Poste, nuovi servizi pagamenti PosteMobile. E intesa Gdf su controllo conti, multe, evasione

L'altro punto strategico da non perdere di vista è che PosteMobile non intende rinunciare alla sua attività di player nel campo della telefonia.

Poste, nuovi servizi pagamenti PosteMobi

PosteMobile, pagamenti con lo smartphone innovativi


PosteMobile continua ad espandere i suoi servizi e ha chiesto di ventar e Istituto di moneta Elettrica e avviare una serie di servizi di pagamento su cellulari e smartphone. Dall'altra sigla una intesa importante con la Guardia di Finanza per accentuare controlli su frodi online ed evasione fiscale
 

Nell'ottica della diversificazione dei servizi, ecco che Poste punta a diventare un intermediario specializzato in transazioni online, oltre che operatore di virtuale di telefonia. E la dimostrazione più chiara della riorganizzazione è arrivata adesso con il via libera ai pagamenti con lo smartphone, al pari di altri player già da tempo presenti sul mercato. Ecco allora che con l'opzione dei pagamenti in moneta elettronica sui cellulari si aprono prospettive differenti. Come quella dell'integrazione delle attività dei sistemi di pagamento, di monetica e digital banking, così da proporre agli utenti un solo canale di offerta. L'altra novità in casa Poste Italiane è l'avvio del percorso per la nascita dell'Istituto di Moneta Elettronica (IMEL) attraverso il passaggio delle relative attività alla società controllata PosteMobile.

Autorizzazione come Istituto di Moneta Elettronica

A tracciare la rotta ci ha naturalmente pensato il cda di Poste Italiane, che ha reso noto come lo svincolo dal Patrimonio BancoPosta di beni e rapporti giuridici in parte destinati a confluire in un patrimonio destinato alla monetica e ai servizi di pagamento che si intende costituire nell'ambito della controllata PosteMobile. Tradotto in termini pratici, significa che la creazione di un intermediario specializzato in ambito pagamenti, mobile e digitale è lo strumento individuato per perseguire gli obiettivi di sviluppo nel comparto e di rafforzare il modello di servizio nei confronti della clientela retail, business e pubblica amministrazione.

Dopo la presentazione della domanda alla Banca d'Italia e incassate le necessarie autorizzazioni, il Consiglio di amministrazione propone allora la costituzione di un patrimonio dedicato alla monetica e ai servizi di pagamento, tramite il quale la stessa PosteMobile sia in grado operare quale Istituto di Moneta Elettronica, mantenendo comunque le attività in corso di operatore mobile virtuale. Il quadro è destinato a diventare sempre più chiaro o comunque a completarsi nell'arco di poche settimane, quando l'amministratore delegato svelerà tutte le carte con l'attesa presentazione del Piano, le cui prime anticipazioni sono già trapelate. Come quella, appunto, di allargare al massimo il ventaglio delle opportunità ovvero le aree di business.

Rimane in piedi l'operatore virtuale

L'altro punto strategico da non perdere di vista è che PosteMobile non intende rinunciare alla sua attività di player nel campo della telefonia. A distanza di 10 anni dalla sua costituzione intende andare avanti nel percorso di offerta di servizi di telefonia cellulare e fissa, e connessione ad Internet in mobilità sia sul segmento consumer e sia su quello business. In fin dei conti può contare su patrimonio di 3,7 milioni di clienti, naturalmente da migliorare. Senza contare che sotto l'ombrello di PosteMobile finiscono anche servizi di m-payment, di m-banking e di mobile commerce, basati sull'integrazione della scheda SIM con i tanti e diversificati strumenti di pagamento BancoPosta.

Poste accordo con la Guardia di Finanza

Contrasto all'evasione, all'elusione e alle frodi fiscali. È l'obiettivo di un protocollo di intesa firmato dall'amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, e dal comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi. L'obiettivo è presto detto: rafforzare il contrasto agli illeciti in materia di spesa pubblica, alla criminalità economica e finanziaria e al riciclaggio, ma anche alla falsificazione e alle frodi sui sistemi di pagamento. Obiettivi ambiziosi rispetto ai quali Poste Italiane mette a disposizione delle Fiamme gialle il proprio patrimonio informatico anche per l'accertamento e la tutela dell’identità digitale del cittadino, costituendo una task force per lo studio dei nuovi scenari criminali. Il canale di comunicazione via web è rappresentato dalla Identity Check per la segnalazione di informazioni rilevanti per prevenire e reprimere le frodi, ma anche l'evasione fiscale attravrso ad esempio conti correnti Postali o servizi come Postepay.

A completamento delle iniziative che bollono in pentola e a dimostrazione di come la società di Del Fante stia cambiando pelle, Poste Italiane mette in rete i contratti con i fornitori, con il dettaglio di durata, costi e aggiudicatari. L'iniziativa avviata ieri (in rete la finestra "Contratti Aperti e Trasparenti") punta a rendere trasparente la gestione degli appalti e dei subappalti fatti dall'azienda. In qualche modo si tratta di un tassello ulteriore del complesso mosaico che comprende anche l'intesa raggiunta con le Fiammme gialle per contrastare l'evasione. Il punto di riferimento è il sito delle Poste Italiane (non a caso tra quelli più presi di mira da hacker e malintenzionati, poiché ospita i dati relativi al 2017: in tutto i contratti sono 303 per un valore di 532 milioni di euro.

A spulciare più a fondo tra le tante informazioni presente nella piattaforma web, viene fuori come tra i contratti freschi di stipula ci sia una consulenza da 3,5 milioni di euro a Prometeia per la manutenzione evolutiva dei servizi finanziari, una da 530.000 euro a Ernst & Young per la fidelizzazione dei clienti del Bancoposta. Volendo entrare nel dettaglio degli ambito merceologici, i 279 contratti sono così suddivisi:

  1. ICT 31 contratti per un importo di 196,94 milioni di euro
  2. Servizi Immobiliari 27 contratti per un importo di 78,47 milioni di euro
  3. Lavori Immobiliari 180 contratti per un importo di 72,59 milioni di euro
  4. Servizi Finanziari Bancoposta 5 contratti per un importo di 7,61 milioni di euro
  5. Logistica 23 contratti per un importo di 34,85 milioni di euro
  6. Servizi Generali 3 contratti per un importo di 8,62 milioni di euro
  7. Tecnologie Postali 1 contratto per un importo di 8,30 milioni di euro
  8. Altro 9 contratti per un importo di 34,90 milioni di euro

A detta del direttore della divisione Corporate Affairs di Poste, Giuseppe Lasco, si tratta di uno strumento per accrescere in tutta la filiera economica del gruppo la cultura della legalità. Il tutto è comunque da inquadrare alla luce dell'accordo con la Guardia di finanza per collaborare nel contrasto all'evasione, all'elusione e alle frodi.

Riscossione multe più severe anche con Poste

C'è un problema di fondo che riguarda le multe in Italia ed è quello della riscossione di quanto richiesto ai contribuenti. La conseguenza, come fa notare il direttore dell'Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini, è che le multe si trasforma in cartelle esattoriale ovvero in sanzioni e interessi aggiuntivi da corrispondere da parte dei contribuenti. Tuttavia c'è un aspetto che mette al centro dei suoi ragionamenti e che rappresenta la linea di indirizzo per il futuro: gli inviti al pagamento che consentono di mettersi volontariamente in regola con il fisco sono efficaci e rappresentano uno strumento da migliorare, ma comunque su cui insistere. Questo almeno in via ufficiale, perché poi le Entrate hanno intenzione di seguire un'altra strada e passa da interventi di riscossione iper veloci senza perdite di tempo.

Tempi rapidi per riscuotere sanzioni e uso ganasce fisiche e fiscali

Stando alle regole che cambiano, si prospetta vita dura per gli automobilisti indisciplinati. Le multe ricevute per violazione del codice della strada - un parcheggio in area vietata o lo sforamento dei limiti di velocità su una strada extraurbana - diventeranno subito esecutivo ai fino della riscossione e potrebbero anche essere usate le stesse Poste Italiane oltre che i Comuni per l'obiettivo. Lo ha detto chiaro e tondo lo stesso numero uno dell'Agenzia di XX Settembre, spiegando come, al pari di quanto già avviene con i debiti per mancati contributi previdenziali versati o debiti erariali, sia necessario allargare alle sanzioni amministrative per le violazioni del codice della strada la validità immediata dell'atto notificato all'ente, anche ai fini dell'esecuzione forzata a mezzo ruolo. C'è proprio quella parola forzata che è destinata a fare la differenza rispetto al passato. Ergo: si ricorrerà con sempre maggiore frequenza alle cosiddette ganasce fiscali ovvero al fermo amministrativo dei veicoli.

Le ganasce fiscali sono un fermo amministrativo che consiste in una misura cautelare, attivata dalll'agente della riscossione, attraverso la trascrizione del fermo del veicolo nel Pubblico registro automobilistico, non consentendole di circolare. Se dopo il fermo il debito continua a non essere pagato, l'Agenzia delle entrate può sottoporre l'auto a pignoramento e venderla all'asta. Naturalmente è sempre possibile cancellare il fermo amministrativo. Basta esibire allo stesso Pubblico registro automobilistico il provvedimento di revoca che l'agente della riscossione rilascia all'atto del pagamento della multa, con tanto di sanzioni e interessi.

Pugno duro, dunque, ma anche e soprattutto rapido e incisivo. Come spiegato da Ruffini, il ruolo dell'Agenzia delle entrate sarebbe quello di intervenire nella fase esecutiva, senza riprendere la notifica della cartella di pagamento. Numeri alla mano, quelli che spingono all'applicazione di regole differenti rispetto a quelle adesso in vigore, ammonta a circa un milione e mezzo la quantità di cartelle relative a sanzioni amministrative stradali. Volendo fare un paragone, in sei anni l'ormai ex Equitalia, le cui funzioni sono adesso in mano alle Entrate che è subentrata nell'esercizio delle mansioni e nella gestione delle nuove pratiche di riscossione, ha incamerato per conto dei Comuni oltre quattro miliardi con le cartelle e dal 2000 a oggi ha portato a incassare 34,56 miliardi di euro.