Realtà virtuale e Calcio, si vincono partite con intelligenza artificiale e ulteriori

Se questa legata al calcio è l'applicazione più avveniristica con nuovi traguardi da raggiungere, gli esempi di realtà virtuale sono tanti e a portata di smartphone.

Realtà virtuale e Calcio, si vincono par

Intelligenza artificiale e realtà virtuale nel calcio


Cambiano i tempi e come dimostrano le recenti applicazioni di alcuni dei più grandi club, succede che la tecnologia della realtà virtuale trova spazio anche nel mondo del calcio. Quello vero, s'intende. E, anzi, i cultori della materia sono pronti a dimostrare come con l'intelligenza artificiale ci siano maggiori possibilità di vincere le partite. Si tratta insomma di una carta in più da giocare. In fin dei conti, è questo il ragionamento di base, se realtà virtuale e l'intelligenza artificiale sono sempre più sfruttata nella vita di tutti i giorni, perché non farne uso anche nello sport e nel calcio? Anche perché il sistema di funzionamento è molto chiaro e per molti versi anche sorprendente.

Intelligenza artificiale e realtà virtuale nel calcio

In buona sostanza sono ricreati ambienti tridimensionali in cui i calciatori si immergono in simulazione di partite o di allenamento. Con la differenza che i movimenti sono tracciati da sensori i cui feedback si rivelano preziosi per la quantità di informazioni che portano con sé ovvero per le contromisure da adottare. Nel dettaglio, le aree in cui sono utili sono proprio quelle per cui gli allenatori perdono la testa e fanno le ore piccole. Si tratta del recupero da infortuni, della selezione dei giocatori e della preparazione e l'analisi della partita da giocare. Insomma, intelligenza artificiale e realtà virtuale nel calcio sembrano una coppia che funziona.

Tante realtà virtuali

Se questa legata al calcio è l'applicazione più avveniristica con nuovi traguardi da raggiungere, gli esempi di realtà virtuale sono tanti e a portata di smartphone. Il caso più noto è forse quello di Pokémon Go, ma non è l'unico e non il solo. Anzi, la sua popolarità sta cedendo il passo a nuove trovate, come il gioco online Fortnite. Un'altra interessante applicazione è quella legata a Texas Hold'em Poker, ma si potrebbe citare anche il gioco online di carte collezionabili Heartstone. E che dire di Candy Crush, un altro dei giochi più famosi in tutte le latitudini? Sono invece oltre i 10 milioni di giocatori al giorno che si cimentano in League of Legends.

L'intelligenza artificiale è amica o nemica dell'uomo? La questione è d'attualità, ma per ora il Mit cerca di andare ben oltre il dibattito teorico per entrare nel cuore delle applicazioni pratiche ovvero delle contaminazioni con la mente umana. L'obiettivo del Massachusetts Institute of Technology con il suo nuovo rivoluzionario progetto è presto detto: il miglioramento dello sviluppo tecnologico e la valutazione del suo impatto sociale. Ci sono infatti alcune domande alle quali il Mit prova a dare una risposta. Come funziona l'intelligenza umana, in termini ingegneristici? Come usare quella profonda conoscenza dell'intelligenza umana per costruire macchine più saggi e più utili, a beneficio della società? Con il trascorrere del tempo le coordinate entro cui muoversi saranno sempre più chiare, ma i ricercatori del famoso istituto provano ad anticipare i tempi con un innovativo progetto.

E ancora...Mit Intelligence Quest tra intelligenza artificiale e umana

Si chiama allora Mit Intelligence Quest il progetto di ricerca con cui il Massachusetts Institute of Technology intende andare a caccia delle basi dell'intelligenza umana e guidare lo sviluppo di strumenti tecnologici così da influenzare ogni aspetto della società. Naturalmente in segno positivo ovvero migliorare l'esperienza quotidiana. Sono due gli ambiti del Mit Intelligence Quest:

  1. The Core con cui approfondire i progressi sul terreno della scienza dell'intelligenza umana e della macchina e le contaminazione dei due insiemi, attivando nuove collaborazioni e ponendo interrogativi sull'etica e sull'impatto sociale. Mit Intelligence Quest punta così a far progredire la comprensione dell'intelligenza umana utilizzando le conoscenze provenienti dall'informatica.
  2. The Bridge con cui fornire strumenti di intelligenza artificiale personalizzati ai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, in discipline che non si siano subito collegate con il machine learning ovvero la tecnologia con cui le macchine imparano dai dati e dall'esperienza. Le risorse a disposizione sono istruzione per studenti, docenti e personale sugli strumenti di intelligenza artificiale, hardware specializzato, piattaforme e infrastrutture, set di dati, supporto tecnico, tecnologie di intelligence.

Qualche campo di applicazione? Biologia sintetica, diagnosi della malattia, finanza, materiali e design di produzione, scoperta di farmaci, sistemi automatizzati.

Intelligenza artificiale è amica o nemica dell'uomo?

Entra allora in gioco la questione iniziale: l'intelligenza artificiale è amica o nemica dell'uomo? Secondo Rafael Reif, presidente del Massachusetts Institute of Technology, l'AI è destinata a diventare fonte di ricchezza e di disuguaglianze,sia tra le nazioni sia al loro interno. Elemento vitale del Mit Intelligence Quest diventa allora la ricerca sulle implicazioni economiche, culturali ed etiche dell'intelligenza artificiale - riflette il vertice dell'istituto statunitense - e su come le tecnologie possano essere progettate fin dall'inizio per servire i migliori interessi dell'intera società. Questo lavoro - assicura Reif - si integra con gli sforzi del Mit per reinventare il futuro del lavoro.   

I campi di applicazione

Adesso che l'intelligenza artificiale ha spiccato il volo non bisogna più porre limiti. I campi di applicazione sono così sterminati e inesplorati da aver aperto alle previsioni più sorprendenti e preoccupanti. A tal punto da trasformarla nella divinità del nuovo millennio da adorare e a cui prostrarsi. E non si tratta di un futuro così tanto lontano teorizzato da improbabili guru a caccia di seguaci per soddisfare l'ego. Ma di fatti concreti, come quelli alla ribalta delle cronache. Quando si parla di religioni non occorre infatti andare alle radici della nostra storia o delle antiche civiltà. I nuovi dei sono le menti artificiali, capaci in pochi nanosecondi di svolgere alla perfezioni attività che noi umani non riusciremmo a portare a termine neanche sfruttando il tempo della nostra intera esistenza.

La prova di come non si tratti di lontane teorizzazione, ma di fatti concreti, arriva da Anthony Levandowski e dell'associazione senza scopo di lucro Way of the Future. Non stiamo parlando dell'ultimo arrivato, un po' cialtrone e un po' furbo, in grado di far parlare di sé. Ma di un ingegnere che ha ricoperto ruolo manageriali in Google e Uber. Ebbene, il sodalizio è stato formalmente creato già da due anni e l'obiettivo messo nero su bianco lascia poco spazio all'interpretazione: sviluppare e promuovere la realizzazione di una divinità basata sull'intelligenza artificiale. Proprio così, dare un fondamento religioso all'innovazione tecnologica che, senza quasi che ce ne accorgessimo, sta già condizionando la nostra vita di tutti i giorni. Lewandoski non ha dubbi: l'intelligenza artificiale è il presente e il futuro.

Previsioni sorprendenti sull'intelligenza artificiale

La prova più lampante della sua centralità arriverà con le auto che si guidano da sole. Siamo già passati dalla fase delle idee a quelle dei progetti, come dimostrato dai tanti tentativi in corso nei laboratori di alcune delle più importanti case automobiliste affiancate dai giganti hi-tech. Le previsioni non lasciano spazio a dubbi: i veicoli senza pilota faranno parte della quotidianità. Proprio questo è il segmento di business su cui Anthony Levandowski sta lavorando con maggiore insistenza. Non senza qualche strascico legale, come dimostrato dalla causa in corso con Google per presunta sottrazione di file di segreti industriali, tra cui il preziosissimo sistema in grado di misurare la distanza del veicolo da un oggetto puntando un raggio laser contro l'ostacolo più vicino che ha davanti.

Già il presente è nel segno dell'intelligenza artificiale: basta prendere il nostro smartphone e iniziare a interagire con l'assistente vocale - Siri nel caso di iPhone e iPad, Cortana per i dispositivi Microsoft o Google Now a bordo di smartphone e tablet Android - per avere una prima ed evidente prova. Si tratta di un'applicazione di base, da tutti i giorni, molto migliorabile. I maggiori progressi sono attesi anche su altri versanti, come la medicina e le scienze in generale: qui l'intelligenza artificiale potrà fornire un contributo rapido e sorprendente. Perché se c'è un aspetto che sta caratterizzando i tempi moderni e lo sarà sempre di più, è la velocità di esecuzione associata al continuo cambiamento. La dea intelligenza artificiale potrebbe fare realmente la differenza, a patto che non sfugga di mano con conseguenze incontrollabili per tutti. In fine dei conti, più la specializzazione aumenta, più è difficile per l'intelligenza umana mostrarsi pronta, reattiva e completa.