Ue, rischi e incertezza politica, avverte l'Italia. Ecco la manovra che ci attende

Italia senza governo preoccupa l’Europa: ultime notizie su situazione attuale e scenari e previsioni per andamento economico futuro

Ue, rischi e incertezza politica, avvert

La Ue avverte l'Italia: Pil e conti a rischio per l'incertezza politica


Una manovra è quasi sicuro ci attende, non è stato fatto nulla per migliorare i conti e il debito afferma l'Ue e senza il Governo ci sono solo incertezze. Si sono già prese delle decisioni richieste dalla Ue e altre arriveranno, in aprticlare tutte tasse

Lo stallo di una Italia ancora senza governo a oltre due mesi dalle elezioni preoccupa l'Ue: stando a quanto riportano le ultime notizie, la Commissione europea avrebbe lanciato il suo primo monito sulle incertezze politiche italiane che possono rendere i mercati più volatili e avere un impatto negativo sull’economia. E', effettivamente paradossale, e forse mai accaduto, che dopo anni di governi non eletti, finalmente si voti ma al termine delle elezioni per ulteriori mesi si rimanga senza governo. Si tratta di una situazione forse più unica e rara e proprio questa unicità è ciò che maggiormente preoccupa e che dovrebbe far riflettere, richiamando ad un maggior impegno tutti gli attori protagonisti della stessa situazione. Presidenti e politici il cui unico impiegno dovrebbe essere quello di 'sistemare' il governo. Ma si tratta di uno scenario al momento, come confermano le ultime notizie, ben lontando dal realizzarsi concretamente.

Italia in stallo senza governo

A preoccupare l’Ue è la situazione politica italiana: la mancanza di un governo genera incertezza, secondo quanto sottolineato dalla Commissione europea e questa incertezza non fa altro che rendere instabile la situazione economica, generando forte volatilità sui mercati, e rendendo sempre più complessa e lenta la strada delle riforme intrapresa negli ultimi cinque anni e questa situazione potrebbe far dubitare sulla capacità dell'Italia di ‘riprendersi’, anche se fino a qualche tempo fa sembrava proprio quello che stava accadendo. Del resto, come confermano le ultime notizie, nonostante una lieve crescita registrata nei mesi scorsi, il nostro Paese è ancora ultimo per crescita sia nella zona euro sia nell'Unione Europea e i dati per il 2019 anticipano un ulteriore rallentamento all’1,2% e per quest’anno il buco dell'Italia in termini di saldo netto strutturale è pari quasi ai 5 miliardi di euro.

Secondo le ultime notizie, l’economia della zona euro dovrebbe crescere del 2,3% nel 2018 e del 2,0% nel 2019 per un lieve rallentamento della congiuntura internazionale, mentre le stime per l’Italia parlano di una crescita economica dell’1,5% quest’anno e dell’1,2% l’anno prossimo. Secondo il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, se ora si è verificata una decelerazione a inizio 2018 ma si tratta di un rallentamento dovuto a fattori temporanei, quello stimato per il 2019 potrebbe essere determinato anche dall'adattamento della politica monetaria della Banca centrale europea.

Italia e conti pubblici: nessuno sforzo

Se è vero che in Italia negli ultimi tempi, secondo le ultime notizie, esportazioni e investimenti sarebbero cresciuti, la disoccupazione diminuita e l'inflazione rimasta stabile, d’altro canto, per Moscovici, non è stato dimostrato alcun particolare sforzo per l’aggiustamento dei conti pubblici. E si tratta certamente di un capitolo importante sul quale bisognerebbe, invece, lavorare. Non solo, infatti, l'Italia è fanalino di coda dell'Unione, considerando, come sopra detto, che per quanto riguarda le stime di crescita di questo biennio, è la più bassa dei 28 Paesi, insieme a Regno Unito, ma fa anche parte dei Paesi della zona euro che, per particolari circostanze legate al livello del debito e ai deficit strutturali, devono aggiustare i propri conti pubblici nel 2018.

Eppure, lo sforzo italiano di aggiustamento dei conti pubblici risulta, come confermato da Moscovici, pari quasi a zero. Tuttavia, dalle parole di Moscovici si evince il particolare ruolo dell'Italia nell'Euro, considerando che lo ha definito un Paese essenziale, augurandosi che continui a rispettare le regole della zona euro, concordate insieme. Sarebbero, dunque, diversi i rischi evidenziati dalla Commissione sul futuro dell'economia e ciò che innanzitutto servirebbe sarebbe la costituzione di un governo, certo e saldo, che sia in grado effettivamente di guidare il Paese nel suo processo di ricostruzione. Ma è anche quasi obbligatorio che si lavori sui conti pubblici per ‘aggiustare’ una situazione economica che al momento è ancora piuttosto preoccupante per il nostro Paese. E si tratta, come ben evidente, di preoccupazioni ormai sotto gli occhi di tutta Europa.

E nel DEF c'è già una stangata ma è sola la prima promessa all'Ue

Delle promesse fatte in campagna elettorale non c’è traccia nel Documento di Economia e Finanza che il Governo Gentiloni, ancora in carica in attesa che si sblocchi la situazione di stallo che si è venuta a creare dopo le elezioni politiche del 4 marzo, ha approvato e che dovrà ora essere inviato a Bruxelles entro la fine di aprile.

Un documento, e non poteva essere altrimenti, non impegna l’Italia per il futuro, ma descrive la situazione aggiornata e i risultati ottenuti negli ultimi anni, con le previsioni macroeconomiche. Previsioni che parlano di una crescita del Pil dell’1,5 per cento nel 2018, 1,4 % nel 2019 e 1,3 % nel 2020.

Ebbene il prossimo Governo avrà un compito già difficile, ovvero quello di scongiurare il tanto temuto aumento delle imposte indirette nel 2019 e, in minor misura, nel 2020, previsto dalle clausole di salvaguardia in vigore. Un compito gravoso che toccherà al prossimo esecutivo che se non riuscirà a trovare qualche soluzione, probabilmente sarà costretto a cambiare la propria agenda visto che non potrà mettere in campo i provvedimenti che hanno caratterizzato la recente campagna elettorale.
Al momento l'va appare aumentata con un aumento per le famiglie di circa 1.312 euro a famiglia, ma non sarà il solo come vedremo

Anche il Def 2018, dopo la sperimentazione dell’anno scorso, è corredato dagli “Indicatori di benessere equo e sostenibile” sulle diverse aree che caratterizzano la qualità della vita dei cittadini. Ma delle proposte sentite in campagna elettorale non c’è traccia nel Documento che è stato redatto interamente, come previsto in casi come questo, dal Governo che è rimasto in carica per sbrigare gli affari correnti.

Previsioni Pil con nuove tasse

Se da un lato le prime informazioni che circolano sulla ormai prossima pubblicazione del Def da parte del Ministero dell’Economia del Governo ancora in carica in questa lenta e farraginosa transizione dopo le elezioni del 4 marzo, sono positive, dall’altro l’Italia sembra condannata a non poter gioire mai a pieno dei traguardi raggiunti. Sembra infatti ormai un dato accertato che il Pil nel 2018 crescerà di uno 0,1% in più rispetto alle previsioni attestandosi a un +1,6% rispetto all’1,5% delle precedenti previsioni. Un risultato che però rischia di non far sentire i suoi effetti benefici sull’economia italiana, o meglio di farlo per troppo poco tempo per raggiungere traguardi davvero significativi per la ripresa economica.

Questo perché, alla luce delle previsioni, gli effetti recessivi dell'aumento dell'Iva e delle accise che se non ci saranno opportune e tempestivi correttivi, graveranno per oltre 30 miliardi di euro sul bilancio dello Stato si farebbero sentire nel biennio 2019-2020 con la discesa all'1,4% e all'1,3%. Certo sono solo ipotesi, ma un indizio concreto viene direttamente dal Fondo Monetario Internazionale che ha fatto sapere che non si attende più il raggiungimento del pareggio di bilancio in Italia per il 2020. Non un bel segnale

E se l’economia in Italia sarà destinata a rallentare nel biennio 2019-2020, le motivazioni sono da rintracciare in un ambito ben preciso. Le chiamano clausole di salvaguardia ed entrano in vigore automaticamente nel caso in cui il bilancio non garantisca il raggiungimento di alcuni obiettivi ben precisi. In concreto consistono nell’aumento di Iva ed accise che, secondo uno studio pubblicato da Il Sole 24 Ore potrebbe portare ad un aggravio di spese per le famiglie italiane che si aggira intorno ai 317 euro di media nel prossimo anno.

Se il Governo non troverà infatti i soldi necessari per evitare che questo accada, l’anno prossimo gli italiani dovranno sborsare qualcosa come 30 miliardi di maggiori imposte complessive. Ovvio che, in questo quadro, pesi anche l’incertezza politica che dal 4 marzo ha avvolto l’Italia e non sembra certo svanire in tempi brevi. Per questo motivo il ministro dell’Economia uscente Pier Carlo Padoan ha lanciato un monito molto chiaro da Washington dove è atterrato per i lavori primaverili dell'Fmi. In sostanza Padoan ha sottolineato la bontà dell’impianto riformatorio messo in campo dai Governi di questi ultimi anni soffermandosi sulla necessità di andare avanti sulla stessa strada.

E aumeti maggiori

Tempi durissimi in arrivo per i contribuenti italiani perché a nuovo governo, qualunque esso sia, spetterà il compito tutt'altro che semplice di disinnescare oltre 60 miliardi di euro di tasse tra trappole fiscali e aumento dell'Iva. Ci riuscirà? E a che prezzo? Difficile a rispondere sin da subito, se non altro perché un nuovo esecutivo non c'è e restano perciò da scoprire intenzioni e strategie. E alla fine dei giochi sono gli stessi contribuenti chiamati a mettere mano al portafogli per sistema - in maniera diretta e indiretta - i conti pubblici piuttosto sballati. Per il Centro studi di Unimpresa si prospettano allora tempi molto duri.

Secondo l'analisi di Unimpresa, da qui a tre anni sono in arrivo 30 miliardi di euro per via dell'aumento Iva fino al 25% nel biennio 2019-2020. Non solo, ma altrettanti saranno versati dai contribuenti per via di quanto contenuto nell'ultima legge di bilancio ed evidentemente mai reso noto fino in fondo o comunque con estrema chiarezza. Gli studiosi parlando di trappole fiscali e puntano l'indice contro 27 voci nascoste o poco note. Dalle misure sulla fatturazione elettronica sono attesi aumenti delle entrate per 4,2 miliardi di euro nel triennio; la stretta sulle frodi nel commercio degli oli minerali vale 1,09 miliardi di euro; con la riduzione della soglia dei pagamenti della pubblica amministrazione a 5.000 euro occorre mettere in conto 495 milioni di euro; dai nuovi limiti alle compensazione automatica dei versamenti fiscali 717 milioni di euro.

Unimpresa ricorda che l'aumento dal 40 al 55% (per il 2018 e per il 2019) e al 70% (dal 2020) degli anticipi delle imposte sulle assicurazioni sono destinati a far incamerare più entrate pari a 960 milioni complessivi. Il ridimensionamento del fondo per la riduzione della pressione fiscale vale 1,2 miliardi di euro. Le nuove disposizioni in materi di giochi valgono invece in totale 421,2 milioni di euro. Sono sei le voci che riguardano le detrazioni per spese relative alla ristrutturazione edilizia o alla riqualificazione energetica. Ma poi ci sono anche gli effetti dei rinnovi contrattuali e delle nuove assunzioni, l'entrate in vigore della nuova Iri, l'imposta sostitutiva sui redditi da partecipazione delle persone fisiche e tante altre voci sono apparentemente minori.

Secondo i calcoli dell'associazione, nel biennio 2019-2020 l'aumento delle aliquote Iva - quella ordinaria dal 22 al 25% e quella agevolata dal 10 all'11,5% - comporterà un aumento del gettito tributario superiore a 30 miliardi di euro. Solo quest'anno, invece, Nel dettaglio, il gettito tributario salirà di 11,7 miliardi di euro, nel 2019 crescerà di 9,5 miliardi di euro e nel 2020 aumenterà di 8,3 miliardi di euro.

Poco Tempo

Non solo per conti alla mano occorrono subito 30 preziosi miliardi di euro per sterilizzare l'aumento dell'Iva (dal 10 al 12% quella intermedia e dal 22 al 24,2% quella ordinaria) ed evitare l'ennesima introduzione di una accise sui carburanti. Succede perché gli equilibri economici continuano a essere delicati e, a meno di un colpo di spugna, occorre andare in scia di quanto finora previsto. E anzi, considerando che il prossimo esecutivo sarà frutto di un compromesso, sarà inevitabile tenere conto della strada finora percorsa.

E che la situazione sia tremendamente delicata è dimostrato dalle recenti stime del Codacons sulla base dello studio di Confesercenti, secondo cui un eventuale incremento delle aliquote Iva dal prossimo anno sarebbe deleterio per i consumi perché produrrebbe una stangata per gli italiani pari a 791 euro annui a famiglia. E solo di costi diretti.

E alcune tasse già crescite come tasse finanziarie

E già sono aumentatte le imposte che riguardano le rendite finanziarie destano molto interesse. Ci ha pensato il quotidiano “Il Sole24Ore” a spiegare nel dettaglio quali saranno le conseguenze del fatto che verranno tassate al 26%. Una tassazione che verrà estesa anche ai dividendi e alle plusvalenze legate alle cosiddette partecipazioni qualificate.

Questo significa che la novità più importante contenuta nell'iter economico consiste nel fatto che le rendite finanziarie saranno tassate a partire dal 2018 al 26 per cento e questa tassazione verrà applicata anche agli utili qualificati, sancendo la definitiva scomparsa di questa differenza tra utili qualificati e non qualificati. Un provvedimento che avvantaggerà, stando alle previsioni del quotidiano economico e finanziario più importante d’Italia, quelli che passeranno all’incasso di dividendi nella fascia di reddito che va oltre i settantacinque mila euro. Coloro che invece potranno incassare dividendi in una fascia di reddito più bassa dovrebbero risultare, invece, penalizzati da questo nuovo provvedimento.

Per le rendite, a partire dal prossimo anno, dunque, si applicherà l’imposta sostitutiva del 26%. Questo significa che scomparirà la differenza tra partecipazioni qualificate e non con probabili ricadute positive per coloro che passeranno all’incasso di dividendi in quella particolare fascia di reddito che supera oltre i settantacinque mila euro. Rischiano, invece, di essere notevolmente penalizzati i contribuenti che incasseranno dividendi e che si troveranno negli scaglioni di reddito più bassi. Lo stesso accadrà per le plusvalenze relative a partecipazioni qualificate. Uno dei lati positivi che sembra aver convinto i risparmiatori risiede nel fatto che, dopo l’entrata in vigore di questo provvedimento, non esisterà più nessuna differenza tra plusvalenze e le minusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate con le minusvalenze e plusvalenze non qualificate.

Provvedimenti ovviamente che nell’ottica di chi li ha proposti dovrebbero consentire un introito positivo che per il 2018 è stato stimato pari a circa 253 milioni circa. Cifra che scenderà a dieci milioni nel 2019 prima che il saldo tra tassazione a Irpef e la nuova imposta sostitutiva assuma il segno negativo per una cifra che dovrebbe superare gli undici milioni di euro. Questo succederà dal dal 2020 in poi.

Per gli strumenti finanziari partecipativi e per i contratti di associazione in partecipazione si fa riferimento al rapporto fra apporto e patrimonio netto dell’emittente o dell’associante. Le novità avranno ripercussioni concrete anche per quel che riguarda l’impatto delle plusvalenze e delle minusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, oppure altri strumenti finanziari. Le conseguenze di questi nuovi provvedimenti interesseranno sia le persone fisiche residenti, non residenti, le società semplici e gli enti non commerciali residenti in Italia.

E imposte locali

I dati della Uil sono chiari, le famiglie italiane sono schiacciate sempre da più tasse locali, sottolineando che pure quelle nazionali nonostante si dica siano in diminuzione (e lo sarebbero di circa 1 punto o 1,5 che comunque è pochissimo) non cessano di essere pesanti e molte, anzi, sono nscoste e occulte e le cose non sembrano tendere a migliorare. Anzi....nonostante tutte le promesse per il voto in arrivo, anche percè il debito pubblico è ancora altissimo

Che le tasse siano uno degli incubi peggiori per gli italiani che, nonostante le cicliche promesse di alleviamento del carico fiscale, sono ormai consapevoli di pagare un prezzo salatissimo per non avere in cambio servizi adeguati. Un mantra che torna soprattutto quando c’è una campagna elettorale in atto. E in un paese che vive questa condizione in maniera quasi permanente, si capisce che anche le tasse rappresentano un argomento spesso al centro di dibattiti e polemiche. Così quando l’analisi del servizio Politiche territoriali della Uil sull'andamento delle tasse locali nel 2017 svela che sono stati quarantasette i miliardi di euro pagati dagli italiani nel 2017 per tasse e balzelli regionali e comunali, il discorso si infiamma e prende vigore nuovamente. Questo significa, infatti, che in media ogni famiglia nel 2017 ha sborsato più di duemila euro per l'Imu o Tasi,  addizionali regionali Irpef, Irpef comunale, tassa sui rifiuti. In particolare, per l'Imu o Tasi, per immobili diversi dalla prima casa, l'esborso medio è stato di 814 euro; per le Addizionali Regionali Irpef mediamente l'esborso è stato di 726 euro; per le Addizionali Comunali Irpef 224 euro; per la Tari 302 euro.

Tanto per fare qualche esempio, in Lombardia il costo a tonnellata è di 253 euro, a Isernia 249 euro, a Pesaro Urbino 263 euro. E fin qui le differenze sono contenute, ma a Roma la stessa tonnellata di spazzatura costa 406,26 euro l'anno, a Napoli 430 euro, ad Avellino 451, a Palermo 550,47 euro. Siamo insomma davanti a una vera e propria giungla di tariffe attuale. A quanto pare, alla base di questi scompensi ci sono gli scarsi controlli sugli Ato ovvero gli Ambiti territoriali ottimali, introdotti con l'obiettivo di creare un modello di gestione aggregata dei rifiuti accorpando più ambiti comunali per abbassare le tariffe grazie alle economie di scala. Tra l'altro, i singoli comuni hanno la facoltà di introdurre agevolazioni ed esenzioni anche al di à degli specifici casi individuati dalla legge. Godono insomma della massima autonomia regolamentare che può essere utilizzata bene o male a seconda delle circostanze.

Immobili....

Un peso fiscale altissimo del valore di 40 miliardi di euro pesa sui proprietari di immobili in Italia come se si trattasse di una patrimoniale. Secondo le ultime notizie rese note dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, i 40 miliardi di euro rappresenterebbero il valore totale di Irpef, Ires, imposta di registro e di bollo e cedolare secca, che, stando alle ultime notizie, pesano per 9,1 miliardi e alle quali si sommano ulteriori 9,9 miliardi di tasse legate al trasferimento (dall'iva alle imposte su successioni e donazioni, dagli oneri catastali alle imposte di registro) e 21,2 miliardi di euro di imposte a carico dei proprietari degli immobili, da Imu, a Tasi, Tari e ulteriori eventuali.

Sempre secondo la Cgia, i maggior colpiti dal peso delle imposte sugli immobili sono soprattutto i proprietari di seconde case, per cui chi oggi, oltre all’abitazione principale, possiede una casa ‘in più’ al mare o in montagna, è decisamente penalizzato per quanto riguarda il carico fiscale sugli immobili. Secondo la stessa Cgia, infatti l'aumento del gettito prodotto da Ici, Imu e Tasi tra 2011 e 2016 è passato da poco più di un miliardo di euro a ben 11 miliardi e mezzo di euro. Elevato è stato anche l’aumento delle imposte registrato per immobili strumentali. Nello stesso periodo appena riportato, infatti, i proprietari di questa tipologia di immobili si sono visti più che raddoppiare il prelievo fiscale, salito da meno di 5 miliardi del 2011 (4,88 miliardi di euro) a quasi 10 oggi (9,72 miliardi).

E Ocse dà già allarme

Le tasse italiane troppo alte: non si tratta certo di una novità, considerando che già da tempo si chiede una revisione del peso fiscale sui cittadini italiani. Ma le ultime notizie confermano ancora una volta l’allarme su tasse troppo alte. E a sostenerlo questa volta è l’Ocse, la stessa Organizzazione secondo cui il pil italiano è cresciuto nei primi due trimestri del 2017 ma il livello resta inferiore a quello del 2010.

La situazione generale italiana non appare affatto favorevole, soprattutto alla luce delle ultime notizie rese note dall’Ocse, secondo cui la tassazione italiana, soprattutto per quanto riguarda il lavoro e, in particolare, i contributi previdenziali, è molto alta. E’ necessario agire su questo fronte per una riduzione, lavorando, allo stesso tempo, su una nuova spinta agli incentivi. Secondo l’Ocase, per garantire crescita economica e sociale è necessario agire sul fronte fiscale con miglioramenti. Del resto, come spiegato, sono diversi i Paesi Ocse che hanno già avviato riforme fiscali, da Austria e Belgio, a Paesi Bassi, Grecia, Lussemburgo, Ungheria, tagliando le aliquote dell’imposta sul reddito delle società e revisioni per quanto riguarda le imprese.

L’Italia, invece, insieme ad altri Paesi come Belgio, Ungheria, Turchia, è tra i Paesi in cui sono aumentate significativamente le tasse sulle proprietà. E’ vero, sottolinea l’Ocase, che l’Italia ha abolito la tassa sulle prime abitazioni, ma è anche vero che, di contro, sono aumentate anche altre imposte, in una sorta di gioco di cane che si morde la coda. E per fare qualche esempio concreto, basta pensare alle imposte sulle accise, sul tabacco in particolare, e a quelle sui carburanti, in costante crescita.

C’è, inoltre, da aggiungere che, stando a quanto riportano le ultime notizie, solo qualche giorno la stessa Ocse ha parlato di un andamento del pil italiano negli ultimi sette anni come il peggiore tra i paesi Ocse dopo la Grecia (e pari al Portogallo), nonostante i miglioramenti segnati nel secondo trimestre, quando ha raggiunto 99,1 punti in aumento rispetto ai 98,7 del primo trimestre. La Grecia invece ha raggiunto 81,6 punti. Ma la media Ocse è di 113,3 punti, basti pensate che la Germania nel secondo trimestre ha segnato 112,6 punti e il Regno Unito 114 punti. Resta, dunque, ancora lenta la ripresa nel nostro Paese e, sempre secondo l’Ocse, sarebbe arrivato il momento di andare più a fondo con quelle riforme necessarie e urgenti per un rilancio economico reale dell’Italia. Si tratta di un quadro che evidenzia chiare difficoltà per il nostro Paese, acuite dalle ultime notizie sull’andamento dell’occupazione e soprattutto giovanile.

Stando, infatti, a quanto riportano le ultime notizie, sarebbe ancora salita la disoccupazione nel nostro Paese lo scorso mese di luglio, nonostante le stesse ultime notizie parlino di un aumento degli occupati. Ma si tratta di un dato non reale, visto che non considera tante categorie di persone che sono senza occupazione ma non la cercano nemmeno più, perché sfiduciati. E dalle ultime notizie emerge anche un paradosso: non solo la disoccupazione aumenta, penalizzando i giovani, ma, paradossalmente, i più occupati risultano gli over 50. Una situazione decisamente disagiante, che sta portando anche ad un aumento del livello di povertà nel nostro Paese, che probabilmente non si registra in nessun altro Paese e che, come spesso sottolineato, può essere considerata risultato delle attuali norme pensionistiche in vigore che costringono i lavoratori più anziani a rimanere sempre più a lungo a lavoro, tagliando letteralmente fuori dal mondo occupazionale i giovani.

Il catasto sarà modificato, pare ormai una decisione che entrerà in vigore certamente, anche per i vari problemi che ci sono e che devono essere corretti e affrontati. Ormai ache le leggi corollorie sono passatee  manca davvero l'ultimo tratto. E sarà difficile per qualsiasi esecutivo entri, bloccare ancora tutto. Certo, le tasse da pagare saranno almeno civolt mediamente più alte.

E tornando sugli immobili

La riforma del catasto è congelata in attesa di capire quale sarà il suo destino. Già, ma cosa cambierebbe in concreto se i cambiamenti ipotizzati trovassero effettivamente spazio nell'ordinamento italiano? Il principale impatto sarà sul valore delle case nelle grandi città, destinato a essere portato molto più in su, sia in centro e sia in periferia. Ma c'è anche un altro aspetto da considerare e che probabilmente è stato sottovalutato: l'aumento delle tasse. A cercare di fare una stima precisa sul portafogli dei contribuenti ci ha pensato il Corriere della sera, secondo cui se le tasse sugli immobili fossero calcolate sui valori di mercato, gli imponibili fiscali crescerebbero fino a circa il doppio in periferia e a cinque volte di più in centro. Numeri evidentemente elevati che stanno forse alla base della decisione di rallentare con la riforma del catasto.

Ma che ci fosse qualcosa che non andava per il verso giusto era noto da tempo. Stando infatti a una prima valutazione, basato sulla sperimentazione della riforma del catasto a Roma e Milano, è stato sì registrato un aumento del valore di mercato di oltre un terzo, ma anche un aumento delle tasse sugli immobili ovvero Tasi e Imu. Succede adesso che il quotidiano ha confrontato le quotazioni a Milano relative al secondo semestre dello scorso anno con gli estimi catastali adesso in vigore. Da una parte ha ipotizzato che si tratti della prima casa del contribuente, e quindi con esenzione da Imu, e considerando l'imponibile ai fini delle imposte di trasferimento: va infatti ricordato che l'imposta di registro si paga sul minor valore tra l'imponibile fiscale e il prezzo reale di acquisto.

Dall'altra, per il non residenziale ha considerato l'imponibile ai fini Imu perché le imposte sono computate sul prezzo reale. Entrando più a fondo dei dati rilevati, per le case di pregio lo scarto tra mercato e fisco arriva a superare nelle aree di maggior valore anche il 400%. Per quelle accatastate come A2 (abitazioni di tipo civile) di finitura media in zona residenziale si è sopra il 300% mentre per la classe A3 (abitazioni di tipo economico) la differenza supera il 100%. Quote differenze nel non residenziale, dove il gap tra valore attuale e imponibile Imu per gli uffici nelle aree di pregio arriva fino al 100% per poi annullarsi progressivamente in periferia. E per i negozi, al di là del cuore vitale (quello di Via Vittorio Emanuele e del Quadrilatero), l'imponibile fiscale è maggiore del valore.

Le ragioni per cui la riforma del catasto è stata bloccata è per l'assenza di adeguate garanzie di invarianza di gettito, proponendo uno scenario di aumenti di tassazione sugli immobili. I cambiamenti ipotizzati prevedono la sparizione dell'attuale classificazione degli immobili, da raggruppare nelle categorie O (immobili ordinari) e S (immobili speciali). E ancora, gli immobili residenziali del gruppo A verrebbero inclusi nelle categorie O/1 (tutti gli alloggi situati in palazzine o condomini), O/2 (abitazioni isolate e villette a schiera), O/5 (cantine e soffitte), O/6 (box auto e garage, posti auto coperti e scoperti).

Nuovi servizi catastali con una mappa navigabile completamente rivista con un servizio di navigazione dinamica e gografica e web-app anche da scaricare. Il servizio del catasto è online rinnovato e contabile da oggi. Nello stesso tempo si può sapere il metodo del valore della casa in maniera infallibile

Si prevede già un aumento senza riforma

Le tasse per quest'anno per la casa avranno un aumento di circa 9 miliardi sicuri indicati dalla Ulm, ufficio studi. Peso fiscale che interesserà tutti i cittadini e le imprese soprattutto a livello di imposte locali, ma che potrebbero aumentare anche se andasse in porto la riforma del catasto.
Vi dovrebbero, poi essere meno detrazioni per i familiari a carico, o comunque, regole differenti che dovrebbro peggiorare la situazione di dievrsi nuclei familiari, così come l'aumento del bollo dell'auto per le auto che inquinano di più.
E le detrazioni su ristrutturazioni e i lavoro di risparmio energetico saranno per la maggior parte di chi deciderà di intraprenderle minori.
Per le imprese e professionisti non ci sarà L'iri, la tasa unica del 24%,c he doveva essere introdotta proprio da questo iter economico, ma sarà rimandata con un risparmio mancato di circa 2 miliardi.

Già un primo servizio è stato lanciato

L’avreste mai detto che il valore della vostra casa lo decide il Fisco? Sembra assurdo, ma in realtà è proprio così. Il valore delle abitazioni viene stabilito dal Fisco che, grazie alle indicazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare che è una costola dell’Agenzia delle Entrate, è in grado di attribuire il valore di ogni singola abitazione attraverso l’analisi di alcuni parametri. Grandezza della tecnologia verrebbe da dire. E si perché grazie a questa possibilità il potenziale acquirente, ma anche venditore di un’abitazione può conoscerne, dopo aver compiuto alcune operazioni preliminari, il valore esatto.

Anche le perizie ne gioverebbero. Ovviamente il costo totale dell’abitazione è la risultante del prezzo stabilito per ogni metro quadro dell’abitazione. Facendo un rapido excursus nelle città più importanti d’Italia si viene a sapere quindi che a Milano, dove le zone monitorate dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare sono una quarantina e a City Life un metro quadro può costare dai settemila duecento cinquanta euro a un massimo di undici mila. A Roma, invece, è Piazza di Spagna la zona più cara visto che si sfiorano i diecimila euro a metro quadro. Posillipo, invece con i suoi settemila e seicento euro al metro quadro, detiene il primato per Napoli.

Abbiamo visto dunque che cos’è e come funziona l’Osservatorio del Mercato Immobiliare e quale sia il rapporto con l’Agenzia delle Entrate. Adesso è più facile comprendere, dunque, il fatto che il prezzo di una casa lo stabilisce il Fisco. In realtà i dati che consentono al Fisco di stabilire quanto vale la casa sono disponibili a tutti e quindi il valore di un’abitazione è pubblico e alla portata di tutti. Merito dell’Osservatorio che è in grado di produrre una serie di dati fondamentali per stabilire il prezzo. Informazioni che aiutano a determinare un valore di mercato congruo e anche il valore della locazione per unità di superficie in euro al metro quadro, in base a tipologia immobiliare e stato di conservazione.

Oltre a questo aspetto è fuori discussione che questa serie di dati sono preziosi anche per altri motivi. Basti pensare che rappresentano un ausilio prezioso anche nel caso in cui si debbano svolgere particolari perizie sull’abitazione stessa o, aspetto da non trascurare, fornire indicazioni di massima a chi intende acquistare o vendere casa. Tra le altre cose le abitazioni, i beni immobili in questione sono suddivisi per zone omogenee e, per la consultazione della relativa quotazione ne andrà indicata la destinazione. La ricerca per la quotazione di un singolo edificio in Italia potrà essere effettuata senza registrarsi su nessuna piattaforma.

Cosa che invece sarà obbligatorio se si desidera richiedere la fornitura delle quotazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare per l'intero territorio nazionale, una specifica area territoriale, una regione, una provincia o un comune, il download sarà comunque gratuito, ma il contribuente dovrà accedere al servizio tramite lo Spid o la password personale rilasciata dall'Agenzia delle Entrate.

E locazioni breve già costano di più

Due decisioni sugli affitti a breve e in particolare su Airbnb, fanno ritornare al centro dell'attenzione il mercato degli affitti a breve, ad esempio delle case vacanze, con un rischio, da una parte di un aumento dei costi che andrà ovviamente sui cittadini

E' una tassa decisa nella scorsa manovra di primavera per gli affitti a breve, entro 30 giorni, e che interessano,. però, milioni di italiani non solo con ropirtari di case che danno in locazione, ma anche per chi affitta le case vacanze.

E l'allarme è stato lanciato dall'Antitrust, in quanto provocorebbe non solo problemi concorrenziali, ma anche un aumento dei prezzi per i consumatori finali, anche se lo stesso Antitrust ammette che potrebbe aiutare a risolvere il problema dell'evasione fiscale.

In parole semplici, si tratta di una tassa in più che devono pagare i proprietari di case che affittano tramite Airnbnb e servizi simili che saranno obbligati ad agire come sosituti d'imposta nel 2018 e ritirare una ritnuta del 21% del valore del canone di affitto.
E' chiaro che in questo modo gli affitti tenderanno ad aumentare con costi più alti come si diceva a esempio per le case affitate per le vacanze al mare o in montagna