Piccola azienda italiana batte la Nestlé. Davide contro Golia, ecco cosa è successo

di Chiara Compagnucci pubblicato il

Ad avere proposto ricorso contro il gigante Nestlé è stata la piemontese Bisio Progetti. La ragione? Presunta contraffazione di brevetti di capsule del caffè.

Piccola azienda italiana batte la Nestlé

Battaglia sulle capsule del caffè

Questo è davvero la classica vicenda in cui il piccolo Davide sconfigge il gigante Golia. Da una parte c'è infatti l'azienda italiana Bisio Progetti, conosciuta solo dagli addetti del settore, e dall'altra c'è la multinazionale Nestlé, una delle forze commerciali più grandi del mondo. Oggetto del contendere di questa battaglia è stata la produzione di capsule per caffè.

Non un prodotto qualunque, ma quelle compatibili con il sistema Dolce Gusto ovvero quelle Nestlé. La torta del business è evidentemente allettante, considerando che in gioco c'è la realizzazione di 5 miliardi di pezzi all'anno da distribuire in decine di Paesi di tutto il mondo, tra cui l'Italia. Considerata l'impossibilità di raggiungere un accordo, la piemontese Bisio Progetti e la svizzera Nestlé sono finite davanti a un giudice per dirimere la questione ovvero consentire o bloccare la produzione delle capsule di caffè. E dopo tre anni è arrivata l'attesa decisione.

Battaglia sulle capsule del caffè

Ad avere proposto ricorso contro il gigante Nestlé è stata proprio la piemontese Bisio Progetti. La ragione? Per quello che i legali considerano un accertamento negativo della contraffazione dei brevetti. Si tratta di un modo utile per le imprese, argomentano gli avvocati, per superare situazioni di incertezza sulla legittimità dei prodotti così da pianificare correttamente la produzione ed evitare contestazioni future e possibili attacchi giudiziari. A pronunciarsi è stata chiamata la Sezione Specializzata in Materia di Impresa del Tribunale di Milano.

A detta dei principi del foro, le capsule per caffè e bevande solubili prodotte e vendute da Bisio Progetti, supportate dal sistema Dolce Gusto di Nestlé, non sono una contraffazione dei brevetti di Nestlé sulle capsule Dolce Gusto. E c'è appunto da convincere i giudici perché secondo la multinazionale svizzera le cose sono veramente così come temute dalla società italiana.

La decisione finale sulla violazione dei brevetti Nestlé

Solo al termine di una lungo dibattimento con tanto di perizie tecniche e coinvolgimento di perizie di parte, il collegio giudicante si pronuncia in favore della società italiana. Ma si tratta solo di uno step in un percorso giudiziario più lungo per l'accertamento della presunta violazione dei brevetti Nestlé. Ma anche i giudici (Claudio Marangoni, Anna Bellesi e Pier Luigi Perrotti del Tribunale di Milano) a cui l'azienda svizzera si era appellata conferma la decisione precedente e sancisce una volta per tutte il comportamento corretto della Bisio Progetti.

Che poi tanto piccola non è, considerando il fatturato da 59 milioni di euro e i circa 200 dipendenti che lavorano tutti i giorni. Definirla Davide è corretto solo in confronto al gigante Golia rappresentato dalla Nestlé perché l'azienda di Alessandria è poi parte del gruppo industriale Guala, specializzato nello stampaggio a iniezione di materie plastiche in ambito farmaceutico, medicale cosmetico e alimentare. Di certo non l'ultima arrivata e adesso con una grana Nestlé in meno da affrontare.

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