Sacchetti si pagano pure da calzolaio con scontrino obbligatorio. E altri venti rincari taciuti

Mentre continuano le polemiche sui sacchetti bio, diventa obbligatorio il sacchetto anche dal calzolaio, ma la decisione non è prova di paradossi.

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Obbligatori i sacchetti anche dal calzolaio a pagamento e bio, con l'isnerimento dello scontrino e un aumento dei prezzi dove prima c'erano servizi esenti. E questo significa iva e costi in più per i consumatori. Ma mentre si combatte la lotta per i sacchetti bio, c'è molto di peggio con tanti rincari silenziosi e molto anche più corposi.

I sacchetti a pagamento arrivano anche dal calzolaio, non privi di contraddizione, insieme all'obligo di emettere lo scontrino, dove prima non c'era. Ma la polemica sui sacchetti bio continua così come anche le iniziative per far modificare l'attuale normativa

Sacchetti a pagamento dal calzolaio

Mentre non si placano le polemiche sui sacchetti a pagamento per la spesa di frutta e verdura, le ultime notizie si concentrano su un'altra 'stranezza' che sta per arrivare: stando, infatti, a quanto riportano le ultime e ultimissime notizie, l'obbligo di pagamento, con relativo scontrino, varrebbe anche per i sacchetti bio dei calzolai. In particolare, la norma che prevede il pagamento dei sacchetti per l’acquisto di frutta e verdura introduce anche l'obbligo di scontrino per i lavori di riparazione per i quali finora i calzolai erano esenti. Le legge imporrebbe, inoltre, il pagamento di tutti i bio sacchetti consegnati da commercianti e artigiani al cliente, tra cui anche i calzolai. E non solo. Tuttavia, secondo quanto dichiarato dal presidente regionale veneto dei calzolai di Confartigianato, Eugenio Moro, per i calzolai il danno non si esaurisce al dover far pagare sacchetti che prima venivamo dati gratis ai clienti ma comprende anche l’obbligo di emettere scontrini per servizi che prima ne erano esenti. E si tratta di novità che sarebbe bene osservare, considerando che per i trasgressori sono previste salate sanzioni: se, infatti, vengono venduti sacchetti che non rispettano le caratteristiche previste dalla normativa, cioè che non siano biodegradabili e compostabili, si potrebbe essere soggetti ad una sanzione pecuniaria compresa tra i 2.500 e i 25mila euro, con possibilità di arrivare anche a 100mila euro.

Sacchetti bio non si placano polemiche e iniziative

I nuovi costi dei sacchetti bio per l'acquisto di frutta e verdura stanno scatenando non poche polemiche e tantissime proteste da parte dei consumatori. La disposizione sui costi dei sacchetti di frutta e verdura era stata inserita in un decreto legge 2017 n. 123, stabilendo che supermercati e altre attività commerciali sostituiscano i normali sacchetti leggeri con sacchetti biodegradabili da far pagare ai clienti. I nuovi sacchetti dovranno essere realizzati con materiale biodegradabile per un minimo del 40% dal primo gennaio 2020; che salirà al 50% in un secondo momento e dal primo gennaio 2021 al 60% e il loro costo parte da circa 2 centesimi per arrivare anche ai 10 centesimi, un vero e proprio ‘furto’ per alcuni. E infatti le ire dei consumatori sono, però, implacabili e c’è chi fa di tutto per evitare di pagare questa ulteriore spesa, seppur mini.

A sostenere i consumatori nella loro battaglia di protesta contro i sacchetti per la spesa di frutta e verdura non si è fatto attendere il Codacons che ha deciso di lanciare un'azione collettiva. Stando a quanto riportano le ultime notizie, infatti, l’associazione avrebbe pubblicato sul proprio sito internet un’azione collettiva grazie alla quale i consumatori pugliesi hanno la possibilità di contestare l’addebito degli shopper per frutta e verdura sullo scontrino, denunciando molti esercizi commerciali che applicano comunque il previsto costo del sacchetto anche quando si acquistano prodotti ortofrutticoli sfusi. Per il Codacosn è, infatti, giusto che i consumatori abbiano la possibilità di scegliere se acquistare frutta e verdura da imbustare direttamente nei punti vendita al momento della spesa o da mettere in sacchetti che essi stessi provvedono a portarsi da casa. Per loro sarebbe comunque un minimo risparmio garantito che non può assolutamente essere negato, soprattutto alla luce di condizioni di indigenza in cui versano tanti italiani oggi.

Con questa azione, il Codacons mette a disposizione dei cittadini che hanno acquistato articoli alimentari freschi e sfusi senza chiedere il sacchetto bio ma comunque pagando il loro costo un modello di denuncia per chiedere alle autorità competenti controlli e verifiche. Ma non solo: la stessa associazione ha inviato una diffida alla GdO e alle catene di iper e supermercati della Puglia, intimando di permettere ai consumatori di introdurre nei punti vendita della regione buste della spesa e sacchetti riutilizzabili per imbustare frutta, verdura e altri generi alimentari, senza addebitare alcun costo dei sacchetti di frutta e verdura nei casi in cui non vengano acquistati direttamente nello stesso punto vendita.

Sacchetti di frutta e verdura a pagamento: proteste anche da Ascom

Il Codacons non è l'unica associazione schieratasi in favore dei consumatori nella 'grande' battaglia contro i sacchetti di frutta e verdura a pagamento: secondo le ultime e ultimissime notizie, infatti, anche gli Alimentaristi dell'Ascom di Pordenone avrebbero deciso di protestare contro questa nuova disposizione che, in realtà, non sembrerebbe riservare nulla di buono, considerando continue lamentele e polemiche da parte di tutti coloro che fanno la spesa ma si inventano modi diversi di portarsi a casa frutta e verdura evitando di pagare quei sacchetti il cui costo è stato considerato davvero ingiusto.

Rincari autostrade, regalo dei cittadini con le tasse ai privati per molti esperti

Questa volta gli aumenti del prezzo delle autostrade non va proprio giù. E non solo perché si ripetono di anno in anno, ma anche perché in molti casi il rincaro è a doppia cifra, fino ad arrivare al caso limite del +52,69% per percorrere la RAV (Aosta-Monte Bianco). E non si capiscono le ragioni di questi continui ritocchi all'insù in un periodo in cui l'economia non è affatto florida e i servizi offerte lungo le autostrade da nord a sud, da est a ovest, non siano affatto migliorati a tal punto da rendersi necessario un aggravio dei costi. Ma c'è una semplice evidenza che mette in luce le storture di questi ennesimi aumenti di fine anno: i rincari delle tariffe autostradali sono maggiori dell'inflazione e del tasso di crescita del Pil. Significa allora che siamo davanti a un regalo ai concessionari pagato dai contribuenti?

Secondo l'Unione nazionale dei consumatori, si tratta però di aumenti inaccettabili con un impatto devastante sui pendolari. L'aggiornamento delle tariffe delle autostrade è deciso dal Ministero dei Trasporti. In base all'inflazione del paese e al recupero degli investimenti, ogni concessionaria autostradale avanza la sua richiesta, ma spetta al Mit la parola finale.

In ogni caso c'è ben poco da fare perché la revisione dei prezzi è già realtà. Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dell'Economia e delle Finanze si affrettano a precisare che l'incremento, in conformità alla convenzione unica, include il recupero del 70% dell'inflazione reale e la remunerazione dei nuovi investimenti. Sarà, ma le medie dell'adeguamento tariffario di competenza di Autostrade per l'Italia e Sias sono rispettivamente pari all'1,51% e al 3,02%. Abbiamo voluto vederci chiaro per capire l'effettivo aumento dei costi tratta per tratta e la fotografia scattata è la seguente:

  1. Asti-Cuneo invariata
  2. ATIVA (Tangenziale di Torino, Torino-Quincinetto, Ivrea-Santhià e Torino-Pinerolo) +1,72%
  3. Autostrade per l'Italia +1,51%
  4. Autostrada del Brennero +1,67%
  5. Autovie Venete +1,88%
  6. Brescia-Padova +2,08%
  7. Consorzio Autostrade Siciliane invariata
  8. CAV (autostrade Venete) +0,32%
  9. Centro Padane (Piacenza-Brescia) invariata
  10. Autocamionale della Cisa (A15) invariata
  11. Strada dei Parchi (A24 e A25) +12,89%
  12. Autostrada dei Fiori (Torino-Savona e Savona-Ventimiglia) +0,98%
  13. Bre.be.mi. (Brescia-Bergamo-Milano): +4,69%, TEEM +2,70% Pedemontana Lombarda +1,70%
  14. Milano Serravalle Milano Tangenziali +13,91%
  15. Tangenziale di Napoli +4,31%
  16. SALT (Società Autostrada Ligure Toscana) +2,10%
  17. RAV (Aosta-Monte Bianco) +52,69%
  18. Autostrade Meridionali (A3 Napoli Pompei Salerno) +5,98%
  19. Torino Savona +2,79%
  20. SATAP Tronco A4 Torino-Milano +8,34%
  21. SATAP Tronco A21 Torino-Piacenza +1,67%
  22. SAV Quincinetto Aosta invariata
  23. SITAF Torino Bardonecchia +5,71%

Prezzi reali dell'autostrada

Si ricorda che la rete del gruppo Sias comprende le concessionarie Satap (A4 Torino-Milano ed A21 Torino-Piacenza), Salt (Sestri Levante-Livorno, Viareggio-Lucca e Fornola-La Spezia), Autostrada dei Fiori (Savona-Ventimiglia), Autocamionale della Cisa, Sav (Quincinetto-Aosta), Ats (Torino-Savona), Asti-Cuneo, Ativa (Tangenziale di Torino, Torino-Quincinetto, Ivrea-Santhià e Torino-Pinerolo), Sitaf (Frejus, Torino-Bardonecchia), Sitrasb (Gran San Bernardo), Tangenziale di Milano e Brescia-Bergamo-Milano. A ogni modo, tradotto in euro e andando al di là dei numeri, questo è l'aggravio di spesa per gli automobilisti italiani che viaggiano in autostada e tangenziali:

  1. Carisio Balocco (km 7,6): da 0,90 a 1,00 euro
  2. SATAP A4 Rondissone Santhià (km 46): da 5,50 a 5,90 euro
  3. Novara Est Rondissione (km 99): da 11,80 a 12,70 euro
  4. Casei Girola Tortona (km 15): da 0,90 a 1,00 euro
  5. Tortona Binasco (km 54): da 3,20 a 3,60 euro
  6. Binasco Milano Ovest: da 1,30 a 1,40 euro
  7. Milano Ghisolfa Rondissone: da 15,60 a 16,80 euro
  8. Prato Est Firenze Ovest: invariato
  9. Firenze Sud Firenze Scandicci: da 1,10 a 1,20 euro
  10. Roma Nord Orte: da 4,40 a 4,50 euro
  11. Lodi Milano Sud: da 2,30 a 2,40 euro
  12. Milano Est Bergamo: da 3,40 a 3,50 euro
  13. San Cesareo Roma Sud: da 1,10 a 1,20 euro
  14. Roma Est Tagliacozzo (km 69): da 7,30 a 8,20 euro
  15. Avezzano Roma Est (km 96): da 10,10 a 11,30 euro
  16. Roma Est Teramo (km 167): da 17,50 a 19,60 euro

Rincari alimenti

Anno nuovo, prezzi nuovi? Sì, ma al rialzo. Anche sul versante dei prodotti alimentari vanno messi in conto ritocchi verso l'alto che non vanno di pari passo con la lenta ripresa dell'economia nazionale, A essere coinvolti sono proprio quei cibi di base che fanno parte della tradizione gastronomica italiana. Come dire, in questi primi mesi dell'anno, comprare formaggi, mozzarella, salumi e burro richiede un impegno di spesa maggiore. Si va dal +3% di mozzarella vaccina e stracchino al +8% del parmigiano reggiano. Alla fine dell'anno sarà un bel gruzzoletto aggiuntivo a carico dei portafogli degli italiani. A fornire i numeri è stata Unioncamere sulla base di un'analisi dei prezzi alla produzione, secondo cui nel loro complesso potrebbero crescere del 3%. Unica nota positiva è sull'ortofrutta, ma molto dipenderà dall'andamento climatico.

Non solo formaggi, mozzarella, salumi e burro perché la corsa al rialzo dei prezzi coinvolte anche le quotazioni all'ingrosso dei principali tagli di carne. Non si tratta di aumenti casuale perché il risultato dei rincari dei mangimi. Diversa è la situazione dei prodotti della filiera cerealicola in cui le variazioni sono diverse e prossime allo zero per via dell'offerta diversificata. Si accennava al (possibile) calo dei prezzi della frutta, consumata in tutte le stagioni dell'anno, compreso l'inverno. Ebbene, secondo l'analisi che sta allarmato i consumatori (e i ristoratori) del nostro Paese, se dopo un 2017 complicato sotto il profilo meteorologico con neve in apertura d'anno e siccità e temperature torride nei mesi primaverili ed estivi, il clima nel 2018 dovessero tornare alla normalità senza quegli sbalzi di temperatura e le troppe anomalie, i prezzi di frutta e verdura, potrebbero cominciare a scendere.

Per quanto riguarda le variazioni percentuali dei prezzi praticati dai produttori alle grandi centrali di acquisti per i 46 prodotti alimentari, questo è il trend emerso dall'analisi di Unioncamere:

  1. Derivati dei cereali da 0,4 (novembre 2017) a 0,5 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)
  2. Carni da 1,5 (novembre 2017) a 3,3 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)
  3. Insaccati da 3,5 (novembre 2017) a 3,5 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)
  4. Latte e derivati del latte da 6,5 (novembre 2017) a 4,9 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)
  5. Oli e grassi da 3,1 (novembre 2017) a 0,5 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)
  6. Bevande da 2,7 (novembre 2017) a 3,5 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)
  7. Scatolame da 2,1 (novembre 2017) a 2,8 (bimestre dicembre 2017-gennaio 2018)

Ma perché il livello medio dei prezzi dei prodotti alimentari viene rivisto all'insù. Secondo Uniocamere, a incidere, oltre al recupero dei prezzi delle materie prime alimentari, anche alcune recenti tendenze dell'industria di trasformazione, aggiunge l'associazione, come quella riguardante il burro, protagonista di incrementi superiori al 10% nel 2017 per effetto di una intensificazione degli impieghi da parte dell'industria che lo sta sempre più utilizzando in sostituzione dell'olio di palma.

Aumento luce e gas

Per i consumatori che ancora fanno parte dei servizi a maggior tutela l’aumento sarà del 5,3% per l’energia elettrica, il che si traduce, per una famiglia tipo che consuma 535 euro l’anno un aumento di 37 euro comprensivo di tasse sempre in un anno.

Sempre ancora per chi non è nel mercato libero, l’aumento del gas, sarà del 5%. In una famiglia tipo che consuma circa 1000 euro l’anno di gas quindi l’aumento, comprensivo di tasse, sarà di circa 50 euro.

Da ricordarsi che questi aumenti sono da considerarsi per chi è ancora nel servizio di maggior tutela, in genere chi è passato al mercato libero ha una tariffa fissa almeno per un anno pertanto non verrà variata fino allo scadere dell’anno, dopodiché l’aumento potrebbe essere anche maggiore del 5% stabilito dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico e non di poco.

Secondo il Codacons l’aumento è del tutto immotivato e inciderebbe notevolmente sulle famiglie, soprattutto perché un aumento nel periodo invernale è alquanto sospettoso. Secondo il Codacons questi aumenti, le variazioni dei prezzi avvengono trimestralmente, avvengono per precise leggi di mercato: quando la richiesta aumenta il prezzo del bene aumenta. Si tratta infatti di una normale dinamica di mercato in cui c’è un aumento dei prezzi all’ingrosso del gas, stimato in circa il 4%. Un altro 1% di rincaro è motivato dalla manutenzione del gasdotto che collega i depositi olandesi all’Italia e gli adeguamenti dei costi di trasporto.

Per quanto riguarda l’energia elettrica i motivi sono più complessi e causati da una moltitudine di fattori a partire dal costo della materia prima necessaria per produrre l’energia, costo aumentato di circa il 3,8%. Ma uno dei fattori più preponderanti è la scelta politica dell’Italia di allinearsi al resto d’Europa di caricare i consumatori finali dei costi di consumo elettrico e gas degli energivori, ovvero quelle grande società che consumano molta corrente per produrre beni e servizi.

Si tratta di sgravi del valore di 1,7 miliardi di euro e riguardano principalmente gli incentivi per le rinnovabili e come detto non graveranno più sulle industrie, che altrimenti andrebbero fuori mercato causando problemi più gravi per l’intera economia del paese, ma sulle famigle incidendo di circa 10 euro soprattutto sui nuclei familiari che consumano più di 1800 kWh all’anno. Il tutto causerebbe un aumento di circa il 2%.

Altri piccoli aumenti derivano dal poco rifornimento dei bacini idrici per la scarsità di pioggia dell’anno appena passato e per una manutenzione straordinarie delle centrali francesi che ci obbliga a produrre autonomamente energia, cosa che ha un costo maggiore rispetto l’energia nucleare.

E tutti gli altri  aumenti di spesa

Sono tante le voci di aumenti di costi che scatteranno il 1° Gennaio 2018 o che verranno applicate man mano durante il prossimo anno. Per bollette e autostrade l'aumento sarà immediato, per le altre voci come canoni telefonici, alimentari, trasporti e servizi bancari avverrà nei primi mesi dell'anno. Una stangata che costerà alle famiglie italiane 942 euro. Sperando almeno che le nuove leggi UE che tutelano il consumatore che veranno introdotto nel 2018 possano in qualche modo calmeriare l'aumento previsto. 

Sono previsti rincari anche per la benzina nel corso del 2018, sugli alimentari e di conseguenza anche per mangiare fuori casa. 

Rincari anche per i trasporti (di ogni genere: taxi, treni, aerei, navi, metro) e per i costi dei servizi bancari, senza dimenticare gli aumenti previsti per le tariffe dei cellulari.

A sorprendere sono i rialzi a cui saranno soggetti i prodotti che portiamo a tavola, anche quelli più comuni, dal grano ovvero dal pane e la pasta, all'olio di oliva, dal burro alle conserve alimentari fino alle uova. Le ragioni sono ben precise e fanno riferimento al clima impazzato che mette in discussione la produzione regolare. Il problema - fanno notare i sodalizi a tutela dei consumatori - è la possibile speculazione da parte dei commercianti. Da qui l'invito per consumatori e utenti finali a osservare ed evidentemente denunciare spropositati aumenti di prezzi.

Attenzione poi ai rincari, spesso sottotraccia e dunque non immediatamente individuabili, applicati dalle banche nella gestione dei conti correnti e delle assicurazioni in materia di polizze. C'è anche chi ha provato a elaborare stime sugli esborsi maggiori a cui saranno soggetti i consumatori italiani al definitivo rientro delle vacanze e dunque già in autunno. Per quanto riguarda i conti correnti si parla di una forbice tra 20 e 25 euro all'anno; sulle assicurazione il costo aggiuntivo varia da da 10 a 15 euro, sempre su base annuale. A giustificazione di quesi aggravi c'è la crisi del sistema degli istituti di credito, pagata anche dai clienti.

Da tenere sotto controllo anche le tariffe per cellulari, nella maggior parte dei casi con base 28 giorni e non più mensile. A far sentire la sua voce è stata l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che aveva puntato l'indice contro la decisione di applicare il medesimo trattamento anche alla tariffazione per la telefonia fissa. A detta dell'Agcom il criterio di fatturazione deve essere il mese per consentire all'utente di avere una corretta e trasparente informazione sui consumi fatturati e un tempo di invarianza nel rinnovo del prezzo offerto dagli operatori. A supporto di questa indicazione aveva emanato una specifica delibera per bloccare l'estensione della riduzione del periodo del pagamento della tariffa anche alle utenze fisse. L'obiettivo - si legge testualmente - è garantire la tutela effettiva degli utenti, avendo riscontrato problemi in termini di trasparenza e comparabilità delle informazioni in merito ai prezzi vigenti. Tanto per essere chiari, ha paventato un aumento delle tariffe dell'8,6%.

E a proposito di bollette, che dire degli incrementi che in maniera ciclica investono il costo dell'energia elettrica e del gas sia per il consumo domestico e sia per le piccole e medie imprese? Anche in questo caso occorre non fare nulla per scontato ovvero verificare con attenzione il prezzo in relazione al consumo e procedere a una comparazione con gli altri operatori presenti sul mercato. Il risparmio finale può essere anche considerevole e dunque risultare molto conveniente.

Infine attenzione al mondo della scuola. Non sarà semplice per i genitori sottrarsi dal caro prezzi delle spese per l'istruzione dei proprio figli. Percentuali al rialzo per il costo di diari, astucci, zaini e materiale scolastico. Anche in questo caso non mancano stime ben precise: Aumento medio del 2,5% con picchi del 3,9% per gli zainetti griffati e una spesa media che, inclusi i libri di testo potrebbe superare la soglie dei 500 euro a studente. Diverso è invece il caso dei vaccini obbligatori, diventato uno dei principali argomenti di discussione nelle famiglie italiane in queste ultime settimane. L'intera operazione è infatti gratuita (i costi sono a carico dello Stato) e non è previsto alcun







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di Luigi Mannini pubblicato il