Telefonia, i 10 costi nascosti in bolletta per smartphone

L'Unione nazionale dei consumatori ha trovato e denunciato 10 voci oscure tra servizi non richiesti e costi accessori applicati senza il cosnenso del cliente

Telefonia, i 10 costi nascosti in bollet

Smartphone: i 10 costi nascosti in bolletta


Dieci costi assolutamente poco conosciuti che l'associazione Usm ha denunciato e che non tutti i soliti, i banali ma davvero, spesso, almeno alcuni poco noti davvero.
 

Se c'è una ragione per cui le compagnie telefoniche sono da tempo nel mirino è per l'assenza di trasparenza. Vera o presunta che sia, l'accusa è di prevedere costi nascosti che vanno al di là delle tariffe mensili formalmente indicate. Ed è su queste basi che l'Unione nazionale dei consumatori, peraltro molto attiva negli anni nel comparto della telefonia, è di nuovo sul piede di guerra. Ma non lo è solo teoricamente ovvero denunciando in maniera pubblica la presenza di costi non indicati con chiarezza da parte dei gestori. Ma lo fa in maniera pratica presentando un dettaglio esposto all'Antitrust in cui indica i presunti comportamenti al limite delle correttezza dei vari Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb. Se poi l'Autorità darà seguito alla denuncia ovvero se comminerà sanzioni agli operatori telefonici è tutto da vedere. L'attenzione è puntata su cinque punti:

  1. ChiamaOra, Ti ho cercato, Chiamami ovvero i servizi che avvisano l'utente nei casi in cui non è stato possibile contattarlo.
  2. L'ascolto dei messaggi in segreteria ha un costo, ma non sarebbe comunicato adeguatamente ai consumatori.
  3. I piani tariffari base: Tim, Vodafone e Wind richiederebbe circa 50 centesimi a settimana.
  4. I costi di incasso o altri costi: gli operatori li addebiterebbero agli utenti, indipendentemente dalla modalità di pagamento prescelta.
  5. Il tutto incluso non sarebbe sempre reale: alcuni operatori non informerebbero i propri clienti dell’addebito di costi aggiuntivi per chiamate da linea fissa
  6. Il pagamento della chiamata per conoscere il credito residuo.
  7. Il servizio antivirus a pagamento.
  8. L'omessa o inadeguata informativa sui costi del servizio tethering.
  9. L'addebito di penali in caso di recesso da un contratto di abbonamento. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha già diffidato Vodafone.
  10. L'addebito di costi di attivazione delle sim nei punti vendita, variabile dai 3 ai 5 euro.

Quanti consumatori sanno di pagare di più?

A detta di Massimiliano Dona, presidente dell'Unione nazionale dei consumatori, in pochi sono consapevoli di pagare per il servizio Chiamami o qualunque sia la sua denominazione. E allo stesso tempo, in quanti sono a conoscenza che ascoltare i messaggi lasciati in segreteria da un utente quando il cellulare è spento o non raggiungibile, ha un costo. Il coordinatore del sodalizio sostiene che molti consumatori sono indignati per gli importi addebitati per la chiamata necessaria a conoscere il credito residuo o per aver utilizzato il cellulare come hotspot. E se al danno si aggiunge la beffa di pagare senza saperlo - è il suo ragionamento - si capisce bene perché l'indignazione diventi rabbia nei confronti di quegli stessi operatori che vantano negli spot la loro serietà nei confronti del cliente.

Parole durissime da parte di Dona, che parla addirittura di imbarbarimento etico del mercato della telefonia. E su queste basi - tuona - ha deciso di denunciare all'Authority, nelle vesti di presidente dell'Unione nazionale dei consumatori, Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb, indicando sul sito i costi nascosti nella bolletta telefonica.

Anche Altroconsumo, servizi aggiuntivi non richiesti, ben camuffati nei contratti

Ancora una inchiesta sul comportamento degli operatori telefonici e ancora altri motivi per mugugnare. Questa volta ci sono di mezzi i costi nascosti e le trappole per gli utenti. Quelli cioè che fanno lievitare la bolletta alla fine del mese e alla fine dell'anno. A mettere la firma a questa inchiesta ci ha pensato Altroconsumo che ha indagato sul comportamento di cinque operatori in cinquanta punti vendita. La conclusione non è stata affatto delle più rassicuranti: le offerte telefoniche a tariffa fissa sono cariche di servizi non richiesti e costi in più. Inevitabile allora la segnalazione a Agcom e Antitrust per la mancanza di chiarezza nelle comunicazioni.

Si tratta evidentemente di un comportamento comune, considerando che Altroconsumo associazione indipendente di consumatori senza fini di lucro, ha passato ai raggi X gli operatori Tim, Vodafone, Wind, Tre e Fastweb nelle città Bologna, Milano, Napoli, Roma e Torino, e Napoli. Ed è bastato poco per portare alla luce la non completa trasparenza ovvero l'applicazione di servizi aggiuntivi non richiesti, ben camuffati nei contratti. Quando si scoprono è spesso troppo tardi. Anche perché poi gli operatori rendono difficile la vita a chi vuole disattivare i servizi non richiesti. Tra le voci tenute in considerazione ci sono il costo di attivazione, e opzione per il piano tariffario, l'antivirus, la segreteria telefonica, il controllo del credito residuo, il recesso anticipato, gli extra soglia. Questo è allora il quadro disegnato da Altroconsumo:

  1. Fastweb. Fastweb ha meritoriamente reso gratuiti servizi che gli altri operatori fanno pagare. Nella sua campagna pubblicitaria, tutta giocata sulla trasparenza, dimentica di citare i costi di attivazione. Qui a essere dimenticati sono i costi extrasoglia.
  2. Tim. In tutti i negozi Tim visitati è stato dichiarato il costo di attivazione della sim, ma nessuno dei venditori menziona i costi per recesso anticipato. Incredibile che faccia pagare 3 euro per disattivare un servizio non richiesto come Prime Go.
  3. Tre. Tre, operatore che si è fuso con Wind, addebita un euro e mezzo per consultare la segreteria telefonica (il più caro insieme a Tim). Salati i costi extrasoglia. Un addetto alle vendite su due (un record) fa riferimento al recesso anticipato.
  4. Vodafone. Imponente l'elenco dei costi nascosti di Vodafone. Nei dieci punti vendita visitati, zitti e mosca soprattutto sui costi per recesso anticipato e per il controllo del credito. È l'unico gestore che spilla un euro al mese per un antivirus inutile.
  5. Wind. Grazie allo stratagemma di far risultare Wind Basic come "opzione" che si rinnova, Wind addebita ai propri clienti 50 centesimi a settimana. Particolare taciuto da tutti i venditori. Lo stesso succede per i costi di recesso e quelli extrasoglia.

Secondo Altroconsumo - come ha messo nero su bianco nella segnalazione inviata all'Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni e all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - Si tratta di una condotta commerciale in cui la mancata trasparenza delle informazioni in questione minaccia la capacità degli utenti di fare scelte consapevoli e informate. Tali servizi non risultano infatti evidenziati immediatamente in modo chiaro e trasparente nelle presentazioni commerciali delle offerte, causando un disallineamento tra quanto comunicato al cliente e gli oneri economici che sono concretamente richiesti.

E non mancano le critiche del nuovo operatore roprio su questi punti

La prima critica di Benedetto Levi, amministratore delegato di Iliad Italia, intercettato da Business Insider, è contro la reazione degli operatori telefonici italiani dinanzi all'indagine dell'Antritrust sul contestuale aumento dei prezzi in seguito al cambio della tempistica della fatturazione. Quest'ultima sospetta che tra i gestori ci sia stato un cartello ovvero un coordinamento dell'azione, vietato dalla norme nel segno della concorrenza e della tutela dei consumatori. Per l'ad di Iliad, questo modo di fare è semplicemente "scandaloso e grave". Non solo, ma in un altro Paese "sarebbe inconcepibile”. Inevitabile allora un passaggio sul loro imminente arrivo che non si prospetta affatto semplice.

L'obiettivo dichiarato è di iniziare a proporre le prime tariffe già entro l'estate, confidando nell'hype elevato che si riscontra tra i clienti. Tuttavia fa notare come altri operatori telefonici "ci stanno ostacolando in tutti i modi". E sono due gli esempi messi sul banco. Il primo è il tentativo di vincolare i clienti proponendo loro da 24 mesi così da stroncare sul nascere il pensiero di cambiare operatore nel caso dovessero presentarsi occasioni migliori. Il secondo è ancora più circostanziato e tira in ballo Vodafone che - racconta Levi - alla fine del 2016 avrebbe deposito all'ufficio brevetti il marchio Free ovvero quello con cui è conosciuto il gruppo Iliad in Francia.

Non sono le prime critiche

E proprio su quest’aspetto Benedetto Levi, amministratore delegato di Iliad in Italia, ha voluto insistere scrivendo un tweet al veleno nel quale ha ironizzato sugli altri operatori italiani Tim, Vodafone e Wind Tre. L’operatore francese ha acceso la miccia della polemica dichiarando che gli operatori che si spartiscono attualmente il mercato italiano, hanno provato in tutti i modi ad ostacolare l’ascesa di Iliad forse proprio a causa delle promesse fatte dai francesi.

L’attesa per lo sbarco di Iliad è infatti alimentata dalle indiscrezioni che sono state fatte filtrare a proposito delle mirabolanti offerte promesse dal nuovo operatore che dovrebbero far impallidire la concorrenza. A partire dalla vendita delle schede Sim Card all’interno dei supermercati.

E dalla volontà di rigettare la tariffazione a 28 giorni che tante polemiche ha scatenato nei mesi scorsi in Italia. Inoltre Iliad ha anche intenzione di proporre una battaglia chiara contro i costi nascosti di alcuni operatori.

Nell’intervista al quotidiano “La Stampa” oggetto del tweet al veleno, Levi ha precisato anche che Iliad non sarà un operatore virtuale. Tutt’altro. L’amministratore delegato assicura che l’azienda sta già lavorando per creare una propria rete per la fase successiva al lancio. Lo stesso dichiara anche che, inizialmente si soffermeranno sulle offerte per il mobile ma non ha escluso di poter arrivare anche al fisso.