Rubati 195 milioni a societÓ di Firenze Bitgrail in criptovalute. Storia misteriosa italiana

Al di lÓ delle rassicurazioni a utenti e investitori, il punto Ŕ un altro: per quali ragioni si Ŕ materializzato il furto di Nano sulla piattaforma di trading?

Rubati 195 milioni a societÓ di Firenze

Rubati 195 milioni di dollari a Bitgrail


Spariti 17 milioni di Nano monete per un valore di circa 159 milioni di dollari, dalla piattaforma italiana Bitgrail. La vicenda è di per sé oggetto di preoccupazione e di interesse mediatico perché Nano è una delle tante criptovalute, al pari delle più note Bitcoin ed Ethereum, che fanno discutere e sono oggetto di attenzione e discussione sia in ambienti domestici e sia finanziari. Il punto è che a essere coinvolta è una piattaforma italiana di scambio di criptovalute, Bitgrail, che ha sede a Firenze. A presentare denuncia è stato lo stesso fondatore e proprietario della piattaforma, Francesco Firano, negli uffici della polizia postale.

Furto di criptovalute, la posizione di Bitgrail

I fatti sono allora noti e la stessa Bitgrail ha voluto fare alcune precisazioni pubbliche in favore di chi opera con la sua piattaforma. Nano a parte, di cui rimane solo il 20%, le altre criptovalute trattate sul sito di exchange vengono considerate al sicuro. Al di là delle rassicurazioni a utenti e investitori, il punto è un altro: per quali ragioni si è materializzato questo furto? O più semplicemente, come è stato possibile? La situazione è piuttosto delicata perché si assiste a un scambio di accuse a suon di comunicati stampa. Nano punta l'indice contro Francesco Firano, il trentunenne amministratore di Bitgrail, ritenendolo responsabile di aver nascosto la non solvibilità di Bitgrail. E a sostegno delle proprie tesi mette a disposizione una serie di screenshot di una conversazione con lo stesso Firano.

Quest'ultimo rigetta le accuse al mittente a ricorda di aver "proposto un fork come ipotetica soluzione al fine di restituire ai legittimi proprietari la coin rubate. La reazione dei due Dev di Nano è stata inaspettatamente di chiusura totale al dialogo". In pratica si sarebbe trattato di un furto non imputabile al loro software.

Resta da comprendere l'impatto di questa violazione considerando che sono 220.000 gli iscritti a questa piattaforma italiana di exchange per fare trading con monete virtuali. Bitgrail ha messo nero su bianco di aver predisposto un piano di recupero "che comunicheremo appena sicuri della sua fattibilità a livello legale e contabile". La totalità degli investitori sarà regolarmente rimborsata della somma sottratta, considerando che alla piattaforma di trading sarebbero rimasti 4 milioni di Nano? In ogni caso è stato inevitabile per la procura di Firenze aprire un fa.

E un'altra storia....

Tutto è nato da due originari dell'isola, Guillermo Ailes e Fabian Velez, e da Paul McNeal della Virginia: dopo l'uragano Maria hanno pensato di soccorrere Portorico con i droni, ma poi hanno fondato TokenCoin, una non profit per aiutare la gente con le criptovalute. Una parte dei portoricani si aspetta che arrivino soldi e lavoro, altri sono scettici nei confronti dei criptocolonizzatori. Ma i fatti sono chiari: i re dei Bitcoin sbarcano a Portorico e fondano la prima criptocittà, anche per non pagare le tasse. Ecco allora che a dicembre un gruppo di ricchi californiani che hanno guadagnato una fortuna con i Bitcoin ha cominciato ad arrivare a ondate a Portorico.

Uno di questi milionari statunitensi arricchitisi con i Bitcoin e altre criptovalute che si è trasferito a Porto Rico ha spiegato al New York Times le ragioni di questa decisione. A suo dire non si tratta solo di pagare le tasse. Portorico consente soprattutto di costruire qualcosa di totalmente nuovo. Ed è possibile farlo solo dove si ricomincia da zero. Come qui: l'uragano ha spazzato via tutto. Sono 112 i morti causati dall'uragano Maria, 64 dei quali a Portorico. Ma un'inchiesta del New York Times ne ha ipotizzati oltre mille. E spesso ricominciare da zero è la soluzione più facile per costuire. A proposito, il nome che dovrebbe avere Bitcoin city è Puertopia.

E il tutto avviene in un periodo critico perché il Bitcoin è in caduta libera. La criptovaluta crolla sotto i 6.000 dollari sui timori di regole più stringenti, bruciando 500.000 miliardi di dollari di capitalizzazione dagli inizi di gennaio, con un calo del 65% del suo valore in poche settimane. Preoccupa che sia usato come un investimento, afferma il segretario al Tesoro americano, aprendo la strada a nuove norme sulle valute digitali per mettere al riparo i risparmiatori da possibili truffe. Il tonfo rischia di mettere in pericolo la sopravvivenza dei miner, coloro che creano i Bitcoin risolvendo complicati calcoli necessari per validare le transazioni tramite super computer che richiedono un enorme ammontare di corrente elettrica.

E nonostante la vicende di Portorico che abbiamo appena visto. Con il Bitcoin a 6.000 dollari per più di due settimane, solo i miner che hanno accesso a elettricità a basso prezzo, sui 6 centesimi a kilowatt per ora, potranno sopravvivere. Il Bitcoin è l'insieme di una bolla, "di una truffa stile schema Ponzi", condanna Agustin Carstens, il direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali. Kodak ha messo in guardia su truffatori che stanno vendendo Kodak Coine ha posticipato l'initial coin offering attesa la scorsa settimana.