Telefonia, nuove regole Agcom su cambio gestore e costi di recesso. Troppi i costi

Il problema nasce dal fatto che sono tre i costi previsti: di recesso di base, per la disdetta prima della scadenza di una promozione, per rate residue di prodotti o servizi.

Telefonia, nuove regole Agcom su cambio

Cosa prevedono le regole sul recesso


Ancora un intervento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per regolare il complesso settore delle telefonia e dei diritti dei consumatori, con riferimento alla possibilità di lasciare un operatore. Il concetto di base è sempre il solito: non è possibile addebitare agli utenti costi così elevati nel caso di disdetta di un contratto. Molto semplicemente vengono definiti ingiustificati da parte dell'Agcom, che decide adesso di intervenire mettendo nero su bianco le linee guida su cambio gestore e costi di recesso. Un binomio che non sempre funziona a dovere.

Linee guida sui costi di recesso e cambio gestore

Il problema nasce dal fatto che sono tre i costi previsti: quelli di recesso di base, rispetto a cui i gestori tendono a far pagare una cifra fissa; quelli per la disdetta prima della scadenza di una promozione, imponendo agli utenti di restituire tutti gli sconti ottenuti con il periodo agevolato; e quelli per rate residue di prodotti o servizi associati al contratto siano essi interventi del tecnico per l'attivazione, modem banda larga o smartphone. E riuscire a divincolarsi non è un'operazione semplice. La situazione viene spiegata al quotidiano la Repubblica da Francesco Posteraro, commissario Agcom relatore della delibera, secondo cui si tratta di aspetti che ostacolano la libertà di scelta degli utenti e la concorrenzialità del mercato.

Cosa prevedono le regole sul recesso

Stando alle norme in vigore, gli utenti possono recedere dai contratti o trasferire l'utenza presso altro operatore, senza vincoli temporali e senza spese che non siano giustificate da costi sostenuti dell'operatore. L'impegno richiesto all'utente per la cessazione del rapporto contrattuale deve essere quindi pertinente al recesso, come espresso non solo dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ma anche nelle linee guida della direzione tutela dei consumatori dell'Autorità. I costi degli operatori devono comunque essere pubblicati nella pagina del sito web dell'Autorità dedicata alla Tutela dell'utenza e condizioni economiche di offerta. Consultando le pagine web indicate, gli utenti possono quindi individuare i prezzi aggiuntivi previsti per la disattivazione del servizio.

E se quelli richiesti o addebitati dall'operatore dovessero rivelarsi differenti da quelli indicati sul sito dell'operatore, gli utenti possono promuovere un tentativo di conciliazione o presentare una denuncia all'Autorità. In ogni caso, queste disposizioni non si applicano alle offerte promozionali per la cui fruizione le parti accettano un periodo minimo di vigenza del contratto. In questi casi, anche se rimane valido il diritto dell'utente di recedere in qualsiasi momento dal contratto, l'Agcom pensa che sia legittimo l'eventuale vincolo economico posto dall'operatore se il cliente dovesse recedere prima del periodo minimo. Sulla questione si è espresso anche il giudice amministrativo evidenziando che un eventuale recesso anticipato senza costi altererebbe l'equilibrio contrattuale a sfavore dell'operatore .

A ogni modo, il gestore è chiamato a indicare nelle condizioni contrattuali, in modo chiaro e trasparente, tutti i costi che gli utenti devono sostenere in caso di recesso anticipato da un'offerta promozionale con vincolo di durata. Il suggerimento è allora di leggere con attenzione le condizioni contrattuali delle offerte promozionali in quanto il recesso anticipato potrebbe essere molto costoso e senza via d'uscita alternativa.

E ulteriori costi mai abbastanza chiari

La prima cosa da fare quando si sceglie una nuova tariffa per cellulari è verificare la presenza di costi nascosti. Perché sono proprio quelli a fare la differenza a fine mese ovvero a rendere poco conveniente la soluzione individuata. E occorre molta attenzione perché le trappole sono dietro l'angolo, da ricondurre alla poca trasparenza spesso messa in mostra da parte degli operatori telefonici. Di conseguenza è necessario attrezzarsi a dovere per proteggersi dai costi nascosti nei contratti telefonia. Il rischio, sia per ricaricabili e sia per chi preferisce la formula dell'abbonamento, è di far schizzare verso l'alto i costi finali, oltre i minuti illimitati, la quantità di GB per la navigazione e il numero di SMS promessi.

Nella maggior parte dei casi i costi nascosti della telefonia sono da ricondurre all'attivazione di servizi non richiesti, ma che sono presenti di default nella Sim acquistata. Non si tratta perciò di un'azione aggiuntiva da parte degli operatori, ma di un'operazione da dare per scontato sia nel caso di acquisto di un nuovo numero e sia nel passaggio da un gestore all'altro. Di quali servizi di tratta? Solo per citarne alcuni: le commissioni richieste per l'attivazione o per il passaggio ad altro operatore, i costi per il servizio di segreteria telefonica e per l'utilizzo del cellulare oltre i limiti previsti dalla promozione attivata. In tutti questi casi, non è affatto scontato che il consumatori venga correttamente informato.

Come difendersi allora dai costi nascosti della telefonia? Già, perché spesso e volentiere conta poco la lettura del contratto da firmare (ma chi lo fa fino in fondo, piccole clausole incluse?) perché poi arriva un messaggio da parte dell'operatore telefonico in cui si annunciano modifiche unilaterali alle condizioni del contratto (con la scappatoia di cambiare gestore senza costi, ma ricominciando tutto da capo) oppure ci si accorge troppo tardi di aver terminato il credito residuo. Tuttavia occorre sempre farsi trovare pronti e non dare nulla per scontato, proprio a iniziare dal contratto.

Non sorprendono allora i continui esposti delle associazioni dei consumatori all'Autorità garante della concorrenza e del mercato e all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, lamentando raggiri o clausole poco chiare ai danni degli utenti, come l'addebito di penali in caso di recesso da un contratto di abbonamento, l'addebito di costi di attivazione delle sim nei punti vendita, l'ascolto con un costo dei messaggi in segreteria ha un costo, l'omessa o l'inadeguata informativa sui costi del servizio tethering e perfino il pagamento della chiamata per conoscere il credito residuo. E che dire della querelle sulla tariffazione a 28 giorni?