Bollette e carburanti forti rincari in arrivo ancora e il greggio ritorna quasi ai massimi

Il petrolio potrebbe salire a 100 dollari secondo numerose previsioni. E le conseguenze assai gravi sarebbero molteplici per tutti e per tanti aspetti.

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Ecco chi vince e chi perde con il petrolio a 100 dollari


Preoccupazioni per un aumetno di costi a partire da Gennaio certamente, ma forse anche prima, visto che per le bollette è previst l'inserimento dei costi che finora erano stati congelati e sempre per legge i carburanti avranno tre rialzi già decisi se non saranno bloccati. E il tutto potrebbe peggiorare con il petrolio vicino ai 100 dollari.
 

Un livello che fa paura ai consumatori italiani, per i quali torna l'incubo del caro carburante. Ma anche alle società di Piazza Affari, che solo in parte beneficeranno di un'impennata dei prezzi, oil company comprese. Non vale, infatti, in assoluto il binomio più è alto il prezzo dell'oro nero e più le società di settore guadagnano. Anche qui esiste una sorta di equilibrio.

Le previsioni a 100 dollari, i motivi

Il petrolio sembra indirizzato a toccare i 100 dollari e questo non può che creare preoccupazioni sia a livello di dei consumatori italiani per il rialzo dei costi dei carburanti, ma anche per le società di Piazza Affari, comprese quelle che si occupano di petrolio stesso. Anche per loro, infatti, se c'è u rialzo troppo fore le cose vanno male come ha già spiegato l'amministratore delegato di Eni De Scalzi, in quanto con un petrolio a 100 dollari le aziende tornerebbero al carbone e ci sarebbe un aumento generalizzato dei costi per utti i prodotti che farebbe male sia ai cittadini che all'economia in generale e quindi a queste stesse aziende.

Al momento il petrolio è a 75 dollari e il brent quota 85 dollari e molti analisti prevedono un rialzo almeno ancora fino a 100 dollari come Morgan Stanley e Bank of America. E alcuni anche peggio, ma questo nel lungo periodo.

Tutto fa pensare ad un ritorno della crisi nel 2008, quando poi ci fu una crisi ben più ampia con i Paesi emergenti ad essere l'anallo debole che trascinerebbe tutta l'economia mondiale al ribasso.

Al momento, spiegano gli esperti, rispetto alla domanda, mancano 500 barlini al giorno dalla produzione mondiale, ma i limiti imposti all'Ira potrebbero far salire questa richiesta a ben 700 barili.

L'Opec al momento ha rifiutato di ababssare i prezzi o di aumnetare la produzione, nonostante le richiete degli Usa e di Trum stesso, e tra i membri alcuni fondamentali come l'Arabia Saudita vogliono tenere la stessa linea attuale

Le conseguenze

La benzina a questo punto e con essa il diesel potrebbe salire facilmente a 2 euro a litro, anche perchè non c'è solo la questione del rialzo del prezzo del petrolio, ma anche degli aumenti stabiliti per legge dalla Commissione dedicata. Tre rialzi a partire da inizio 2019, che al momento non sono assolutamente stati presi in considerazione nel Def

E con esso ci sarebbe un rialzo di luce e gas, con le bollette già alte e così aumentano l'energia e i costid el carburante di tutti i prodotti, essendo un chiaro rialzo dei prezzi della produzione e del trasporto.

Per quanto riguarda le società quotate in Borsa, gli analisi, prevedono che Eni, Teneris potranno andare bene solo se il petrolio rimarrà sotto i 100 dolari. STeso discorso per chi si occupa di raffinazione come Saras, ma anche Alitalia andrebbe ancora più in difficioltà pe un costo alto del carburante. Un rialzo beneficierebbe le società che si occupano di energia alternativa ovvero di Terni Energia., Enel, Er, Alerion, Kr Enery, Actelios di tutte quelle che si occupano di rinnovabili. 

E il petrolio potrebbe salire ancora di più

In arrivo il più grande shock di offerta nella storia. Coinvolgono il fondo di investimento del petrolio, il cui prezzo per barile potrebbe approdare a 300 dollari. A sostenerlo è Pierre Andurand, uno dei gestori di hedge fund del settore petrolifero. I motivi sono diversi, ma comunque tutti riconducibile alla poca disponibilità delle società energetiche a investire in progetti per la produzione della materia prima. La sua è una posizione singolare: spiega che il costo di 100 dollari al barile non significa affatto colpire mortalmente l'economia. Tutt'altro perché a suo dire si avverte il bisogno di prezzi sopra questa soglia per incoraggiare investimenti sufficienti al di fuori degli Stati Uniti. Si tratta di stime (o comunque di auspici) decisamente elevate, considerato che la previsione del ministro del petrolio saudita Khalid Al-Falih è ben più contenuta: 75 dollari al barile.

La sequenza di post pubblicati sul suo account Twitter (poi cancellati) è utile per completare il pensiero dell'investitore francese a capo di Andurand Capital Management. La sua previsione è legata ai margini di risalita dei prezzi al declino degli investimenti di lungo periodo da parte delle compagnie energetiche. E fin qui nulla di nuovo perché è un punto di vista in linea con quelli di altri gestori di hedge fund del settore petrolifero. Il punto decisivo, secondo Pierre Andurand, è un altro: questo cambio di rotta sarebbe da attribuire in prima battuta ai timori sull'impatto che la transizione verso le auto elettriche avrà sulla domanda di petrolio. E il tutto ricordando che solo pochi giorni fa, il prezzo per barile di petrolio Brent ha superato i 75 dollari per la prima volta dal 26 novembre di quattro anni fa.

E bollette ancora più care a gennaio

Non c'è nulla da fare perché se c'è qualcosa che caratterizza le bollette pagate dagli italiani è il costante aumento dei costi. Il trend è ben chiaro e spunta sempre una nuova motivazione per piccole e grandi stangate. Come quella svelata adesso da Stefano Besseghini in audizione in Parlamento. Stiamo parlando del presidente dell'Autorità per l'energia che ha rivelato come dal mese di gennaio saranno recuperati i costi nascosti. Di cosa si tratta? Molto semplicemente con la prossima revisione delle tariffe le famiglie italiane inizieranno a pagare per gli oneri che sono stati congelati negli ultimi sei mesi per contenere i rincari dei prezzi delle materie prime.

C'è solo un aspetto positivo che, almeno temporaneamente, compenserà l'aggravio dell'impegno di spesa per le bollette di gas e luce. Se allora dal mese di gennaio del prossimo anno scatteranno gli oneri bloccati da giugno scorso a oggi per non far gravare sulle tasche degli italiani gli aumenti, il provvedimento diventerà esecutivo insieme alla riduzione (almeno una volta) dei prezzi che finirà per annullare - in parte o del tutto - la più alta voce di spesa. Tanto per intenderci, il giro di affari a cui si fa riferimento è pari a 2 miliardi di euro.

A dirla tutta, Besseghini - nel ribadire le ragioni dei consistenti aumenti delle tariffe per la fornitura di elettricità e gas naturale e difendere le scelte effettuate negli ultimi mesi - invita a mantenere un atteggiamento di ottimismo perché non esclude la possibilità di utilizzare eventuali congiunture positive nel 2019 per accorciarne la durata, senza gravare in maniera eccessiva sull'andamento della spesa per il servizio. Non resta che attendere, anche perché non è affatto da escludere - come sembra trapelare in queste ore - che il governo possa intervenire in maniera diretta sulla questione consumi energetici con provvedimenti per favorire la diffusione delle rinnovabili e di forme alternative di approvvigionamento di energia.

Carburanti forti rialzi

Si prospettano tempi durissimi per gli automobilisti italiani. Tempi da incubo per le tasche, paragonabili a quegli anni in cui il prezzo del rifornimento era schizzato alle stelle. Due euro per ogni litro di benzina, tanto per intenderci. E non solo quel biennio critico non è ancora terminato, ma potrebbe rinnovarsi. E le ragioni sarebbero più di un anno. Al classico maggiore costo del petrolio, continuo spauracchio che mette costantemente in discussione tutte le buone intenzioni, si aggiungono altri rischi. Si va da quello dell'introduzione di nuove accise per fronteggiare le nuove emergenza e la cronica carenza di disponibilità economica nelle casse statali, fino ad arrivare allo scandalo delle emissioni. Perché tra le conseguenze che ha portato con sé in Italia c'è l'abbandono graduale delle auto alimentate a diesel in favore di quelle spinte a benzina.

In realtà, l'aumento del costo della benzina viene considerato praticamente certo sulla base di quattro question time in commissione Finanze alla Camera su taglio di accise sui carburanti, scadenza per l'invio dei dati delle liquidazioni Iva del secondo trimestre 2018, estensione temporale della compensazione tra crediti pubblica amministrazione e debiti iscritti a ruolo, risoluzione del problema delle perdite nel regime di cassa. Ma è naturalmente quello relativo al taglio di accise sui carburanti a interessare in questo momento. Dalle risposte emerge come l'aumento non sia un'opzione ma una certezza.

E c'è una ragione bene precisa: il decreto approvato esattamente quattro anni fa che sancisce accise più alte per finanziare il cosiddetto Aiuto alla crescita economica (Ace). Il rincaro è stato insomma già programmato al netto di eventuali tagli. La difficoltà - sempre che l'esecutivo sia intenzionato ad affrontarla - risiede adesso nella cancellazione degli aumenti già programmati.