Tria, ecco i tre obiettivi del Governo

Come evidenziato da Giovanni Tria, ministro dell'Economia, non è affatto da escludere che le stime della crescita possano essere portate più in basso.

Tria, ecco i tre obiettivi del Governo

Tre obiettivi per il ministro dell'Economia


La situazione economica dell'Italia è certamente migliorata rispetto ai terribili anni della crisi. Tuttavia non in maniera così evidente da far dormire sonni tranquilli. Come evidenziato da Giovanni Tria, ministro dell'Economia, non è affatto da escludere che le stime della crescita possano essere portate più in basso. Il rischio c'è ed è stato formalmente spiegato in occasione dell'assemblea dell'Abi. La volontà dell'esecutivo è comunque quella di tenere la barra dritta. Significa che da una parte punta alla riduzione del debito pubblico, ma dall'altra intende andare avanti con quelle riforme strutturali inserite nel contratto di governo.

Tre obiettivi per il ministro dell'Economia

Dalle parole ai fatti sono allora tre gli obiettivi pubblicamente annunciati dal ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ed esattamente:

  1. la riforma delle imposte, principalmente dirette con l'obiettivo prioritario di ridurre gradualmente il carico fiscale sui redditi di famiglie e imprese;
  2. l'inclusione sociale facendo leva sulle politiche attive sul lavoro, con enfasi sul contrasto alla povertà;
  3. il rilancio degli investimenti pubblici rimuovendo gli ostacoli burocratici e le debolezze organizzative che li hanno frenati negli ultimi anni.

Insomma, riforme sì, ma sempre e solo nel solco del debito, vera e propria zavorra da alleggerire.

I punti all'esame dell'Europa

La revisione della direttiva Crd4 prevede misure per la riduzione degli accantonamenti patrimoniali su prestiti a Pmi, mutui e finanziamenti garantiti dalla cessione del quinto. Per le banche avranno l'effetto equivalente a un aumento di capitale da 40 miliardi. La revisione della direttiva sul bail in è incentrata sulla soglia minima di fondi propri e passività da possedere per garantire una risoluzione ordinata. La norma implicherà maggiori oneri per le banche per i bond da emettere per garantire il cuscinetto di subordinati. Dopo la Commissione europea ora tocca al parlamento europeo varare il testo per disciplinare modalità e tempistica di accantonamenti prefissati e crescenti sui crediti che divengono Npl.