Sogin, il caso del nucleare italiano e delle scorie da smaltire

di Chiara Compagnucci pubblicato il

Impossibile che i lavori finiscano alla data e nei costi previsti. Si parla ancora della Sogin e dello smantellamento delle centrali e degli impianti nucleari.

Sogin, il caso del nucleare italiano e d

eposito nazionale di rifiuti radioattivi

Questo è un periodo in cui il focus di approfondimento della giornalista Milena Gabanelli finiscono nel mirino dei suo detrattori. E non è stato da meno quello su Sogin, considerato "il buco nero del nucleare italiano". A detta del cosiddetto Ingegner Nuculare del blog Butac si tratta di un caso montato sul nulla ma che attira l'attenzione perché ci sono tutti gli ingredienti di una storia di successo: scorie, buco nero, costi, omissioni, complotto e rischi. Stiamo parlando della soceità statale nata per smantellare le centrali di Caorso, Trino, Latina e Garigliano. Tuttavia gli impianti sono ancora lì e i costi di gestione di questa struttura sono a carico degli utenti e delle loro bollette. Più esattamente alla Sogin sono state assegnate tutte le centrali, gli impianti e la realizzazione e gestione del Deposito nazionale dove stoccare in sicurezza e i rifiuti a bassa e media attività.

Tempi, costi e deposito nazionale di rifiuti radioattivi

Secondo Butac, i quattro impianti da smantellare, tra l'altro, sono di tipologie molto diverse tra loro e l'Italia ha iniziato da tempo lo smantellamento e il fatto che sia necessario altro tempo (e altri cosi) - ragiona - sarebbe tipico di ogni processo innovativo. Impossibile insomma che i lavori finiscano alla data e nei costi previsti. Il punto delicato è però un altro: il deposito nazionale di rifiuti radioattivi, rispetto a cui capovolge il punto di vista: la politica non è debole, anzi può essere saggia e lungimirante. Realizzare un'opera necessaria con tecniche d'avanguardia è meno semplice e scontato di quanto si possa immaginare.

Sogin approva il bilancio

E il tutto avviene mentre Sogin ha approvato il bilancio con un utile netto di 7,8 milioni di euro. Provando a dare qualche numero, l'esercizio fiscale 2017 si è chiuso con un utile netto di 7,8 milioni di euro. Il risultato operativo di Gruppo è di 10,3 milioni mentre il valore della produzione, al netto della gestione del combustibile, è pari a 186,9 milioni. Una cifra a cui sommare 221,9 milioni per le attività di gestione e riprocessamento del combustibile, che costituiscono una voce passante e non strutturale del bilancio. Si apprende anche che Sogin ha realizzato un volume di attività di decommissioning di 63,2 milioni ovvero il secondo migliore risultato in termini economici dalla nascita della società. Di più: per la prima volta il personale è diminuito passando dalle 1.268 unità a 1.210 con un costo sceso in proporzone da 92,8 a 86,4 milioni. Lo scorso anno Sogin ha infine triplicato le commesse verso terzi.

Come comunicato dall'amministratore delegato di Sogin, il gruppo ha per la prima volta registrato na riduzione significativa del personale e dei relativi costi accanto al segno positivo di tutti gli indicatori economici. E allo stesso tempo la società ha realizzato la seconda prestazione di sempre nelle attività di smantellamento mentre le commesse verso terzi sono triplicate rispetto all'anno prima. Di più: l'accordo rinegoziato lo scorso anno con gli inglesi della Nuclear Decommissioning Authority è destinato a produrre una riduzione del volume dei residui derivanti dal riprocessamento del combustibile da far rientrare in Italia, e di 26 milioni di euro di costi a vita intera per la gestione del ciclo del combustibile.

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