Pavia, scoperta zecca clandestina: coniava monete di 50 centesimi euro

Non inganni che si tratti di spiccioli perché la base era pronta a realizzare 2.000 pezzi al giorno con un giro d'affari in grado di generare semplice da calcolare.

Pavia, scoperta zecca clandestina: conia

2.000 monete da 50 centesimi di euro


Questa volta non c'è alcune film di Totò di mezzo perché la scoperta di una zecca clandestina è tutto vero. In grado di coniare monete da 50 centesimi di euro, era perfettamente organizzata. E non inganni che si tratti di spiccioli perché la base era pronta a realizzare 2.000 pezzi al giorno. Con una semplice moltiplicazione è facile rendersi conto del giro d'affari in grado di generare. Per i carabinieri del comando provinciale di Pavia è stato inevitabile far girare le manette attorno ai polsi di tre persone che operavano in una struttura abbandonata vicino a Villanterio, lontano da occhi e orecchie indiscrete, ma non sufficienti per sfuggire al controllo fatale.

2.000 monete da 50 centesimi di euro al giorno

A far scattare i controlli sono state le segnalazioni di attività illecite nella zona. A quel punto gli uomini dell'Antifalsificazione Monetaria di Roma si sono attivati incrociando i dati con il database delle ispezioni hanno scoperto la presenza di persone, già con precedenti penali per la produzione e commercializzazione di monete contraffatte e abili nell'ambito della metallurgia o della meccanica. Il reparto specializzato nel contrasto al traffico di valuta falsa, considerato dalla Banca centrale europea riferimento per l'antifalsificazione monetaria, ha fatto allora presto ad arrivare alle conclusioni ovvero alla presenza di una zecca clandestina.

Non solo i macchinari, i carabinieri hanno sequestrato anche più di 250 monete che, stando alla prima ricostruzione dei fatti, erano campioni per testare la capacità produttiva e la qualità della copia. Sembra che l'attività della zecca clandestina sia stata stroncata sul nascere ovvero era ancora nelle fasi iniziali con la produzione effettuata intorno a qualche migliaio di monete vendute a circa il 50% del loro valore nominale. Per gli inquirenti il macchinario utilizzato dai falsari avrebbe consentito di coniare circa 2.000 monete al giorno, destinate a commercianti complici nelle province italiane ed estere, che le avrebbero reimmesse in circolazione.