Vino, una unica azienda per la promozione della filiera

Un piano nazionale per la promozione del vino costerebbe meno rispetto a tante altre piccole iniziative. I produttori chiedono di ispirarsi al modello francese.

Vino, una unica azienda per la promozion

Vino, una unica azienda


Non solo la concorrenza è sempre molto forte, anche per via della qualità riconosciuta di molti vigneti al di fuori dei confini nazionali, ma è altrettanto vero che non è sempre facile distinguere i prodotti di qualità. Inevitabile allora la richiesta della creazione di una sola azienda per la promozione della filiera del vino italiano sui mercati internazionali. La proposta, di cui in realtà si parla da tempo, è stata formulata in occasione del recente forum promosso da Veronafiere a wine2wine. Ma se c'è un motivo in più per cui questa idea andrebbe accolta nel nostro Paese è proprio per via della specificità italiana e della storia del suo vino che affonda le radici nel tempo.

Una sola azienda per la promozione del vino

Quanti Paesi sono allora in grado di esibire la nostra storia, quella dei nostri vigneti delle nostre specificità. Si sa, il vino italiano è riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Ma è impensabile credere che il brand possa andare avanti ed essere promosso da sé, senza un coordinamento unico. E a Verona se ne sono resi conto molto bene se Sandro Boscaini, presidente di Federvini, afferma pubblicamente che il successo degli anni passati ha fatto pensare di poter andare in giro per il mondo a raccontare delle storie un po' ingenue sul vino. Da qui la necessità espressa di fare squadra e centralizzare il modo di raccontare il vino.

In fin dei conti, è quello che fa da sempre la Francia, considerato il nostro principale competitore. A differenza dell'Italia, in cui sono implementate tante politiche promozionali quante sono le regioni, oltre confine la regia è unica. Naturalmente non tutto è così semplice e immediato perché si presenta subito un nodo da sciogliere: a chi affidare il compito? A un'azienda pubblica o privata? E poi che ruolo dare all'Unione europea? Fino a che punto gioca un ruolo da protagonista? Come è stato fatto notare senza troppi giri di parole, l'Italia è una somma di regioni che creano ripartizione e frammentazione di risorse. Eppure un piano nazionale costerebbe meno rispetto a tante altre piccole iniziative.

Tornare alla meritocrazia

Di conseguenza sarebbe meglio tornare al principio meritocratico: chi non raggiunge gli obiettivi non deve riceve i finanziamenti. Di certo c'è, come ribadito anche in questa sede da Matilde Poggi, presidente Federazione italiana vignaioli indipendenti, che il bisogno di un cosiddetto brand ombrello in grado di vendere il sistema Paese deve ormai essere soddisfatto senza tentennamenti. Non a caso Ruenza Santandrea, coordinatrice vino Alleanza delle cooperative settore Agroalimentare, si dice d'accordo con l'ipotesi di un'azienda unica per la promozione, ma senza perdere di vista gli accordi bilaterali da sviluppare con l'Unione europea.