Direttore sposta soldi clienti su altro conto. E altri scandali bancari nazionali e localu

Indagato direttore di una filiale della Banca Popolare per appropriazione indebita: l’accusa e i fatti. Cosa è accaduto

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Gli scandali bancari sembrano non cessare mai. Questa volta è il caso di un direttore che sposta i soldi ad un altro conto corrente dei suoi clienti in una filiale della banca Popolare. Ma ce sono diversi alcuni locali e altri nazionali.

Ha prelevato soldi da conti correnti di due conoscenti, per una cifra complessiva di circa 160 mila euro, e li avrebbe girati su un altro deposito bancario: questo è quanto fatto dal direttore di una filiale della Banca Popolare di Sestri Levante che ha portato la Procura ad aprire un’indagine.

Sposta soldi dai conti correnti, la storia

La vicenda che vede come protagonista il direttore di una filiale della Banca Popolare di Sestri Levante, indagato dal sostituto procuratore Luca Scorza Azzarà con l’accusa di appropriazione indebita, risale al 2016. L’inchiesta era nata dalla segnalazione della stessa banca, che aveva notato il trasferimento durante un controllo interno. Stando a quanto reso noto dopo la ricostruzione dei fatti, i soldi prelevati dal direttore non sarebbero stati usati per fini personali. Il direttore si è presto affrettato a precisare che non si sarebbe trattato di un gesto volontariamente compiuto da lui, ma sarebbero stati gli stessi clienti a chiedergli di trasferire i soldi su altri conti.

La difesa.

Stando a quanto riportano le ultime notizie, l’uomo, difeso dagli avvocati Nicola Scodnik e Sandro Vaccaro, avrebbe già provveduto alla restituzione della maggior parte dei soldi presi, avviandosi pertanto alla chiusura definitiva dell’indagine.

Ma non è l'unico caso

Ancora una situazione grave per le banche, anche se questa volta sembrare centrare i dipendenti. Ma non è l'unico fatto che a come soggetto le banche e i rapporti con la clientela

Gli indagati per una vicenda che ha dell’incedibile sono otto. A causa di prestiti concessi a tassi unitari sono scattate le indagini per quanto riguarda otto dipendenti di banca. Che, stando alle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Lecce, avrebbero concesso presunti prestiti a tassi usurai a persone in difficoltà.

Sarebbero dunque persone senza scrupolo che non avendo alcun rispetto per la situazione di queste persone ne avrebbero approfittato. I fatti risalirebbero, al periodo compreso tra il 2004 e il 2015, e coinvolgerebbero alcuni istituti di credito attivi nel Basso Salento.

L’accusa a loro rivolta è quella di usura aggravata e gli otto dipendenti finiti sotto il mirino della Procura adesso dovranno rispettare il termine di venti giorni per presentare memorie difensive o chiedere di essere ascoltati dal Pubblico Ministero.

E dalle filiali ai comportamenti nazionali

La Procura di Lecce vuole vederci chiaro soprattutto per quanto riguarda la concessione di mutui ipotecari con tassi di mora; conti correnti ordinari, conto anticipi e linee di credito con tassi nominali annui, tutti ritenuti oltre la soglia legale. In alcuni casi, gli otto dipendenti di banca indagati avrebbero agito, nell’esercizio della loro professione, in danno di persone che si trovavano in stato di bisogno e imprenditori, professionisti ed artigiani.

Sono tre le banche oggetto della multa per anatocismo da parte dell’Antitrust. Un provvedimento atteso dalle tante realtà civiche nate in questi anni per denunciare una pratica disdicevole, quella dell’anatocismo per l’appunto, ovvero l’applicazione degli interessi sugli interessi a debito, che tanti problemi ha creato ai consumatori italiani. La multa comminata dall’Antitrust, che in totale ammonta a ben 11 milioni di euro, inizia a fare chiarezza anche dal punto di vista normativo visto e considerato che le banche, in questi anni, hanno approfittato di un contesto in evoluzione che consente l’applicazione dell’anatocismo solo ed esclusivamente per gli interessi che il cliente autorizzi preventivamente ad addebitare sul conto corrente.

E invece, secondo quanto accertato dall’Antitrust, gli istituti di credito hanno deragliato dai binari della correttezza spingendo, attraverso comunicazioni parziali e non corrette, i clienti a rilasciare le autorizzazioni all’addebito in conto corrente. Facendo credere che questo iter fosse la prassi da seguire, ha spinto i clienti a concedere l’autorizzazione. In pratica l'Antitrust contesta questo metodo perché sottintende che la pratica utilizzata per convincere i clienti non è assolutamente regolare. Anche perché le conseguenze della scelta sul fronte del conteggio degli interessi sui debitori non venivano mostrate agli stessi.

Sono tre le banche che hanno ricevuto la multa la parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per anatocismo la sgradevole pratica dell’applicazione degli interessi sugli interessi a debito che comporta l’istruzione delle sanzioni in oggetto. Una pratica che va a danno dei consumatori costretti quindi ingiustamente a pagare soldi non dovuti. E sono tanti i movimenti civici nati in questi anni con il preciso scopo di denunciare il ricorso all’anatocismo da parte di diversi istituti di credito. Le tre banche che sono state oggetto di questo provvedimento sono UniCredit, Banca Nazionale del Lavoro e Intesa San Paolo. Le cifre da pagare sono rispettivamente di cinque, quattro e due milioni di euro per un totale di undici milioni da versare nelle casse dell’erario. La motivazione del provvedimento preso dall’Antitrust è che le tre banche hanno adottato condotte aggressive volto all’applicazione dell’anatocismo bancario.

Tali condotte sono state poste in essere in un quadro normativo in evoluzione che attualmente ne consente l’applicazione solo ed esclusivamente per gli interessi che il cliente autorizzi preventivamente ad addebitare sul conto corrente. Tale strategia è stata sostenuta da varie azioni finalizzate all’acquisizione delle autorizzazioni da parte della clientela che ancora non aveva effettuato la scelta, attraverso sollecitazioni e monitoraggio da parte della rete e delle funzioni/strutture interne coinvolte, sia sui canali fisici, sia sull’internet banking.

Ecco spiegate in breve le motivazioni che hanno spinto l’Antitrust a comminare la multa i tre istituti di credito. Una multa che ammonta complessivamente a ben 11 milioni di euro. Le banche, nell’adottare queste politiche aziendali, hanno fornito informazioni non attinenti al vero, o quanto meno parziali, volte cioè a scoraggiare, evidenziando solo gli effetti negativi che si sarebbero manifestati in caso di pagamento non effettuato degli interessi di mora e la conseguente iscrizione negli elenchi dei cattivi pagatori. Inoltre nelle informative non si accennava minimamente a quello che sarebbe successo in seguito all’autorizzazione connesse con l’applicazione di interessi anatocistici.

L’Autorità ha dunque ritenuto scorrette le modalità utilizzate per ottenere le necessarie autorizzazioni dai clienti condizionati a prendere decisioni che non avrebbero altrimenti preso in considerazione dell’applicazione, in caso di addebito degli interessi in conto, dell’anatocismo bancario. Nel corso dell’istruttoria sono stati svolti accertamenti ispettivi con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.