Italia, boom alimenti falsi e taroccati. Firme raccolte da Coldiretti

Il mercato della falsificazione dei prodotti made in Emilia Romagna ha superato gli otto miliardi nel comparto agroalimentare. Che diventano sessanta se si prende in esame il territorio nazionale

Italia, boom alimenti falsi e taroccati.

La Coldiretti lancia l'hashtag #STOPCIBOFALSO e una petizione contro la contraffazione alimentare. Che potrebbe mettere a rischio migliaia di posti di lavoro


Continua ad aumentare sosta, il cibo falso e taroccato che arriva sulle nostre false e per dire asta proprio al cibo falso parte una petizione della Coldiretti.

Uno dei nemici più pericolosi per un paese come l’Italia, celebre nel mondo oltre che per il suo patrimonio artistico-culturale e paesaggistico, anche per la bontà del comparto gastronomico, è quella della contraffazione alimentare. Nel mondo globalizzato di oggi è proprio la salvaguardia delle specificità territoriali a rappresentare un valore aggiunto decisivo per il buon andamento dell’economia e il rischio di falsificazione, sempre in agguato, è un baco capace di svuotare dall’interno ogni possibilità di sviluppo.

Proprio per questo la petizione popolare lanciata da Coldiretti con l’hashtag #STOPCIBOFALSO vuole mettere l’accento sul ruolo nefasto della contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari dell’Emilia Romagna. Anche per quanto riguarda l’occupazione visto che sono circa trentamila i posti di lavoro a rischio.

Petizione popolare di Coldiretti

Questo è quanto emerso dalla mostra nella quale vengono messi in bella mostra i prodotti che imitano i piatti e gli alimenti della cucina emiliano romagnola. Una mostra che sta alla base della petizione popolare realizzata da Coldiretti Emilia Romagna nell’ambito di una mobilitazione a sostegno della petizione # STOPCIBOFALSO con l’intenzione di spingere la pachidermica Unione Europea a prendere provvedimenti seri in tal senso. Come quello di rendere obbligatoria l’indicazione di origine degli alimenti. L’allarme è contenuto nelle cifre stesse.

Il mercato della falsificazione dei prodotti del made in Emilia Romagna ha superato ormai gli otto miliardi di euro nel comparto agroalimentare. Che diventano sessanta se si prende in esame il territorio nazionale. Basta questo a spiegare come la lotta alle contraffazioni sia diventata ormai una vera e propria priorità per salvaguardare un’intera economia e i posti di lavoro annessi. Bolognese salsa prodotta in Estonia, Mortadela siciliana prodotta in Romania, Parmesan cheese crystal farms - aged 100% natural grated prodotto negli Stati Uniti, Parma salami Genova prodotto in Messico o il Grana Pampeano argentino sono alcuni esempi di contraffazione.

#STOPCIBOFALSO

L’hashtag #STOPCIBOFALSO è stato dunque coniato per sensibilizzare la popolazione sulla pericolosità della contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari tipici dell’Emilia Romagna e per invitare tutti i consumatori ad aderire alla petizione popolare di Coldiretti. Un modo per combattere l’inganno globale che causa danni economici e di immagine alle produzioni dell’Emilia Romagna e dell’Italia in generale. La raccolta firme è indirizzata al Presidente del Parlamento Europeo e proseguirà fino alla fine di aprile in tutti i mercati, nelle botteghe e negli agriturismi di Campagna Amica.

Un cibo su quattro è taroccato e falsi nei supermercati

Da oggi in poi quando di utilizza la parola fake il richiamo non deve andare solo alle notize, ma anche ai cibi. Proprio così: fake food. Con questa espressione si indicano gli elementi taroccati. Stando all'analisi Coldiretti, un cibo su quattro è tarocco. Certo, spopola il made in Italy (o forse proprio per questo), ma aumenta il rischio fake. La mancanza dell'obbligo di indicare l'origine degli ingredienti è alla base dei rischi per varie tipologie di prodotti e anche fare la spesa al supermercato non è poi un'operazione così semplice e scontata. Inevitabile allora che l'associazione dei consumatori facesse scattare la petizione "Stop al cibo falso" contro gli inganni alimentari e che stilasse una vera e propria blacklist. La raccolta di firme si pone l'obiettivo di estendere a livello europeo l'obbligo di indicare l'origine in etichetta a tutti gli alimenti.

L'Italia, insieme a Francia, Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania e Romania, ha già adottato decreti nazionali per rendere più chiara l'etichetta in alcuni prodotti come latte e derivati, grano nella pasta e riso. Ma evidentemente c'è ancora molto da fare. Dai salumi, ai succhi di frutta, dai sottoli alle insalate in busta, dalle marmellate fino al latte in polvere per l'infanzia un prodotto su quattro non riporta la provenienza. E spesso viene sfruttata l'italianità a sproposito, con il tricolore usato come specchietto per le allodole. L'allarme lanciato da Coldiretti che insieme a Campagna Amica promuove la petizione #stopcibofalso contro gli inganni del falso made in Italy.

La mobilitazione popolare, che si può sottoscrivere online sui siti delle sue associazioni, chiede all'Europa di fermare il cibo falso, tutelare l'agricoltura e l'economia italiana, proteggere la salute. Nonostante i passi in avanti permangono ancora ampie zone d'ombra e ogni giorno rischiano di finire nel piatto alimenti di bassa qualità e di origine incerta: dal caso del latte in polvere alla salmonella alla carne di cavallo spacciata per vitello nei ragù, dai prosciutti ottenuti da maiali olandesi alimentati con mangimi alla diossina fino al succo di arance brasiliane trattate con il carbendazim, un pesticida vietato in Europa.

Due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati all'estero senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta dove non è ancora obbligatorio indicare l'origine, come avviene anche per il fiume di 200 milioni di chili di succo di arancia straniero che valica le frontiere e finisce nelle bevande all'insaputa dei consumatori perché in etichetta viene segnalato solo il luogo di confezionamento.

Nuove etichette per gli alimenti

Da parte sua, il ministro delle Politiche agricole ha ribadito l'impegno per una normativa europea più forte per garantire massima informazione trasparente ai cittadini. L'indicazione in etichetta - fa notare Coldiretti - permette anche di contrastare quelle imitazioni, di rafforzare la lotta alle agromafie e di difendersi dalle grandi multinazionali del cibo che hanno interesse a nascondere l'origine delle materie prime.