Stipendi e pensioni troppo bassi in Italia. Crolla potere acquisto. E può ancora peggiorare

Importi di stipendi e pensioni ancora troppo bassi nel nostro Paese: i motivi e situazione negli altri Paesi europei. Proposta di salario minimo

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Gli importi di stipendi e pensioni sono ancora troppo bassi in Italia e il potere di acquisto continua a crollare: la situazione, stando a quanto riportano le ultime notizie, non è affatto positiva ma le brutte notizie non finiscono qui, perché si tratta di dati negativi che potrebbero ancora peggiorare anche se il Governo Lega-M5S sta cercando di iniziare a trovare una soluzione almeno con il salario minimo obbligatorio.

Stipendi e pensioni basse, crolla potere d’acquisto

Stando a quanto riportano le ultime notizie rese note da un rapporto della Fondazione Di Vittorio, think tank della Cgil, che confronta le retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti italiani con quelle del passato e degli altri grandi Paesi europei, gli stipendi hanno perso mille euro di potere d’acquisto negli ultimi sette anni, riducendosi notevolmente mentre in altri Paesi, come Germania e Francia, sono saliti. E se nel 2010 la retribuzione media in Italia era di 30.272 euro nel 2017 è scesa a quota 29.214; mentre in Germania nel 2010 la retribuzione lorda media era di 35.621 e nel 2017 è salita di ben 3.825 euro quota 39.446 euro. A causare questo forte gap, secondo l’analisi della Fondazione Di Vittorio, sono soprattutto contratti precari, part time e lavori discontinui, ma anche carenza di capitale umano nel nostro Paese, vista la notevole riduzione delle alte qualifiche.

La situazione negativa per gli stipendi italiani è confermata da uno studio dell’istituto di ricerca European trade union institute, secondo cui i salari reali, cioè le retribuzioni aggiustate al costo della vita, sono calati del 4,3% tra 2010 e 2017, dopo essere cresciuti del 7,3% fra 2000 e 2009 e l’Italia è tra i fanalini di coda dell’Eurozona.

La situazione, dunque, al momento, come confermano le ultime notizie, non è affatto rosea e potrebbe anche peggiorare, sia per stipendi che per pensioni, se non ci saranno i rinnovi contrattuali, fermi già da troppo tempo, per comparti pubblici come sanità, scuola, P.A. e se le tasse locali subiranno ulteriori aumenti.

Stipendi e pensioni bassi in Italia: prospettive di ulteriori peggioramenti

Le ultime notizie, infatti, confermano come da quest’anno le amministrazioni locali, cessato il divieto di intervento sulle tasse locali, possano tranquillamente tornare a intervenire sugli importi delle tasse locali anche con eventuali aumenti, il che provocherebbe aumenti di tasse da pagare e riduzioni delle somme nette degli stipendi per i lavoratori. A questa situazione per i salari, si aggiunge la mancata indicizzazione per tutte le pensioni, che manca in realtà da anni, e le rivalutazioni ad aprile saranno davvero minime rispetto a quanto molti avevano preventivato per effetto dell’adeguamento all’aumento del costo della vita. Senza considerare il conguaglio per il blocco delle indcizzazioniche sarà trattenuto sui prossimi assegni pensionistici. (anche se non sarà soprattutto per le pensioni pi basse secondo diverse fonte di grandi cifre, come p doveroso sotlinearlo)

La perequazione per le pensioni fino a poco più di 1.500 euro lordi mensili (circa 1.200 netti), cioè quelle che arrivano fino a tre volte il trattamento minimo Inps, è pari all’1,1%; a quelle tra tre e quattro volte il minimo (cioè fino a circa 2.030 euro lordi al mese, circa 1.550 netti) viene riconosciuto il 97% dell’inflazione registrata lo scorso anno, mentre per importi superiori a questa soglia la percentuale di rivalutazione riconosciuta inizia a calare gradualmente, prima al 77%, poi al 52, al 47 e al 45 per arrivare infine al 40% per assegni superiori ai 4.565 euro lordi mensili.

Stipendi bassi in Italia: il progetto del salario minimo

Per ovviare alla situazione degli stipendi bassi in Italia e contrastare il calo del potere d'acquisto, le ultime notizie come il M5S abbia riproposto il cosiddetto salario minimo, proposta condivisa e presentata anche dal Pd, anche se sarebbe solo la prima mossa verso un miglioramento della situazione salariale dei lavoratori italiani. La proposta dei pentastellati è quella di stabilire un salario minimo orario lordo sotto il quale nessuna impresa potrà andare e stabilire ordine nei contratti collettivi nazionali.

Oggi, infatti, diverse imprese riescono a pagare i lavoratori meno dei minimi contrattuali perché possono scegliere tra le centinaia di tipologie contrattuali e il risultato è che quasi il 12% dei lavoratori regolari percepisce stipendi davvero bassi nonostante le tante ore di lavoro e non riesce ad arrivare a fine mese pur lavorando. L’avvento del salario minimo dovrebbe, invece, rappresentare una garanzia, stabilendo una somma sotto la quale non si potrà più andare e che sarà adeguata annualmente all’aumento dei prezzi. Ma, qusta, può essere solo una misura iniziale. Occorre andare oltre ad esempio rinnovando i contratti da troppo tempi fermi o con aumenti irrisori.

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