Recuperare buonissimo frutto scomparso Popone e orti gratis per tutti grazie giovane italiano

di Chiara Compagnucci pubblicato il

A intraprendere questa iniziativa Ŕ Michele Cappellari, o Boer il Contadino, 26 primavere alle spalle, di cui le ultime due trascorse a fare il contadino nel suo Salento.

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Boer il Contadino per scelta, 26 anni

Il progetto di un'agricoltura condivisa. Ciascuno dedica un po' del suo tempo per coltivare il terreno e poi, tutti insieme, per raccogliere i frutti che restituisce madre natura. Il progetto di Michele Cappellari, imprenditore agricolo di 26 anni, ha tutte le carte in regole per ottenere un grande risultato. Perché qui a Tuturano, in provincia di Brindisi, è possibile il massimo dei risultati con il minimo sforzo.

Ci sta provando a su un terreno di due ettari che sta curando e coltivando con i metodi di un volta, quelli che seguivano il ritmo della stagioni. Senza fretta e nella massima naturalità possibile. Ed evidentemente crede al detto che la felicità è tale solo se condivisa, ecco che ha aperto i suoi spazi tutti.

Boer il Contadino per scelta, 26 anni

A intraprendere questa iniziativa è Michele Cappellari, o Boer il Contadino, 26 primavere alle spalle, di cui le ultime due trascorse a fare il contadino nel suo Salento. Il suo è un vero e proprio progetto di agricoltura condivisa perché ha deciso di offrire la possibilità di raccogliere i prodotti di stagione direttamente e di coltivare un pezzo di terra. Funzionerà? L'entusiasmo che manifesta nei giorni della piantumazione suggerisce di una risposta affermativa.

Ma le certezze arriveranno nel tempo quando inizierà nuove raccolte insieme ai partecipanti e i sorrisi si allargheranno inevitabilmente. Qui non c'è alcuna moda biologica da inseguire perché i sistemi di coltivazioni sono davvero quelli di una volta. Zero prodotti chimici e scarsissimo impatto ambientale.

Niente erbicidi, fungicidi, lumachicidi, pesticidi e concimi chimici. Non sono utilizzate le sostanze ammesse nell'agricoltura biologica per via della tossicità nei confronti di alcune componenti dell'ecosistema e del rischio di intaccare gli equilibri naturali. In qualche modo si tratta di riconoscere nell'autoproduzione di cibo di qualità con metodi di coltivazione sostenibile una fonte di resilienza per la comunità locale, e di autodeterminazione, autostima ed emancipazione per i partecipanti, oltre che di sviluppo sociale e culturale.

La scommessa del popone

La partecipazione è allora la parola chiave per la buona riuscita del progetto del salentino Michele Cappellari e per la rottura dello schema mentale "a ognuno il suo orticello" è adesso riportare in vita il popone, quel melone giallo a forma di banana scomparso una cinquantina di anni fa. L'approccio che propone appare più rilassato, meno basato sul controllo autoritario e più orientato al dialogo tra i partecipanti e la natura.

Con questa proposta intende offrire la possibilità di riappropriarsi della capacità e del piacere di prendersi cura della natura in un'ottica di inclusione in un momento in cui la crisi dei grandi sistemi e l'incertezza sembrano farla da padroni. Immaginiamo che cercherà di minimizzare l'utilizzo di strumenti a motore per evitare l'inquinamento dell'aria e quello acustico. Il tagliaerba, se necessario, verrebbe utilizzato solo lungo i camminamenti e grande attenzione sarà posta nell'eventuale uso di decespugliatori per via della facilità di danneggiamento delle piante presenti.

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