Tensione petrolio, riemerge allarme Venezuela e ulteriori

L'industria petrolifera di Caracas è già in crisi e la situazione si è improvvisamente aggravata dopo che Conoco Phillips ha vinto un arbitrato internazionale per gli espropri.

Tensione petrolio, riemerge allarme Vene

Tensione petrolio, riemerge allarme Venezuela


La situazione è di nuovo preoccupante: il petrolio è in tensione e riemerge l'allarme sul Venezuela. Succede infatti che il prezzo del petrolio è arrivato a 70 dollari al barile. Non succedeva da quattro anni e a provocare questo balzo in avanti sono state la riduzione della produzione decisa dai principali paesi produttori di petrolio e le tensioni senza soluzioni di continuità tra Iran e Stati Uniti. In particolare non si può fare a meno di fare presente come i Paese mediorientale sia il quinto produttore di petrolio al mondo e se gli Stati Uniti dovessero lasciare l'accordo sul nucleare, come confermato da Donald Trump, e imporre nuove sanzioni commerciali causerebbero un nuovo abbassamento dei livelli di produzione del petrolio. L'idea prevalente è che eventuali nuove sanzioni potrebbero far diminuire le esportazioni di petrolio dall'Iran anche di un milione di barili al giorno.

E sono attese le nuove misure degli Stati Uniti contro il Venezuela. Ma fino a che punto nel mirino c'è l'industria petrolifera di Caracas? Quest'ultima è già in crisi e la situazione si è improvvisamente aggravata dopo che Conoco Phillips ha vinto un arbitrato internazionale per gli espropri. La compagnia americana ha vinto un arbitrato che le riconosce danni per 2 miliardi di dollari dalla compagnia statale.

E le previsioni nel lungo termine

In arrivo il più grande shock di offerta nella storia. Coinvolgono il fondo di investimento del petrolio, il cui prezzo per barile potrebbe approdare a 300 dollari. A sostenerlo è Pierre Andurand, uno dei gestori di hedge fund del settore petrolifero. I motivi sono diversi, ma comunque tutti riconducibile alla poca disponibilità delle società energetiche a investire in progetti per la produzione della materia prima. La sua è una posizione singolare: spiega che il costo di 100 dollari al barile non significa affatto colpire mortalmente l'economia. Tutt'altro perché a suo dire si avverte il bisogno di prezzi sopra questa soglia per incoraggiare investimenti sufficienti al di fuori degli Stati Uniti. Si tratta di stime (o comunque di auspici) decisamente elevate, considerato che la previsione del ministro del petrolio saudita Khalid Al-Falih è ben più contenuta: 75 dollari al barile.

La sequenza di post pubblicati sul suo account Twitter (poi cancellati) è utile per completare il pensiero dell'investitore francese a capo di Andurand Capital Management. La sua previsione è legata ai margini di risalita dei prezzi al declino degli investimenti di lungo periodo da parte delle compagnie energetiche. E fin qui nulla di nuovo perché è un punto di vista in linea con quelli di altri gestori di hedge fund del settore petrolifero. Il punto decisivo, secondo Pierre Andurand, è un altro: questo cambio di rotta sarebbe da attribuire in prima battuta ai timori sull'impatto che la transizione verso le auto elettriche avrà sulla domanda di petrolio. E il tutto ricordando che solo pochi giorni fa, il prezzo per barile di petrolio Brent ha superato i 75 dollari per la prima volta dal 26 novembre di quattro anni fa.

L'andamento dei prezzi di benzina, gpl, gasolio e i costi per le auto

Il mantenimento di un'auto alimentata a diesel o a benzina è più dispendioso rispetto a una vettura a gpl. Non si tratta solo del costo finale del carburante, evidentemente sproporzionato, ma dell'andamento dei prezzi. In estrema sintesi, se la benzina e il gasolio sono in rialzo rispetto alle medie, il gas di petrolio liquefatti (gpl) si posiziona al di sotto del prezzo degli ultimi dieci anni. E il dato (quello relativo al gpl) non può che suscitare un certo stupore. Allargando lo sguardo al trend complessivo, viene fuori che il costo finale di benzina e diesel va di pari passo ovvero salgono (molto) e calano (poco) in contemporanea mentre il gpl segue un percorso tutto suo ed è meno soggetto alle oscillazioni assolute.

A cercare di fare chiarezza pressoché definitiva sull'andamento del costo del carburante negli ultimi 10 anni ci ha pensato il Ministero dello Sviluppo Economico con una dettaglia ricostruzione che ripercorre i valori settimanali da inizio 2008 per il prezzo al consumo di benzina, gasolio e gpl. Non solo, ma per ogni tipo di rifornimento sono indicante le tre ben note componenti del prezzo finale a carico del consumatore ovvero il valore delle accise, l'Iva e il costo industriale. Stando allora ai dati del Mise, negli ultimi 10 anni, il prezzo medio della benzina è passato da 1,561 euro al litro all'attuale 1,529 euro al litro. Quello del gasolio da 1,435 euro al litro a 1,413 euro al litro. Infine, il gpl da 0,668 euro al litro a 0,686 euro al litro.

Il primissimo episodio di questa doppia velocità nella variazione dei prezzi risale proprio all'inizio del periodo di osservazione. Agli inizi del 2008, benzina e diesel hanno subito un rialzo ben maggire rispetto al gpl. Anzi, quest'ultimo si è costantemente mantenutosi sempre sulla soglia di 0,68 euro per litro fino all'inizio del mese di novembre. E la situazione non è poi cambiata negli anni successivi, culminata con i prezzi più alti raggiunti da sempre - benzina 1,890 euro al litro, diesel 1,773 euro al litro e 0,885 euro al litro per gpl - con tanto di proteste da parte delle associazioni dei consumatori. Ma sempre con una differenza ben visibile tra la crescita percentuale di diesel e benzina e quella del gas di petrolio liquefatti.

La situazione attuale

E oggi? Gasolio e diesel sono allineati con la situazione media calcolata sull'ultimo decennio e i loro prezzi ritoccati verso l'alto sono il risultato degli accordi siglati tra i paesi Opec e non Opec. Il gpl è invece più economico, anche perché l'incidenza delle accise è al 22% del prezzo finale per i consumatori, appena maggiore del peso dell'Iva attorno al 18%.