Emergenza Rifiuti hi-tech: aumento del 17% entro il 2021. Allarme inquinamento, nuove regole

Una vera e propria emergenza rifiuti elettronici ed high tech insieme a nuove regole proprio per il recupero di questi

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Rfiuti high tech destinati ad aumentare del 17% entro 2021


L'obsolescenza programmata, il basso costo e la continua ricerca del prodotto di moda rendono i prodotti high tech un vero problema per l'inquinamento, lo smaltimento e urge quindi un nuovo metodo per poterli riciclare, visto che è previsto un aumento dei rifiuti RAEE, appunto quello degli apparecchi elettrici, del 17% entro il 2021.

Una serie di nuove regole sono in arrivo per la raccolta differenziata in Italia che comprendono anche il riciclo dei prodotti high-tech ed elettronici obbligatorio, anche perchè vi è una vera propria emergenza riguardante proprio i rifiuti high tech che dovrebbero aumentare entro quattro anni nel 2021 oltre il 17%. Oggi sono secodo lo studio del Global E-waste Monitor 20 redatto da dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) 47,7 miliardi di tonnellate ce appunto dovrebbero salire a 52,2 ed essere in continua ascesa. Vengono chiamati e-waste e comprendono tutto quello che elettronico dai computer ai prootti per la casa come i frigoriferi.

Cambiano le regole

Fare la raccolta differenziata sarà presto più facile. E, volendo prenderla per il verso giusto, anche più divertente. Quante volte ci siamo chiesti in qualche bidone gettare cavi e prolunghe, spine e accessori o chiavette USB non più utilizzabili? Ebbene, dal 15 agosto del prossimo anno, ne avranno uno dedicato. Dovrà essere utilizzato per tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche. La normativa RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) è stata ufficialmente approvata e adesso occorre solo attendere che arrivi il giorno della sua applicazione. Secondo le stime del consorzio Ecolight, la quantità di rifiuti elettronici raccolta sarà sorprendente. Convogliandoli in un unico punto di raccolta, è inevitabilmente destinata a raddoppiare rispetto alla cifre attuali.

Quali rifiuti nei nuovi bidoni della raccolta differenziata

La normativa di riferimento è quella contenuta nel pacchetto Open Scope. Prevede appunto che, oltre a cavi e prolunghe, spine, accessori e chiavette USB, potranno essere conferiti computer, smartphone, televisori, Hi-Fi, gadget, elettrodomestici, attrezzi elettrici, oltre a morsettiere, prolunghe e fusibili. Si tratta dunque di una infinità di prodotti, destinata a rappresentare un massa per nulla indifferente. Ma proprio questa eterogeneità può rappresentare un problema di difficile risoluzione, anche perché lo smaltimento viene effettuato a livello comunale ed è necessario un coordinamento o comunque una uniformazione delle regole. Ecco allora che è lo stesso consorzio Ecolight che riunisce oltre 1.500 aziende e si occupa della gestione e lo smaltimento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, a invocare maggiore chiarezza.

Più precisamente fa notare come sia indispensabile una più dettagliata definizione delle apparecchiature che rientrano nel campo di applicazione. Sono passaggi necessari per dare delle risposte alle aziende chiamate ad adeguarsi alle nuove regole dal prossimo 15 agosto. Dal punto di vista operativo, alle imprese produttrici spetta la gestione dei nuovi rifiuti e ai centri di raccolta il loro smaltimento. Stando alle norme approvate, sono escluse dal campo di applicazione

  1. le apparecchiature necessarie per la tutela degli interessi essenziali della sicurezza nazionale, comprese le armi, le munizioni e il materiale bellico, purché destinate a fini militari;
  2. le apparecchiature progettate e installate come parte di un'altra apparecchiatura che è esclusa o che non rientra nell'ambito di applicazione purché possano svolgere la propria funzione solo in quanto parti di tale apparecchiatura;
  3. le lampade a incandescenza;
  4. le apparecchiature destinate a essere inviate nello spazio;
  5. gli utensili industriali fissi di grandi dimensioni;
  6. le installazioni fisse di grandi dimensioni;
  7. i mezzi di trasporto di persone o di merci, esclusi i veicoli elettrici a due ruote non omologati;
  8. le macchine mobili non stradali destinate a esclusivo uso professionale;
  9. le apparecchiature concepite a fini di ricerca e sviluppo, disponibili nell'ambito di rapporti tra imprese;
  10. i dispositivi medici e i dispositivi medico-diagnostici in vitro se c'è il rischio che siano infetti.

E in questo contesto c'è chi lamenta il pagamento della nettezza urbana se il lavoro di divisione viene svolto dagli utenti mentre mentre all'estero c'è chi paga per ritirare la spazzatura.

Ma c'è anche allarme inquinamenti mari e spiaggie italiane...

Siamo tutti d'accordo sul fatto che la plastica sia un elemento utile e che abbia semplificato tanti piccoli problemi quotidiani. Ma evidentemente dall'uso si è passati con troppa facilità all'abuso e, come emerso con chiarezza dal worskhop "Marine litter: da emergenza ambientale a potenziale risorsa", adesso si pone un problema grande come una casa. Perché gli impianti di depurazione delle acque reflue non sono in grado di trattenere microplastiche dalle dimensioni inferiori a 5 millimetri. Il risultato è presto detto: i frammenti prodotti dalla degradazione delle plastiche rappresentano adesso il 46% dei rifiuti rinvenuti lungo le spiagge italiane. In alcune località italiane sono stati raccolti fino a 18 oggetti di plastica per metro quadro, con nel nostro litorale trovati oltre 100mila cotton  fioc

Il classico esempio è quello dei cotton fioc, nemici giurati dell'ambiente e neanche così tanto efficaci per la pulizia delle orecchie. La stima dell'Enea è da brividi: ce ne sono almeno 100 milioni di cotton fioc. Dal punto di vista scientifico, le maggior parte delle plastiche è costituita da polimeri termoplastici come polietilene e polipropilene.I polimeri non degradabili, in particolare, sono diventati un problema ambientale primario. Sotto il profilo economico, ci pensano i dati dell'Unep (United nations environment programme) a rivelare che l'impatto è di 8 miliardi di euro l'anno e la spesa europea per la pulizia annuale delle spiagge ammonta a circa 412 milioni di euro.

C'è poco da stare tranquilli quando l'Enea introduce e conclude la sua ultima ricerca con le parole un mare di plastica. Significa che la situazione dei nostri mari e delle nostre spiagge è critica. Non è solo un problema di quantità di spazzatura che si trova dove non dovrebbe affatto stare. Ma di qualità ovvero di dannosità dei rifiuti che ogni anno vengono raccolti. L'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile parla molto chiaro: oltre l'80% dei rifiuti raccolti sulle spiagge italiane è rappresentato da plastiche e microplastiche che minacciano l'ambiente, l'ecosistema e la salute dell'uomo. Una quota eccessiva perché si tratta di materiale difficilmente smaltibile e per la cui gestione quotidiana occorre un supplemento di attenzione da parte di tutti i cittadini.

Mettendo per un attimo da parte l'eccessiva quantità di plastica che ci circonda secondo la logica imperante dell'usa e getta, ci sono ragioni ben precise individuate da Enea - che ha organizzato l'evento romano di presentazione in collaborazione con Accademia dei Lincei e Forum Plinianum - per cui alcune località della nostra costa esibiscono un imbarazzante tappeto di rifiuti di plastica. Come argomentato dal ricercatore Loris Pietrelli del dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali, da una parte c'è la mancata o l'insufficiente depurazione dei reflui urbani. E in questo caso le responsabilità sono pubbliche da rimpallare tra amministrazioni comunali, società incaricate della gestione dei depuratori e Stato.

Dall'altra ci sono i nostri comportamenti di tutto i giorni, troppe volte distratti. Anche le grandi discariche sono il risultato di tanti piccoli rifiuti. Di questo passo, è la stima di Enea, entro il 2050 nel mare ci sarà più plastica che pesci. Il Mar Mediterraneo rischia allora di raggiungere i livelli di inquinamento del Pacific Trash Vortex, l'isola di plastica nell'Oceano Pacifico. Indispensabile allora trovare il modo per riutilizzare le plastiche, migliorare la normativa e rendere più efficaci i programmi di gestione sostenibile.




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di Luigi Mannini pubblicato il