Vaniglia, olio, mele, grano: costi e prezzi in forte rialzo per differenti motivi

La crisi delle colture causata dall'impazzimento del clima è destinata a ripercuotersi anche nei prezzi finale degli alimenti che acquistiamo.

Vaniglia, olio, mele, grano: costi e pre

Olio, mele, grano: annus horribilis?


A settembre si dice sempre che i prezzi tenederanno ad auementare, è come un ritornello che ogni anno ci accompana. Ma quest'anno potrebbe essere più vero di molte altre volte e le ragioni sono ben comprensibili soprattutto per numerosi prodotti agricoli e i prodotti alimenatri loro derivati come vino, pasta, dolci. Sia la materia prima che queti prodotti potrebbero e dovrebbero avere degli incrementi di prezzo per la aprticolare stagione climatiche che stiamo vivendo.

Cambiano le abitudini alimentari e succede anche per i cibi sono soggetti a una infinità di variabili che li rendono troppo costosi o semplicemente poco disponibili per un consumo di massa. In quanti hanno ad esempio notato come la vaniglia non sia stata quest'anno così presente come in passato? Il costo per i produttori è salito alle stelle e introdurlo nei menu imporrebbe una drastica rivisitazione del prezzo finale a carico dei consumatori. Di conseguenza si tratterebbe di una scelta antieconomica. C'è una ragione ben precisa alla base di questa scomparsa: il ciclone Enawo che a devastato ampie porzioni delle coltivazioni del Madagascar ovvero del Paese produttore per antonomasia di vaniglia. Fino a quando la situazione non si normalizza, questo alimento rischia di diventare un bene di lusso. Poi ci sono tutte le contraddizioni interne con una industria alimentare che fa piazza pulite di materie prime in un Paese costantemente bisognoso di acqua potabile e di elettricità soprattutto nei periodo di difficoltà economica. Ma questa è un'altra storia.

Non solo la vaniglia, tanti prodotti a rischio sulle nostre tavole

C'è poi un altro prodotto di cui l'Italia si fa vanto in tutto il mondo che è adesso soggetto a incertezze. Si tratta del vino, frutto della vendemmia autunnale. Le previsioni sono in chiaroscuro perché da una parte viene garantita la qualità delle uve, dall'altra le associazioni locali dei coltivatori diretti mettono in guardia sulla scarsità del raccolto. Anzi, in alcune zone viene già definita come una delle raccolte più lacunose degli ultimi sessant'anni. Anche in questo caso non è in discussione l'abilità umana, ma è lo stravolgimento dei ritmi della natura a provocare sconvolgimenti. Le cosiddette stagioni di mezzo, primavera e autunno stanno scomparendo, gli inverni sono sempre più caldi e le estati sono talmente afose da fare registrare ogni anno record di temperatura. Il tutto intervallato da eventi climatici improvvisi e sorprendenti. Le gelate di primavera, le grandinate fuori stagione e la siccità hanno ripercussioni dirette a livello alimentare e i vigneti sono tra i primi a soffrire. La mancanza di acqua penalizza la produzione.

Il risultati è presto detto: stando ai sodalizi di categoria occorre mettere in conto almeno un quarto del raccolto in meno. Dopo la raccolta delle uve destinate alla spumantizzazione (Pinot, Chardonnay, Moscato) è iniziata quella dei vini bianchi classici (Albana, Trebbiano, Pignoletto, Ortrugo, Malvasia) e poi sarà il turno dei vini rossi (Sangiovese, Gutturnio, Lambrusco, Merlot, Cabernet): in tutti i casi non prevale l'ottimismo. La quantità di mosto, se non inizia una serie stagione delle piogge in breve tempo, rischia di essere ridotta.

Olio, mele, grano: annus horribilis?

Il clima impazzito mette in discussioni anche le tradizionali certezze. Quella delle mele ad esempio, di cui Trentino e Lombardia sono tra le ragioni più prolifiche. Violente grandinate hanno lasciato il segno proprio quando stavano per essere raccolte. Il calo è a doppio cifra. Il danno economico è ingente e le ripercussioni arriveranno sul prezzo di finale del prodotto. Ma poi, stando a sentire i produttori, anche per il grano per la pasta, l’olio extravergine di oliva, le conserve di pomodoro è finita l'epoca d'oro per le nostre tavole perché l'annus horribilis è alle porte. Anzi, è già iniziato. Se poi si tratta di un trend perenne o di un passaggio a vuoto, solo il tempo (in tutti i sensi) potrà dirlo con assoluta certezza.