Torino, migliaia di attività commerciali chiuse in 5 anni come nel resto Italia.

Il ritmo è quello della chiusura due negozi al giorno. Si tratta di una delle crisi più pesanti del secondo dopoguerra. Coinvolte anche altre città italiane.

Torino, migliaia di attività commerciali

Torino, sempre più negozi chiusi


Sono dei numeri allarmanti quelli che arrivano da una delle città più produttive in Italia, ovvero Torino dove negli ultimi 5 anni sono state chiuse 3000 attività commerciali e tantissimi negozi. Le ragioni di una crisi che interessa non solo Torino, ma tutta Italia

Sono numeri da incubo: 3.300 imprese hanno chiuso i battenti nel corso degli ultimi cinque anni. Questa volta stiamo parlando di Torino grazie alla diffusione dei dati di Camera di Commercio, Ascom e Confesercenti. Ma in realtà l'aria di crisi con un numero di negozi chiusi in costante ascesa accomuna troppe città italiane. Occorre però procedere alle dovunque distinzioni perché dinanzi ad alcuni comparti in evidente difficoltà con saracinesche sempre più giù, altri continuano a non mostrare segni di difficoltà. Anzi, come nel caso della ristorazione, fanno addirittura segnare percentuali positive. Di certo questo è un periodo di grande trasformazione destinato a provocare altri scossoni. In queste condizioni ci si domanda come evolverà la situazione ovvero come e se ci sarà una ripresa generalizzata per tutti, senza troppe distinzioni.

Attività: chi sale e chi scende

Come premesso, i dati diffusi riguardano la città di Torino, dove negli ultimi cinque anni le attività commerciali hanno segnato una progressiva e costante diminuzione. Ma si tratta di un trend comune anche altrove. Entrano nel dettaglio dei settori più in crisi e quelli ancora in salute, gli alimentari sono in crescita assieme alle tabaccherie e ai benzinai, anche se solo in cintura. Le farmacie aumentano, così come chi vende articoli medicali e ortopedici. Mentre l'elettronica cala, chi vende accessori per i telefonini è in salute. Il saldo dei mobilifici è negativo a causa dell'avanzata dei colossi che vendono a prezzi stracciati. Anche nel caso della moda, le catene low cost frenano le aperture delle botteghe. Un comparto in crisi è quello delle calzature, assieme a quello degli articoli di pelletteria. La ristorazione cresce (+5,1%): secondo le associazioni bisogna spingere il turismo. Stanno crescendo del 4,7% gli acquisti immobiliari di negozi, dopo il crollo dei prezzi, ma solo in certe zone, come il centro.

Negozi chiusi: cosa fare?

Il ritmo è quello della chiusura due negozi al giorno. Si tratta di una delle crisi più pesanti del secondo dopoguerra. Quali sono allora le idee a Torino per dare nuova vita ai negozi chiusi? Il progetto Moi, per liberare le palazzine di via Giordano Bruno, sta vivendo delle difficoltà, ma 95 persone sono già uscite dal Villaggio e altre 50 hanno trovato lavoro. Riconnessioni prevede di portare il Wi-Fi nelle classi torinesi: nei prossimi anni almeno 60 istituti di città e cintura saranno connessi alla banda ultralarga. Links collegherà Politecnico e Compagnia e ingloberà Siti e l'Istituto superiore Mario Boella. A guidarlo c'è Andrea Alunni, arrivato a Torino dopo dieci anni a Oxford. Torino fa scuola è invece un progetto condiviso da Compagnia e Fondazione Agnelli: il primo istituto a essere coinvolto è la Pascoli, i lavori saranno finiti nel giro di un anno.

Più in generale, secondo Camera di Commercio, Ascom, Confesercenti, a questo punto è indispensabile ripensare le politiche con sgravi fiscali. Il rischio che si corre è la totale desertificazione di alcune aree per l'incapacità di intercettare i cambiamenti sociali.







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di Luigi Mannini pubblicato il