebbe raggiunto un punto tale da impedire una forma concreta di reazione.

Non solo, ma perfino alcuni medici - sempre sulla base del racconto al vaglio della procura di Napoli - "erano proprio dalla nostra parte" e altri avevano "prestato la loro opera per feriti d'arma da fuoco del clan che non dovevano passare in ospedale".

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