Prosciutto italiano fa più male della maionese per Ue. I motivi e i rischi

di Chiara Compagnucci pubblicato il

Essendo lasciata alle singole aziende la decisione di adottare Nutriscore, lo stesso alimento viene classificato diversamente in base al Paese di consumo.

Prosciutto italiano fa più male della ma

Nutriscore, nuovo sistema di etichettatura degli alimenti

In Italia e in Europa non si riesce a trovare un accordo definitivo sull'etichettatura degli alimento. Anche il nuovo sistema Nutriscore sta incontrano enormi resistenze da più parti. Da una parte ci sono le grandi multinazionali del settore dolciario industriale che frenano perché i loro prodotti otterrebbe con chiarezza la certificazione di alimenti poco salutari.

Ma a opporsi in Italia c'è anche Confagricoltura, secondo cui Nutriscore non farebbe altro che creare confusione e paradossi. Fino al punto che in base al cervellotico algoritmo, il prosciutto cotto italiano finirebbe per essere considerato meno salubre e dunque più pericoloso per la salute della maionese.

Nutriscore, nuovo sistema di etichettatura degli alimenti

Essendo lasciata alle singole aziende la decisione di adottare il nuovo sistema di etichettatura degli alimenti, il risultato - come fa notare Confagricoltura - è una classificazione differente dello stesso prodotto in base al Paese in cui viene consumato. Progettato per essere apposto sul lato anteriore del packaging alimentare, il suo scopo principale è informare i consumatori sulla qualità nutrizionale complessiva del cibo.

Si tratta di aiutarli a confrontare facilmente i prodotti, al fine di orientare le scelte verso i cibi più favorevoli. Il secondo obiettivo di Nutriscore è quello di spingere i produttori a migliorare la qualità nutrizionale del loro cibo, attraverso la riformulazione di prodotti esistenti o innovazioni.

L'algoritmo alla base della Nutriscore assegna ogni alimento un unico punteggio, secondo la sua composizione nutrizionale di elementi negativi (calorie, zuccheri semplici, grassi saturi e sodio) e positive (fibre, percentuale di frutta e verdura e proteine). Questo punteggio consente quindi di classificare il cibo in questione in una delle 5 classi di qualità nutrizionale definite dai ricercatori.

Queste classi sono identificate attraverso un logo facilmente comprensibile. Si assegna una lettera (da A a E) e un colore: dal verde associato con la lettera A che identifica i cibi che hanno la migliore qualità nutrizionale, al rosso scuro-arancione, associato alla lettera E, che rappresenta il cibo con una qualità nutrizionale inferiore.

Perché le multinazionali rifiutano il Nutriscore

In scia con una battaglia durata diversi anni, il Nutriscore è ufficialmente materia di scontro e confronto in Italia e in diversi altri paesi. Tuttavia la sua apposizione dipende dalla buona volontà degli industriali che possono rifiutarsi di pubblicarlo sui loro prodotti. Nell'Unione europea l'informazione dei consumatori è regolata dal regolamento Inco.

Ha reso obbligatoria l'etichettatura, inserita sotto forma di una tabella di valori nutrizionali sul retro della confezione. Ma gli studi hanno dimostrato come sia poco consultata dai consumatori per via della complessità della sua presentazione e le difficoltà legate alla sua interpretazione.

Non è casuale che alcune grandi multinazionali rifiutano il Nutriscore. Il portafoglio alimentare di queste aziende contiene prodotti particolarmente dolci, grassi o salati, quindi classificati con la lettera D o E nella scala NutriScore: bevande zuccherate, barrette di cioccolato, dolci, biscotti dolci, cereali per la colazione, gelati, biscotti.

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