Turismo enogastronomico, è boom. Cittadine, cibi e vini ed esperienze migliori

Il cibo locale continua a essere un punto di forza per gli italiani alla ricerca di tipicità, di bisogni di gola da soddisfare, di mercati e di food truck.

Turismo enogastronomico, è boom. Cittadi

Turismo enogastronomico è boom trainato dai borgh


E' un vero e proprio record il turismo enogastronomico in Italia trainato da borghi, cibi naturali, mercatini e tante esperienze come quelle del food truck che sono iniziate proprio quest'anno.

Le cerimonie di consegna di premi e riconoscimenti legati al turismo rappresentano sempre occasioni molto utili per fare il punto della situazione ovvero capire cosa va e cosa c'è invece da migliorare nel comparto dell'ospitalità e sul terreno dell'offerta nazionale. Succede anche con il tradizionale appuntamento con le Bandiere Arancioni con cui Touring Club Italiano premia i Borghi più belli sul territorio nazionale. Viene allora fuori che sono proprio questi piccoli centri, di cui il nostro Paese è puntellato, a fare la differenza e a rappresentare un richiamo irresistibile per i turisti, anche enogastronomici. Perché poi il cibo locale continua a essere un punto di forza, anche per gli italiani stessi alla ricerca di tipicità, di bisogni di gola da soddisfare, di mercati e di food truck. Provando a quantificare, si tratta di un giro d'affari di ben 14 miliardi di euro all'anno.

Turismo enogastronomico tra cibo locale, mercati e food truck

Quando c'è allora di mezzo il cibo italiano, i turisti partono all'assalto, essendo una ragione valida per spostarsi per un italiano su tre. Il primo Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, uno studio dell'Università di Bergamo e della World Food Travel Association con il patrocinio di Touring Club, Ismea Qualivita, Federculture e la collaborazione di Seminario Veronelli e The Fork- TripAdvisor, rivela anche altro. Ad esempio che subito dopo il cibo locale, le altre due stelle polari che guidano i vacanzieri nostrani sono i mercati e i food truck. A chiudere il cerchio c'è il comparto del beverage, composto non solo dal vino, di cui siamo maestri, ma anche la birra, sempre più apprezzata e ricercata. Nessun dubbio sulle regioni che riescono a soddisfare meglio di altre questi bisogni: la Toscana, la Sicilia e la Puglia.

E se vogliamo metterla sui numeri, il 30% dei turisti si è mosso per ragioni enograstronomiche rispetto al 21% toccato dell'anno precedente. L'identikit è stato tracciato in occasione della presentazione della ricerca: si tratta di un turista acculturato, con maggiore capacità e propensione alla spesa, che cerca nell'enogastronomia un'opportunità di conoscenza e contatto con la cultura di un territorio. A detta dei promotori dello studio, risulta sempre più evidente come la gastronomia stia condizionando la scelta dei viaggi. Adesso gli italiani si muovono anche per cercare esperienze legate al cibo e al vino. In qualche modo si tratta di un allineamento rispetto a quanto da tempo spinge gli stranieri, in vacanza in Italia e non solo. Questi sono i numeri dell'offerta italiana:

  1. 821 Indicazioni geografiche food & wine
  2. 586 ristoranti di eccellenza
  3. 11.329 agriristori
  4. 18.632 agriturismo con alloggio
  5. 169 Strade del Vino e dei Sapori
  6. 12.446 agriturismo che offrono proposte turistiche

Ed è boom di visite ai borghi

E sono quindi i borghi, quelli con meno di 5.000 abitanti, a rappresentare il top per i turisti italiani perché custodiscono la tradizione culinaria del territorio. Dati alla mano il 92% delle specialità gastronomiche arriva proprio da qui.

Street food contadino è realtà

Vedremo presto la novità lungo le strade delle nostre città. Con l'inserimento in manovra del cosiddetto street food contadino, gli agricoltori possono vendere anche nei mercati contadini il cibo prodotto. In buona sostanza i consumatori possono acquistare cibo da consumare subito perché già lavorato o trasformato. Succede così che per mangiare olive all'ascolana o arrosticini abruzzesi, panelle siciliane o frullati della salute, peperoni cruschi lucani o polenta fritta veneta non occorre necessariamente recarsi in un ristorante, in una pizzeria o in una rosticceria. Possono essere consumati anche per strada, così come accade adesso nei chioschetti dedicati, ad esempio. Ma soprattutto anche nei mercati contadini. E tra le prime associazioni a esultare, considerando storico questo provvedimento, c'è stata Coldiretti.

Il principale vantaggio che deriva dall'introduzione dello street food contadino non è solo l'allargamento del ventaglio di opportunità a favore dei consumatori Ma anche e soprattutto la possibilità di puntare su prodotti di qualità, freschi, genuini e certificati. Mica poco. L'imprenditore agricolo entra così come attore protagonista nel mondo del food con le pucce con hamburger di Angus rigorosamente, con i panini con salsiccia di cinghiale e capocollo, con pizze e panzerotti fritti, con pesce fritto, con bicchieroni di frutta di stagione e con vino e birra artigianale. E questo solo per rimanere nella prolifica regione della Puglia. Ma le opportunità riguardano naturalmente tutte e 20 le regioni. Perché poi se c'è un punto di forza dei nostri territori è proprio la tipicità dei prodotti, associata sempre a uno standard qualitativo costantemente elevato.

Valorizzare l'identità culturale, sottolinea Coldiretti, è importante per gli abitanti ma anche per i tanti turisti italiani e stranieri che si aspettano di mangiare prodotti della tradizione locale, la vera forza della vacanza Made in Italy, conquistata con la distinzione, la biodiversità e il legame con il territorio.