Verso prima torre di controllo droni. Il funzionamento

In Italia ci si appresta al primo sistema di controllo del traffico aereo dei droni.

Verso prima torre di controllo droni. Il

Verso la prima torre di controllo dei droni


Enav, l'ente che si occupa del controllo del traffico degli aerei che ne gestice il traffico in Italia ha annunciato un nuovo sistema di contorllo per garantire la sicurezza del traffico aereo in concomitanza con il crescente sviluppo dei droni che diventranno ben 7 miioni nei cieli entro il 2015. Lo farà insieme a Leonardo, Ids e Telespazio. E verrà cstituita una società a sè per creare questa sorta di torre di controllo della gestione dei droni su tutta Italia.

Dall'altra parte, come vedremo, i droni, sono in fase di testing finale per degli usi finora considerati fatascientifici e nei prossimi 5-10 anni questi diventeranno davvero realtà.

Tutto dovrà essere mappato e si dovrà partire dal piano di volo, dal decollo all'atterragio, oltre al controllo durante il volo. I droni dovranno avere delle interfacce compatibili di controllo con il sietam UTM che la nuova società andrà a creare Unmanned Aerial Vehicles Traffic Management e dovrà pemettere anche la registrazione dei dati in volo. 

Il primo drone costruito fu italiano

l settore dei droni cresce fortemente, ma è interessante notare come il primo drone che si, può dire è stato realizzato e costruito in Italia. Cerchiamo di edere allora il presente, con un occhio al futuro dei droni, ma anche al curioso e interessante passato.

Il tanto celebrato drone, almeno il più delle volte, ha un antenato di prestigio. Un antenato che prese il volo, per la prima volta esattamente cento anni fa. Certo, in quel caso, si trattava di un vero e proprio aereo impegnato nelle operazioni della prima guerra mondiale. Ma la caratteristica comune è quella di volare senza un pilota a bordo. Le celebrazioni di questo velivolo, chiamato “Torpedine Aerea” la cui realizzazione costituì davvero una svolta per l’aviazione italiana di quei tempi, si terranno a Roma, nell'ambito del Roma Drone Campus, in programma i prossimi 21 e 22 febbraio.

Grazie ai documenti che sono stati ritrovati è stato possibile scoprire che vennero realizzate quattro versioni diverse dell’aereo sperimentate in segreto nella base militare di Furbara fra il maggio e il settembre del 1918. L’esordio nei cieli per “Torpedine Aerea” è datato 14 settembre 1918 quando il velivolo prese il volo dalla base di Furbara.

Il suo funzionamento consisteva nella classica spinta del motore che aiutava il velivolo a sospendersi da terra dopo essere stato posizionato su un binario dove scorreva sospinto da un carrello. Una volta libratosi in aria entravano in funzione i giroscopi che si trovavano a bordo e controllavano la posizione degli alettoni.

Drone Taxi per portare passeggeri

Il suo velivolo è completamento elettrico ed è in grado di decollare e atterrare in maniera verticale. E naturalmente, non che fosse scontato, è dotato di autopilota. Si tratta di Vahana, il drone taxi di Airbus a guida autonoma che ha già completato con successo il primo volo. Nulla di particolarmente sconvolgente perché è rimasto in aria per 53 secondi a 5 metri di altezza. Più esattamente, il collaudo è stato completato alle 8.52 del fuso orario della costa del Pacifico presso il campo di volo Pendleton UAS Range a Pendleton, Oregon. Un secondo volo è stato portato a termine con successo il giorno dopo e altri ne seguiranno a stretto giro.

Ma si tratta di un primo importante assaggio dello sviluppo di una tecnologia che, in un periodo imprecisato, porterà alla realizzazione di un taxi volante, così cme annunciato da Airbus davanti allo stupore generale. La denominazione di taxi volante è un po' una forzatura perché si tratta di velivoli di tipo eVTOL (verticale take-off and landing), ma danno l'idea di cosa aspettarsi con una efficace sintesi. Costruito da Airbus, il drone taxi Alpha One pesa 745 chilogrammi ed è in grado di ospitare un singolo passeggero. La tecnologia è pulita poiché il velivolo si solleverà con la potenza erogata da 4 rotori a energia elettrica. Insomma, sembra che ci siano le condizioni e le tecnologie per creare taxi volanti

Resta naturalmente tutta da verificare la tempistica. Le auto senza pilota stanno facendo molta fatica a entrare nel circolo della mobilità e di conseguenza viene da credere che i tempi possano essere ancora più lunghi nel caso dei mezzi volanti. I primi test sono infatti stati effettuati con un prototipo e di conseguenza seguiranno altri test per coprire distanze ben più grandi. Appare evidente come Airbus dovrà migliorare la sua tecnologia prima di lanciare un servizio di trasporto su larga scala. Lo scopo finale è la creazione di una rete di taxi volanti per il trasporto privato da un punto all'altro delle città e nel minor tempo possibile. Convincere le persone a salire a bordo sarà un'altra sfida, ma questa è un'altra storia.

Il Drone Gigante

Il progetto è fattibile, scommettono in Airbus, e come spiegato da Rodin Lyasoff, responsabile di un team per l'innovazione della A3, società di Airbus con sede nella Silicon Valley, in meno di 10 anni si potranno avere sul mercato prodotti che rivoluzioneranno gli spostamenti urbani per milioni di persone. Solo il tempo fornirà le risposte cercate.

Continua a essere in forte ascesa il comparto dei droni. Le premesse incoraggianti degli scorsi anni sono rispettate perché le opportunità di utilizzo sono sterminate e vanno al di là dell'uso domestico per fini ludici di breve durata. Lo sa anche un colosso come Boeing che ha realizzato un drone gigante. Siamo ancora nella fase del prototipo e molto resta ancora da sistemare. Tuttavia non si può che rimanere stupiti dinanzi alla capacità di carico di 225 chilogrammi, sicuramente tra le più competitive del settore. L'utilità è allora presto detta, quella dell'impiego dei settori della logisitica e del trasporto merci, ma anche militare nelle zone di conflitti e per testare tecnologie per i futuri veicoli aerospaziali.

Anche perché, come dimostrato dalle intenzioni manifestate dai principali player del comparto delle vendite, il futuro passa anche dalle consegne dei prodotti con i droni, così da abbattere i tempi di recapito. Il prototipo potrebbe essere il precursore di futuri velivoli autonomi.

Anche per il drone gigante di Boeing - denominato Cav, acronimo di Cargo air vehicle - le prospettive sono luminose e indicano un nuovo sentiero di business. Dalla sua c'è la facilità di utilizzo e le caratteristiche molto simili a quelle dei droni comunemente noti ovvero alimentato elettricamente e con decollo e atterraggio verticale. Naturalmente resta ancora tanto da mettere a punto, a iniziare dagli aspetti legati alla sicurezza. Tuttavia la rotta è stata già tracciata e i lavori sono evidentemente a buon punto.

Lo stesso direttore tecnico di Boeing, Greg Hyslop, non ha avuto alcun timore a utilizzare termini trionfalistici per raccontare il traguardo ottenuto, senza nascondere l'ambizione della sua società di dare una svolta al trasporto e ai viaggi aerei. E anche in tempi brevi, ottenimento delle licenze a parte. Storicamente è proprio questo uno degli aspetti burocratici che in molti Paesi rappresenta un freno alle migliori intenzioni.

A sorprendere è anche un altro aspetto. Gli ingegneri di Boeing, che hanno lavorato in collaborazione con quelli di Aurora Flight Sciences, hanno avuto bisogno di soli tre mesi per la realizzazione del super drone e per farlo volare a pieno carico presso il Boeing Research & Technology's Collaborative Autonomous Systems Laboratory in Missouri. Dal punto di vista tecnico siamo davanti a un mezzo elettrico delle dimensioni pari a 4,57 metri in lunghezza e 5,49 in larghezza, alto 1,2 metri e dal peso complessivo di 339 chilogrammi.

Balza allora subito all'occhio come il drone sia piuttosto grande (e d'altronde come non poteva esserlo?) che lo allontano dall'immaginario comune. A muoverlo ci pensano 8 rotori abbinati in 4 coppie in cui ciascuno ruota nel senso opposto all'altro. La soluzione è presto spiegata: in questo modo riescono a svolgere sia la funzione di motore e sia di stabilizzatore. Sono invece tutti da scoprire i due valori chiave di autonomia e velocità.

Droni e navi

Tutto fatto per le navi senza equipaggiato. O meglio, tutto sarebbe fatto perché poi sono due gli aspetti da tenere in considerazione. C'è quello tecnologico rispetto a cui le conquiste sono state raggiunte. Come racconta Ugo Salerno, amministratore delegato del Rina, ente di certificazione riconosciuto in tutto il mondo, dal punto di vista teorico già nella giornata di domani potrebbero muoversi le prime navi porto a porto senza alcun essere umano a bordo. Ma poi c'è un altro aspetto da valutare e paradossalmente rappresenta un ostacolo difficilmente superabile, almeno a stretto giro. Non è quello tecnico, bensì quello culturale perché la società non è ancora pronta per un passaggio di questo tipo, nonostante i benefici economici che comporterebbe.

La questione mostra comunque caratteri paradossali perché sta diventando più difficile far muovere le navi senza guida in mare aperto anziché le auto e i camion sulle strade trafficate. Come spiegato dall'amministratore delegato del Rina in occasione di una intervista con la Stampa, sono già pronti per far viaggiare una nave senza un solo essere umano a bordo. Ma questo appuntamento è destinato a essere rinviato, ma non accotonato. La strategia non può che essere quella dei piccoli passi. Nella prima fase di questa rivoluzione, spiega, gli equipaggi saliranno a bordo della nave solo in prossimità del porto. Ma in futuro non ci sarà più bisogno nemmeno di loro.

Del resto - è la considerazione avanzata non senza una leggera sfumatura di ironia, se fra pochi anni circoleranno sulle strade delle nostre città automobili senza conducente a 50 km orari, che problema ci potrà essere ad accettare che una nave senza persone a bordo si avvicini a un porto a 5 chilometri orari. Già, proprio quello della sicurezza delle navi senza equipaggio viene ritenuto un falso problema, così come quello delle assicurazioni.

Con le nuove tecnologie i droni faranno le ispezioni, evitando di dover ponteggiare la stiva; sarà a disposizione un data lake per via delle numerosissime visite annuali e non ci sarà più bisogno di un sistema di scadenze, ma l'impegno sarà tarato sul flusso di informazioni che arriveranno dalla nave in tempo reale. Ma prima occorre superare quello che ritiene un problema culturale. I tempi per le navi senza equipaggio sono comunque maturi grazie agli incentivi e gli ambiziosi progetti del piano Industria 4.0, strategico per il settore marittimo, considerato il più completo dell'industria.

Eil drone postino con qualche incoveniente....

l futuro è forse un po' più lontano di quanto potremmo immaginare? Forse sì se la prima esperienza in Russia con un drone postino finisce nel peggiore dei modi. E come nelle commedie più esilaranti, il tutto è accaduto nel day one, nel giorno inaugurale, quando tutti gli occhi erano puntati sull'innovazione che dovrebbe rivoluzionare i mondo delle consegne. Si tratta insomma di una situazione al limite del paradosso e teatro di questa non dimostrazione è stata la città siberiana di Ulan-Ude. Il piccolo velivolo avrebbe dovuto traspare un piccolo pacco in un villaggio a pochi chilometri di distanza così da fare vedere le potenzialità di questo sistema di consegna. Ma qualcosa è andato storto è il drone ha interrotto il suo percorso schiantandosi contro un edificio a poca distanza.

A documentare l'accaduto sono stati in tanti, come dimostrato anche dal video dell'evento che sta circolando sul web. Le immagini parlano chiaro e raccontano di un drone che si è staccato dalla sua piattaforma per poi perdere quota in maniera progressiva fino a precipitare rovinosamente. E che si tratta di una scommessa su cui le aspettative sono alte è dimostrato dalla presenza del logo del servizio postale russo sul drone postino. C'è però da sottolineare che la Russian Post ha preso le distanze dall'accaduto e si è tirata fuori dalle responsabilità (mediatiche), spiegando che il suo impegno è solo quello di ospite.

Di positivo, a non voler vedere tutto negativamente, c'è che l'impatto non ha avuto alcuna conseguenza per la folla presente all'appuntamento e il tutto si è concluso con tanti dubbi sull'affidabilità di questo nuovo servizio. Realizzato dalla Rudron/Expeditor 3M per un costo (non confermato) di circa 20.000 dollari, alla base della perdita di controllo del drone potrebbe esserci stata la sovrabbondanza di reti Wi-Fi che avrebbe mandato in tilt la gestione multirotore da parte del pilota. In ogni caso, il progetto non si arresta qui e i promotori sono pronti a rilanciarlo con risultati sperati evidentemente migliori.