Renzi e Gentiloni ora sono bacchettati anche dall'Ue. Ecco i motivi

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Renzi Gentiloni ora bacchettati Ue motivi

La Commissione europea contro i governi Renzi e Gentiloni: quali sono i motivi e posizione attuale. Cosa potrebbe cambiare per la flessibilità

Un dietrofront da parte della Commissione europea sulla flessibilità concessa all'Italia nel 2016 e nel 2017. Il motivo? Ragioni politiche. Si tratta, infatti, di una riflessione nata a seguito dei conti fatti dopo aver concesso flessibilità sui conti a diversi Paesi in particolari difficoltà.

Ue: nuove riflessioni su flessibilità

Stando a quanto riportano le ultime notizie, la Commissione europea avrebbe fatto una sorta di dietrofront sulla flessibilità concessa negli ultimi anni ad alcuni Stati, tra cui l’Italia, per motivi politici, riconoscendo di aver abusato, a volte anche in maniera inappropriata, per stabilizzare le situazioni politiche difficili e sottolineando che l’Italia è il Paese che ha maggiormente beneficiato della flessibilità, spendendo oltre 30 miliardi di euro grazie alla flessibilità solo negli ultimi tre anni. La riflessione da parte dei commissari è arrivata all’indomani della discussione sul Patto di Stabilità e sugli errori commessi nella sua applicazione, arrivando alla conclusione che in futuro il ricorso alla flessibilità dovrà essere meno frequente.
 

Ue bacchetta Renzi e Gentiloni: i motivi

A nel mirino della ‘grande flessibilità’ sono finiti soprattutto i governi guidati da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni che, stando a quanto detto da Bruxelles e non solo, hanno ricevuto un trattamento particolare, rispettivamente nel 2016 e nel 2017, per non danneggiare il governo alla vigilia del referendum costituzionale prima e alla vigilia delle Politiche poi. Eppure, nonostante la flessibilità concessa al nostro Paese, i conti pubblici non ne hanno certamente risentito in maniera positiva, considerando che, come confermano le ultime notizie, tra il 2015 e il 2018 il deficit strutturale non è migliorato ma è addirittura aumentato, passando da 0,5% del Pil a 1,8%, e che il debito italiano è letteralmente rimasto fermo, a 131,6% e a 131,1% in tre anni.

Inoltre, la stessa Commissione, a maggior di quest’anno, ha pubblicato un nuovo rapporto sul nostro debito dove riporta che l’Italia non ha rispettato il parametro per la riduzione del debito nè nel 2016 (scostamento del 5,9% del Pil) e nè nel 2017 (scostamento del 5,1% del Pil). Ora l’attesa è per il nuovo documento relativo alla nuova Legge di Bilancio che, come confermano le ultime notizie, al momento, così come strutturata, a Bruxelles non piace proprio. Bisognerebbe rivedere alcuni conti ma dal governo non sembra esserci tale intenzione.


 

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