Primo Starbucks in Italia, confermata apertura e ulteriori

Raggiunto un maxi accordo da 7 miliardi di euro tra Nespresso e Starbucks. Una cifra alla quale si aggiungeranno successivamente le royalty. Tutti i dettagli.

Primo Starbucks in Italia, confermata ap

Il caffè Starbucks apre a settembre e dà la carica ai nuovi store del centro


Starbucks, il colosso fondato da Howard Schulz, approda in Italia. A settembre aprirà il primo store a Milano, nell'ex palazzo delle Poste in piazza Cordusio per la precisione. Stando a quanto riferito dall'azienda, la volontà è di fare le cose in grande. Perché non solo si tratta del primo punto vendita d'Italia in cui consumare i prodotti, collegarsi al web con la connessione Wi-Fi, chiacchierare e fare tutte le cose con calma e con i tempo necessari. Ma anche lo store più grande d'Europa della multinazionale del caffè e dei frappuccini. Ma come spiegato dall'amministratore delegato Howard Schultz a Seeds & Chips in occasione di un evento dedicato all'innovazione legata al cibo al MiCo di Milano, i 2.400 metri quadrati di spazio hanno una ragione ben precisa e si spiegano facilmente: la presenza di una torrefazione interna.

E non è tutto perché è stato raggiunto un maxi accordo da 7 miliardi di euro tra Nespresso e Starbucks. Una cifra alla quale si aggiungeranno successivamente le royalty. L'intesa prevede il passaggio agli svizzeri dei diritti di vendita dei prodotti. In buona sostanza, dalla fine dell'anno, i consumatori possono acquistare le capsule Starbucks e utilizzarle nelle macchine Nespresso, ma anche tè, e caffè in grani con i marchi Seattle's Best Coffee, Starbucks VIA e Torrefazione Italia. La cifra incassata con l'alleanza farà crescere il rendimento per gli azionisti. E sono 500 i dipendenti di Starbucks che entreranno a far parte di Nestlé per seguire le operazioni. Le attività resteranno però nel quartier generale di Seattle. Alla base di tutto c'è dunque un accordo commerciale perché non è previsto alcun trasferimento di asset.

Potrebbe essere definita la vittoria della ragionevolezza. Il capolavoro di un prete che preferisce la concretezza alle proteste e al vittimismo. Il futuro dei propri giovani a qualche prima pagina di giornale. E quasi quasi, in un momento davvero delicato verrebbe quasi voglia di apprendere per bene questo metodo per cercare altri campi di applicazione. Un patto salomonico, come si conviene a un presbitero dalle ampie vedute.

Una soluzione che ha convinto subito Starbucks alle prese con l’acquisto di uno spazio in piazza Cordusio a Milano nel quale allestire il nuovo store che aprirà, se la tabella di marcia verrà rispettata, nel prossimo autunno. Un accordo che fa passare in secondo piano lo sfratto che la caffetteria a stelle e strisce farà all’edicola sociale gestita da Don Rigoldi. Perché l’azienda si è impegnata ad assumere in cambio 20 giovani provenienti dalla comunità che il sacerdote-educatore ha eletto come propria missione di vita.

Il problema dell'edicola di Don Rigoldi e la soluzione

Che lo sbarco di Starbucks a Milano potesse provocare qualche problema nessuno l’aveva preventivato. Come nessuno poteva immaginare che il prossimo store in procinto di aprire a Milano fosse ubicato in Piazza Cordusio. Per giunta che il progetto prevede un ampliamento con la realizzazione di alcuni dehors proprio di fronte a uno dei simboli del riscatto sociale portato avanti da un personaggio che molti conoscono.

E che probabilmente, adesso, saranno ancora di più. Starbucks allora sfratta l’edicola sociale di Don Rigoldi? Ma nemmeno per sogno, perché quando ci si ritrova tra persone perbene con un senso spiccato per le cose concrete, un accordo si trova sempre. Come hanno dimostrato di essere i dirigenti della multinazionale americana, il sindaco di Milano Sala e, soprattutto Don Rigoldi che ha ricordato a tutti come le emergenze esistono perché non c’è la volontà di risolvere i problemi con efficacia e giustizia.

Per quelli che non la conoscono, la Comunità Nuova creata da don Virginio Rigoldi, per tutti Gino, è una casa per le persone in difficoltà. E siccome il lavoro nobilita l’uomo restituendogli quella dignità che spesso la società tende a sottrarre a coloro che vivono un momento difficile l’obiettivo di Don Riboldi è quello di reinserire queste persone nel circuito produttivo. Anche per questo motivo è nata l’edicola. Per dare realizzare, grazie ai proventi dell’attività, i progetti e i sogni di chi è meno fortunato. Il sacerdote vicino agli ultimi non ha voluto tradire nemmeno questa volta che la patata era davvero bollente l’imperativo morale che guida la sua attività.

E ha estratto il più classico dei conigli dal cilindro approfittando anche della disponibilità non solo a parole dimostrata dal sindaco di Milano Sala. Nelle pieghe di questo accordo che qualcuno ha già definito scambio etico e che potrebbe diventare anche un modello replicabile di collaborazione tra pubblico, privato e sociale, dove ognuno fa contemporaneamente il suo interesse e quello più generale, Don Rigoldi ha piazzato un altro colpaccio: ha ottenuto la garanzia dal comune che l’edicola che da lavoro a tre persone, non venga smantellata, ma spostata in un altro luogo. Ora si aspetta solo l’ok della sovrintendenza e poi quello che ha tutto l’aspetto di essere un miracolo si realizzerà concretamente.

Non solo a Milano: Starbucks, 200-300 locali in tutta Italia

Sempre più Starbucks in Italia. Dopo aver fatto il suo ingresso nei confini di quello che è considerato il Paese per eccellenza per consumo e apprezzamento di caffè, la popolarissima catena di caffetteria è pronta a raddoppiare. Se a Milano ha già fissato il progetto per piantare le radici, nel mirino c'è adesso la città di Roma. E non con uno ma con due locali. La notizia stupisce solo fino a un certo punto perché è da molto tempo che si vocifera dell'interesse di Starbucks per la capitale, ma soprattutto dell'ottenimento delle licenze necessarie per iniziare un percorso che, stando alle intenzione, continuerà a crescere in maniera progressiva.

Secondo Antonio Percassi, l'imprenditore bergamasco che sta facendo da intermediario in Italia, dovrebbero aprire 4-5 punti vendita della catena di caffetteria tra Roma e Milano. E nel giro di 5-6 anni, allargarsi anche nel resto del territorio nazionale fino a raggiungere la cifra record di 200-300 locali. Perché, diciamolo chiaro, chi avrebbe immaginato un piano di espansione così capillare di Starbucks? Certo, l'amministratore delegato Howard Schultz ha sempre parlato di "umiltà e rispetto" nei confronti della tradizione italiana del caffè, ma si tratta comunque di una vera e propria scommessa. Starbucks avrebbe dovuto approdare in Italia alla fine del 2016, come trapelato all'indomani della rivelazione delle trattative in corso.

A dirla tutta, occorre collocare le cose nella giusta prospettiva perché definire Starbucks una semplice caffetteria appare piuttosto riduttivo. L'espresso, così come siamo tradizionalmente abituati a berlo al bar o a casa, non è certo la specialità della catena di Schultz che negli anni ottanta ha importato questo prodotto su larga scala negli Stati Uniti. E lo stesso vale per il cappuccino. Chi ha frequentato uno di questi locali nelle tante città europee che li ospitano lo sanno benissimo. Starbucks è più un luogo di aggregazione, dove consumare i cosiddetti beverone, un panino, una fetta di torta o un dolce americano, magari collegando il proprio dispositivo alla rete Wi-Fi, rigorosamente libera e gratuita. Insomma, un piacevole e rilassante punto di ritrovo per giovani (e non).

A Roma

Crediamo allora che anche a Roma e Milano sarà replicato lo stesso modello conosciuto a Madrid come a Parigi, a Berlino come a Londra, a New York come a Mosca fino ad arrivare a Siviglia. Entrando allora ancora di più nel dettaglio, Starbucks a Roma farà la sua comparsa a Piazza di Spagna e alla stazione Termini. Due zone scelte certamente non a caso considerando l'altissima concentrazione di persone che transitano da queste parti. I tempi? L'inaugurazione è calendarizzata in primavera, tra i mesi di marzo e maggio. A oggi esistono circa 20.000 locali Starbucks nel mondo e la sede principale è a Seattle. Infine, un po' di amarcord: il primo è stato aperto da Jerry Baldwin, Zev Siegel e Gordon Bowker nel 1971 a Pike Place Market.

E a Genova, più di una ipotesi

Difficile ipotizzare i tempi, anche perché siamo solo alle battute iniziali. Di certo la zona individuata sembra strategica perché vicinissima al mare e sufficientemente ampia per non creare disagi al personale e alla clientela. Anche perché non dimentichiamo che Starbucks non può essere catalogato come una semplice caffetteria. Sia per la varietà dei prodotti proposti, dai famosi frappuccini alle fette di torta di ogni tipo, e sia perché si tratta di un luogo di socializzazione o comunque di una sosta anche oltre i tradizionali tempi di consumo di un prodotto. La disponibilità della connessione WI-Fi senza limiti e la presenza di tanti tavolini sono il segnale più evidente.

Il tutto mentre negli Stati Uniti (anche) Starbucks si trova al centro di una polemica nient'affatto di secondo piano. Un giudice di Los Angeles ha infatti sentenziato che i caffè venduti in California devono essere accompagnati dalla scritta "allerta cancro" sulla tazza. Anche quelli di Starbucks. Se applicata, una decisione di questo tipo non può che avere pesanti ripercussioni. Il giudice si è espresso in seguito alla denuncia di un'associazione no profit composta da circa 90 rivenditori di caffè che tira in ballo la presenza di dell'acrilamide, una sostanza prodotta nel processo di tostatura del caffè che evidentemente sarebbe pericolosa.

Assunzioni Roma, Milano e ulteriori 

A  Roma vi saranno diverse assunzioni come continuano ad essercene anche a Milano, ma visto che si parla di nuove apetture in tutta Italia come Napoli, Firenze, Torino e altre gradi città conviene mandare il proprio cv, nel portale dell'azienda Percassi che gestisce il tutto. Al momento a Roma potrebbero essere 200-300, ma potrebbero divemtare diverse migliaia in tutta italia. Il piano industriale prevece, inatti, come detto se le cose andassero bene in questi primites 150-200 aperture in tutta Italia. E su diverse mansioni non è richiesta competenza