Stipendi, non più contante per pagare. Multe severe

Multe per i datori di lavoro e i committenti non si adeguano al divieto di pagare lo stipendio in contanti. Ma sono previste anche importanti eccezioni.

Stipendi, non più contante per pagare. M

Stipendio in contanti, addio


Multe severe fino a 5000 euro per chi pagherà gli stipendi in contanti, è stato bloccato tutto questo dalla Commissione. Gli stipendi dovranno essere pagati con metodi tracciabili.

Mai capitato di ricevere lo stipendio in contanti? Bene, se la risposta è affermativa potrebbe essere l'ultima volta. Le nuove regole vietano espressamente questa possibilità e attendono solo l'ultimo via libera: quello del Senato prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Perché nel frattempo è stata la Camera dei deputati ad aver acceso il semaforo verde stabilendo che lo stipendio può essere riscosso solo tramite la banca o la posta. Eppure lo stupore deve essere limitato perché esiste da tempo il disegno di legge per una busta paga tracciabile e la questione è da tempo al centro dell'attenzione. Ma adesso qualcosa si è mosso in maniera concreto. Due passaggi meritano di essere subito segnalati: le norme valgono per tutti i lavoratori, indipendentemente dal contratto o dal rapporto tra le parti, e oltre ai contanti sono adesso vietati anche gli assegni.

Vietato pagare lo stipendio in contanti: le nuove regole

Cosa prevede allora la proposta di legge di Titti Di Salvo, vicepresidente del gruppo democratico alla Camera? Ricordando ancora che affinché diventi legge a tutti gli effetti è indispensabile che anche l'altro ramo del parlamento sia d'accordo sul medesimo testo, senza la modifica di una sola virgola, viene messo nero su bianco come datori di lavoro e committenti siano obbligati a effettuare il pagamento

  1. con accredito diretto sul conto corrente del lavoratore;
  2. con pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale;
  3. con emissione di un assegno da parte della banca o della posta consegnato direttamente al lavoratore o, se impossibilitato, a un suo delegato.

Insomma, non sarà più possibile procedere brevi manu. A corollario del pacchetto di novità che ha ottenuto il via libera, viene sancito che la firma della busta paga apposta dal lavoratore non è prova dell'avvenuto pagamento del compenso.

Multe per chi non si adegua ed eccezioni

L'impianto normativo prevede naturalmente sanzioni per chi non si adegua ed esattamente il datore di lavoro o il committente che viola il divieto di pagare lo stipendio in contanti, è soggetto a una multa tra 5.000 e 50.000 euro. Non solo, ma devono comunicare al centro per l'impiego competente per territorio gli estremi dell'istituto bancario o dell'ufficio postale, altrimenti vanno incontro a una seconda sanzione da 500 euro. Le disposizioni non si applicano ai datori di lavoro non titolari di partita Iva e ai rapporti di lavoro che rientrano nell'ambito dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici. Allo stesso tempo è prevista una deroga per i rapporti instaurati dai piccoli condomini, ad esempio per la pulizia delle scale o per la manutenzione del verde condominiale.

Questa legge si pone come soluzione a un problema diffuso. Succede infatti . come spiega la prima firmataria - alcuni datori di lavoro, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, corrispondono ai lavoratori una retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva, pur facendo firmare al lavoratore una busta paga dalla quale risulta una retribuzione regolare. Le nuove regole introducono un meccanismo antielusivo consistente nel rendere obbligatorio il pagamento delle retribuzioni attraverso gli istituti bancari o gli uffici postali. La pluralità di modalità di pagamento consente di non rendere obbligatoria, per il lavoratore, l'apertura di un conto corrente bancario o postale. Stando così le cose, il via libera definitivo è atteso prima della fine della legislatura.