Riscaldamenti, si spengono in tutta Italia dal 15 Aprile e ulteriori

Dal 15 Aprile si spengono in tutta Italia i riscaldamenti. Vediamo le regole attuali.

Riscaldamenti, si spengono in tutta Ital

Riscaldamenti: dal 15 aprile si spengono in tutta Italia


Dovremmo essere in primavera anche se non sembra che sia proprio così e non manca nepur così tanto all'inizio dell'estate, ed ecco, dunque, che arriva il mometo di spegnare i riscaldamenti. Vediamo quando e come, regole ed esenzioni. E poi come avere la giusta temperatura ora e risprmiare energia in estate

Termosifoni spenti

Termosifoni spenti in tutta Italia a partire da domenica 15 aprile 2018

E' stato confermato l’obbligo di spegnimento dei riscaldamenti in tutti gli edifici situati nelle zone climatiche D ed E, cioè in quasi tutte le zone di Italia ad eccezione di quelle costiere del Sud, di parte di Toscana e Liguria e delle isole.

Esenti dall’obbligo gli impianti di ospedali, case di cura o ricovero per anziani o minori, scuole materne e asili nido, e gli edifici situati nella zona climatica F, che sono cioè ubicati su arco alpino e arco appenninico tra Pistoia e Savona. La misura è prevista dall’articolo 4 del Dpr 74/2013.

La temperatura ideale in casa con le nuove tecnologie

La questione dell'efficientamento energetico sta diventano sempre più centrale anche per gli italiani. Da una parte ci sono le nuove soluzioni tecnologiche trascinate anche dall'IoT (Internet of Things ovvero Internet delle cose) che rendono concreti scenari solo immaginati fino a pochi anni fa.

E dall'altra ci sono le norme sulla contabilizzazione dei consumi per il riscaldamento che impone alle famiglie o comunque ai condomini di rivedere alcuni aspetti fino a questo momento dati per scontati. Sia per una gestione più corretta dei consumi nel segno del risparmio in bolletta, ma anche nell'ottica di contenere l'impatto sull'ambiente, le cui conseguenze sono facilmente avvertibili nelle grandi città, ecco che dall'appuntamento milanese IOThings 2018 sono arrivate interessanti indicazioni su come l'Internet of Things giochi un ruolo chiave.

In buona sostanza, la catena dell'operazione è a seguente: prima il rilevamento ambientale delle temperature tramite apparecchi collegati in wireless, quindi la l'analisi dei dati raccolti da incrociare con le abitudini dei consumatori, ma soprattutto con le reali esigenze secondo la logica che gli sprechi non servono a nessuno.

Ecco quindi l'elaborazione di un sistema ottimizzato sulla base delle previsioni dei consumi. Non solo, ma mese dopo mese e anno dopo anno, stime e calcoli diventano sempre più precisi e aderenti alla realtà. In questo modo diventa facile sfruttare le strutture esistenti, tenere bassi i costi ed eliminare sprechi e dispersioni. E la facilità della procedura è dimostrato dal fatto che agli utenti basta un'app da scaricare sullo smartphone per gestire l'operazione ovvero personalizzare il riscaldamento di ogni area della casa.

Ma questa estate, attenzione...grandi cambiamenti

Calendario alla mano c'è ancora tempo perché il regime del mercato libero per le forniture di gas e luce scatterà tra poco più di un anno, esattamente il primo luglio. Ma proprio perché si tratta di una svolta epocale con conseguenze dirette sulle bollette e dunque sulle spese familiari, è bene non farsi cogliere impreparati. Il suggerimento è di muoversi con anticipo cercando di capire cosa cambia con le nuove norme ed eventualmente adottare le necessarie contromisure. Succede infatti che lo Stato non provvederà più a calmierare i prezzi e di conseguenza ciascuno operatori si muoverà in piena libera con proponendo tariffe e offerte differenti. Ma poi saranno realmente così convenienti? C'è il rischio di un innalzamento del livello medio dei costi ai danni degli utenti e del budget destinato alle bollette di elettricità e gas?

Il principale cambiamento rispetto all'attuale situazione è il mancato intervento dello Stato nel fissare le soglie può però portare a un aumento del costo medio delle bollette. Se adesso l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) propone un prezzo di riferimento a cui le aziende aderiscono, nel mercato libero, che scatta dal primo luglio del prossimo anno, possono invece applicare il prezzo che ritengono più adatto in un regime di concorrenza. In pratica le tariffe di luce e gas non saranno più calmierate dallo Stato e ciascun operatore può procedere in autonomia. In questo momento il consumatore può già aderire a un nuova proposta, accettando subito i passaggio al mercato libero. Può anche attendere che scatti l'obbligatorietà o può approcciarsi in maniera morbida con il cosiddetto contratto transitorio di Tutela Simile con cui introdursi poco alla volta al nuovo regime stabilito dal governo.

Quali sono gli elementi di cui tenere conto nella scelta? Sostanzialmente due: il costo della materia prima a parità di consumo e il tipo di tariffa più congeniale alle proprie abitudini. I contratti possono essere a tariffa fissa o a consumo effettivo, a cui possono possono essere aggiuntivi sconti, assicurazioni, fornitura di lampadine.

Occorre allora mettere in conto bollette della luce e del gas più alte? Forse. Ovviamente esiste anche la possibilità di risparmiare, ma occorre procedere con attenzione, comparare i costi e leggere anche quelli più nascosti, sia fissi e sia variabili. Insomma, bisogna spendere un po' di tempo, ma a beneficiarne è appunto il portafogli. A tal proposito, vale la pena rilevare come sul fronte della chiarezza delle bollette e della trasparenza delle voci siano necessari miglioramenti ulteriori. Basta leggere la fattura che arriva a casa per rendersene conto. Alcuni voci sono ancora estremamente generiche e onnicomprensive. Gli utenti sono chiamati a scegliere la tariffa più conveniente sulla base delle proposte che, dopo il primo luglio, giorno dell'entrata in vigore del mercato libero, sono destinate a moltiplicarsi.

Ma è solo l'inizio....

Il prossimo sarà un biennio di grandi sacrifici e tante spese aggiuntive per i consumatori italiani. Cresce infatti il prezzo delle bollette elettriche per le seconde case e i 2019 si prospetta ancora più esoso. I rincari sono arrivati al 14,5% dal 2012 a oggi: 68 euro in più a famiglia all'anno. Cifre da capogiro che vanno a impattare su quelle famiglie che si muovono all'interno di un budget limitato. Stando infatti a quanto previsto dalla riforma dell'Autorità per l'energia, i non residenti devono pagare circa 20 euro al mese di base, anche se non effettuano consumi. La ragione è presto detta: con la nuova bolletta il calcolo del consumo prevede una maggiore incidenza per i costi fissi che sono svincolati dallo scaglione di consumo. Meno peso è invece assegnato alla quantità di energia effettivamente utilizzata nel periodo in esame.

Facile allora comprendere come questo meccanismo incida sulle seconde case. Anche con aggravi pari a 130 euro, come lamentato di recente. I veri problemi arriveranno nel 2019 con la fine del mercato tutelato dell'energia e il passaggio a quello libero. La conseguenza è presto detta: lo Stato non provvede più a calmierare le tariffe. Facile credere a un aumento delle tariffe.

Dal primo gennaio le famiglie stanno facendo i conti con un aumento del 5,3% delle forniture elettriche mentre per quelle gas l'aggravio è del 5%. Se sembra regnare il caos sul fronte bollette da pagare non sembra che nel frattempo le associazioni dei consumatori siano in grado di fare fronte comune ed è forse questo l'elemento che deve preoccupare gli utenti. Le battaglie che hanno condotto in passato si sono infatti rivelate spesso positive per riuscire a fare centro ovvero per rivendicare le proprie ragioni rispetto ad aumenti dei costi che sono apparsi ingiustificati. E siccome, come abbiamo appena visto, le prospettive non sono affatto incoraggianti né per il resto di questo 2018 e né per il prossimo anno, ecco che senza un fronte comune, la voce dei consumatori rischia di indebolirsi e neanche di poco,

La spaccatura è in particolare sull'opportunità o meno di attivare un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico con Carlo Calenda, ormai a fine mandato, o di rivolgersi alle Procure. Ad esempio Carlo De Masi, presidente di Adiconsum, ritiene siano inutili i ricorsi alla Procura e l'invio di raccomandate. Preferisce piuttosto sollecitare Arera, l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente a indire, come formalmente richiesto, un incontro urgente con le associazioni dei consumatori, per conoscere entità economica e numerica e predisporre i correttivi necessari. Dall'altra parte, Massimo Dona dell'Unione nazionale dei consumatori si appella invece al ministro Calenda e chiede un incontro urgente con Arera, e con le associazioni di consumatori, per esaminare la questione degli oneri non riscossi.

E a chiudere il cerchio dell'incertezza, ecco che il Codacons ha annunciato il deposito di un ricorso al Tar Lombardia contro la delibera dell'Arera che vorrebbe imporre un nuovo balzello agli italiani per recuperare gli oneri di sistema non versati dalle società che vendono energia.