Rifiuti tecnologici, più riciclo in Italia da Agosto. E meno CO2

Da agosto più riciclo per i rifiuti tecnologici, ecco cosa cambia con le nuove regole sul Raee in partenza da agosto

Rifiuti tecnologici, più riciclo in Ital

Rifiuti, da agosto raddoppieranno i Raee da gestire. Ma oggi l'Italia avvia a riciclo solo il 40% dell'immesso al consumo


Il raddoppio del Raee in Italia da Agosto del prossimo anno porterà un aumento del lavoro una diminuzione del C02, con un incremento dei rifiuti tecnologici eliminati che ora sono circa il 40% di quelli immessi sul mercato.
 

Si allarga il ventaglio dei prodotti da avviare al recupero. Le nuove norme introducono un ambito di applicazione più esteso che amplia significativamente le categorie di prodotti che funzionano con correnti elettriche soggetti alla normativa europea sui rifiuti elettronici (Raee).

La situazione attuale

L'obsolescenza programmata, il basso costo e la continua ricerca del prodotto di moda rendono i prodotti high tech un vero problema per l'inquinamento, lo smaltimento e urge quindi un nuovo metodo per poterli riciclare, visto che è previsto un aumento dei rifiuti RAEE, appunto quello degli apparecchi elettrici, del 17% entro il 2021.

Una serie di nuove regole sono in arrivo per la raccolta differenziata in Italia che comprendono anche il riciclo dei prodotti high-tech ed elettronici obbligatorio, anche perchè vi è una vera propria emergenza riguardante proprio i rifiuti high tech che dovrebbero aumentare entro quattro anni nel 2021 oltre il 17%. Oggi sono secodo lo studio del Global E-waste Monitor 20 redatto da dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) 47,7 miliardi di tonnellate ce appunto dovrebbero salire a 52,2 ed essere in continua ascesa. Vengono chiamati e-waste e comprendono tutto quello che elettronico dai computer ai prootti per la casa come i frigoriferi.

I prodotti da inserire nella raccolta rifiuti con le nuove regole

Quali sono le categorie di prodotti a cui si applica la direttiva Raee II. Si tratta della cosiddetta economia circolare che restituisce vita nuova ai rifiuti elettrici e permette di conferire più dispositivi nella raccolta. Frigoriferi, congelatori, apparecchi che distribuiscono automaticamente prodotti freddi, condizionatori, deumidificatori, pompe di calore, radiatori a olio, altre apparecchiature per lo scambio di temperatura con fluidi diversi dall'acqua. E poi Tubi fluorescenti, lampade fluorescenti compatte, lampade fluorescenti, lampade a scarica ad alta densità, comprese lampade a vapori di sodio ad alta pressione e lampade ad alogenuro metallico, lampade a vapori di sodio a bassa pressione, led.
Ecco poi le apparecchiature di grandi dimensioni ovvero quelle in cui almeno una dimensione esterna di oltre 50 centimetri: lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, piastre riscaldanti elettriche, lampadari, apparecchiature per riprodurre suoni o immagini, apparecchiature musicali (esclusi gli organi a canne installati nelle chiese), macchine per cucire, macchine per maglieria, mainframe, grandi stampanti, grandi copiatrici, grandi macchine a gettoni, grandi dispositivi medici, grandi strumenti di monitoraggio e di controllo, grandi apparecchi che distribuiscono automaticamente prodotti e denaro, pannelli fotovoltaici. Tra le piccole apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 centimetri) rientrano telefonini, navigatori satellitari, calcolatrici tascabili, router, computer, stampanti e telefoni.

E raccolta differenziata anche per i cittadini

Fare la raccolta differenziata sarà presto più facile. E, volendo prenderla per il verso giusto, anche più divertente. Quante volte ci siamo chiesti in qualche bidone gettare cavi e prolunghe, spine e accessori o chiavette USB non più utilizzabili? Ebbene, dal 15 agosto del prossimo anno, ne avranno uno dedicato. Dovrà essere utilizzato per tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche. La normativa RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) è stata ufficialmente approvata e adesso occorre solo attendere che arrivi il giorno della sua applicazione. Secondo le stime del consorzio Ecolight, la quantità di rifiuti elettronici raccolta sarà sorprendente. Convogliandoli in un unico punto di raccolta, è inevitabilmente destinata a raddoppiare rispetto alla cifre attuali.

Quali rifiuti nei nuovi bidoni della raccolta differenziata

Fare la raccolta differenziata sarà presto più facile. E, volendo prenderla per il verso giusto, anche più divertente. Quante volte ci siamo chiesti in qualche bidone gettare cavi e prolunghe, spine e accessori o chiavette USB non più utilizzabili? Ebbene, dal 15 agosto del prossimo anno, ne avranno uno dedicato. Dovrà essere utilizzato per tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche. La normativa RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) è stata ufficialmente approvata e adesso occorre solo attendere che arrivi il giorno della sua applicazione. Secondo le stime del consorzio Ecolight, la quantità di rifiuti elettronici raccolta sarà sorprendente. Convogliandoli in un unico punto di raccolta, è inevitabilmente destinata a raddoppiare rispetto alla cifre attuali.

La normativa di riferimento è quella contenuta nel pacchetto Open Scope. Prevede appunto che, oltre a cavi e prolunghe, spine, accessori e chiavette USB, potranno essere conferiti computer, smartphone, televisori, Hi-Fi, gadget, elettrodomestici, attrezzi elettrici, oltre a morsettiere, prolunghe e fusibili.

Ma ci sono dei problemi

Si tratta dunque di una infinità di prodotti, destinata a rappresentare un massa per nulla indifferente. Ma proprio questa eterogeneità può rappresentare un problema di difficile risoluzione, anche perché lo smaltimento viene effettuato a livello comunale ed è necessario un coordinamento o comunque una uniformazione delle regole. Ecco allora che è lo stesso consorzio Ecolight che riunisce oltre 1.500 aziende e si occupa della gestione e lo smaltimento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, a invocare maggiore chiarezza.

Più precisamente fa notare come sia indispensabile una più dettagliata definizione delle apparecchiature che rientrano nel campo di applicazione. Sono passaggi necessari per dare delle risposte alle aziende chiamate ad adeguarsi alle nuove regole dal prossimo 15 agosto. Dal punto di vista operativo, alle imprese produttrici spetta la gestione dei nuovi rifiuti e ai centri di raccolta il loro smaltimento. Stando alle norme approvate, sono escluse dal campo di applicazione

  1. le apparecchiature necessarie per la tutela degli interessi essenziali della sicurezza nazionale, comprese le armi, le munizioni e il materiale bellico, purché destinate a fini militari;
  2. le apparecchiature progettate e installate come parte di un'altra apparecchiatura che è esclusa o che non rientra nell'ambito di applicazione purché possano svolgere la propria funzione solo in quanto parti di tale apparecchiatura;
  3. le lampade a incandescenza;
  4. le apparecchiature destinate a essere inviate nello spazio;
  5. gli utensili industriali fissi di grandi dimensioni;
  6. le installazioni fisse di grandi dimensioni;
  7. i mezzi di trasporto di persone o di merci, esclusi i veicoli elettrici a due ruote non omologati;
  8. le macchine mobili non stradali destinate a esclusivo uso professionale;
  9. le apparecchiature concepite a fini di ricerca e sviluppo, disponibili nell'ambito di rapporti tra imprese;
  10. i dispositivi medici e i dispositivi medico-diagnostici in vitro se c'è il rischio che siano infetti.

E in questo contesto c'è chi lamenta il pagamento della nettezza urbana se il lavoro di divisione viene svolto dagli utenti mentre mentre all'estero c'è chi paga per ritirare la spazzatura.

E si attendono nuove regole anche per la plastica

Più acqua del rubinetto e meno bottiglie di plastica. Più fontanelle e meno minerale. Bruxelles traccia la rotta da seguire per contrastare la diffusione senza limiti di quella plastica difficile da smaltire e da riciclare. E per farlo invita i ristoranti e i bar dei Paesi aderenti, anche l'Italia, a promuovere il consumo di acqua del rubinetto anziché della minerale in bottiglia. Mari e oceani ringraziano, ma lo fanno anche le tasche dei clienti, considerando il salatissimo prezzo a cui sono spesso proposte. Insomma, la guerra di Bruxelles è ufficialmente iniziata con tanto di invito a bere acqua corrente. Una premessa è necessaria. Quello europeo è per ora solo un invito e non si tratta di un obbligo a carico dei gestori dei punti di ristorazione. Ma non è da escludere che si tratti solo di una fase transitoria.

Più acqua corrente, meno bottiglie di plastica

In fin dei conti, le ragioni di Bruxelles sono tra le più nobili. Va da sé che non si tratta di danneggiare i ristoratori o i bar e né di limitare la possibilità di scelta dei clienti così come mettere in crisi le grandi industrie impegnate nella produzione di plastica. Certo, le conseguenze sono indirette, ma la Commissione europea ha due obiettivi ben precisi da raggiungere con questa presa di posizione. Il primo è la riduzione dei rifiuti provenienti dalle acque in bottiglia, uno dei più comuni prodotti in plastica che invadono le spiagge di tutta Europa. E il problema che spesso sfugge è che si tratta di prodotti monouso, il cui tempo di utilità è realmente ridotto al minimo. In seconda battuta, Bruxelles spinge per il consumo di acqua corrente ovvero vuole migliorare la qualità dell'acqua pubblica come servizio essenziale.

In parallelo è infatti scattata la richiesta ai Paesi membri di aprire le fontane delle città. Ma anche di fare promozione sulla qualità dell'acqua pubblica e di incoraggiare gli uffici pubblici a fornire accesso all'acqua potabile. Ovvero, come è stato messo nero su bianco sul provvedimento inviato anche all'Italia, l'istanza è di migliorare l'accesso all'acqua potabile per tutti i cittadini e in particolare per i gruppi più vulnerabili e marginali che hanno adesso difficoltà ad accedervi. Anche perché - fa notare Bruxelles nella linee di indirizzo - non si tratta affatto di ricominciare da zero perché già la situazione attuale in tema di acqua pubblica è quasi ovunque molto soddisfacente. Si tratta solo di fare una scelta definitiva per il bene dell'ambiente con un impatto positivo per il budget dei cittadini. Le stime riferiscono infatti di un risparmio di oltre 600 milioni di euro l'anno.

E sono in arrivo nuovi parametri per la potabilità dell'acqua

E per la certificazione della purezza e della potabilità dell'acqua, la Commissione europea è pronta a introdurre 18 nuovi parametri, aggiungendo ai tanti requisiti esistenti anche legionella e cloro. Lo scopo è far crollare i potenziali rischi per la salute dal consumo di acqua pubblica a meno dell'1% rispetto all'attuale 4%.