Rincari alimenti confezionati tra cui salumi, mozzarelle, formaggi. Motivi e di quanto.

Formaggi, salumi e carne: i rincari arrivano a tavola. Previsti ribassi per pasta e ortofrutta. L'analisi aggiornata di Unioncamere su 46 prodotti alimentari.

Rincari alimenti confezionati tra cui sa

Alimenti confezionati: prezzi in aumento


Anno nuovo, prezzi nuovi? Sì, ma al rialzo. Anche sul versante dei prodotti alimentari vanno messi in conto ritocchi verso l'alto che non vanno di pari passo con la lenta ripresa dell'economia nazionale, A essere coinvolti sono proprio quei cibi di base che fanno parte della tradizione gastronomica italiana. Come dire, in questi primi mesi dell'anno, comprare formaggi, mozzarella, salumi e burro richiede un impegno di spesa maggiore. Si va dal +3% di mozzarella vaccina e stracchino al +8% del parmigiano reggiano. Alla fine dell'anno sarà un bel gruzzoletto aggiuntivo a carico dei portafogli degli italiani. A fornire i numeri è stata Unioncamere sulla base di un'analisi dei prezzi alla produzione, secondo cui nel loro complesso potrebbero crescere del 3%. Unica nota positiva è sull'ortofrutta, ma molto dipenderà dall'andamento climatico.

Rincari di prezzo a tavola

Non solo formaggi, mozzarella, salumi e burro perché la corsa al rialzo dei prezzi coinvolte anche le quotazioni all'ingrosso dei principali tagli di carne. Non si tratta di aumenti casuale perché il risultato dei rincari dei mangimi. Diversa è la situazione dei prodotti della filiera cerealicola in cui le variazioni sono diverse e prossime allo zero per via dell'offerta diversificata. Si accennava al (possibile) calo dei prezzi della frutta, consumata in tutte le stagioni dell'anno, compreso l'inverno. Ebbene, secondo l'analisi che sta allarmato i consumatori (e i ristoratori) del nostro Paese, se dopo un 2017 complicato sotto il profilo meteorologico con neve in apertura d'anno e siccità e temperature torride nei mesi primaverili ed estivi, il clima nel 2018 dovessero tornare alla normalità senza quegli sbalzi di temperatura e le troppe anomalie, i prezzi di frutta e verdura, potrebbero cominciare a scendere.

Per quanto riguarda le variazioni percentuali dei prezzi praticati dai produttori alle grandi centrali di acquisti per i 46 prodotti alimentari, questo è il trend emerso dall'analisi di Unioncamere:

  1. Derivati dei cereali da 0,4 (novembre 2017) a 0,5 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)
  2. Carni da 1,5 (novembre 2017) a 3,3 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)
  3. Insaccati da 3,5 (novembre 2017) a 3,5 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)
  4. Latte e derivati del latte da 6,5 (novembre 2017) a 4,9 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)
  5. Oli e grassi da 3,1 (novembre 2017) a 0,5 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)
  6. Bevande da 2,7 (novembre 2017) a 3,5 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)
  7. Scatolame da 2,1 (novembre 2017) a 2,8 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)

Prezzi più alti: perché?

Ma perché il livello medio dei prezzi dei prodotti alimentari viene rivisto all'insù. Secondo Uniocamere, a incidere, oltre al recupero dei prezzi delle materie prime alimentari, anche alcune recenti tendenze dell'industria di trasformazione, aggiunge l'associazione, come quella riguardante il burro, protagonista di incrementi superiori al 10% nel 2017 per effetto di una intensificazione degli impieghi da parte dell'industria che lo sta sempre più utilizzando in sostituzione dell'olio di palma.