Virgin Galactic, lo spazio per tutti è sempre più vicino. Ecco come è la navicella.

Gli sforzi di Richard Branson per migliorare il suo velivolo con sistemi di sicurezza in grado di prevenire incidenti e imprevisti sono stati ripagati.

Virgin Galactic, lo spazio per tutti è s

Turismo spaziale più vicino


SI avvicina sempre di più lo spazio per tutti, ecco come sarà la navicella che secondo Virgin ci porterà nello spazio e che ha condotto già dei test con successo. Ma non è l'unica innovazione fatta da Virgin o che sta avendo parecchio successo.
 

Ancora un gran colpo per Richard Branson, numero uno di Vigin. Il suo Virgin Galactic ha sfondato il muro del suono. Più esattamente ha raggiunto la velocità Mach 1.6, stabilendo un nuovo record. Si aprono allora le porte per quel turismo spaziale accarezzato da tempo e di cui vuole essere da apripista. C'è ancora molta strada da percorrere perché i recenti casi inducono alla prudenza sul fronte della sicurezza e allo stesso tempo c'è un problema costi che renderanno questa pratica una esperienza possibile per i più ricchi. Ma dal punto di vista tecnologico, Virgin Galactic ha tagliato un altro traguardo grazie al volo supersonico di prova del suo velivolo SpaceShipTwo VSS Unity.

Volo supersonico SpaceShipTwo VSS Unity: test di successo

Evidentemente gli sforzi di Virgin Galactic per migliorare il suo velivolo con sistemi di sicurezza in grado di prevenire incidenti e imprevisti sono stati ripagati. Anche dal punto di vista mediatico si tratta naturalmente di un gran colpo rispetto al passato perché sono ancora vive le immagini della tragica esplosione in volo del test a velocità supersonica che ha provocato la morte di uno dei due piloti. Questa volta il test SpaceShipTwo VSS Unity si è consumato nel deserto californiano del Mojave con direzione spazio. E a differenza di quanto è accaduto quattro anni fa, l'atterraggio è avvenuto senza problemi per la soddisfazione pubblica del fondatore di Virgin Richard Branson.

Vale la pena ricordare come il disastro del 2014 riguardava le ali di coda del velivolo. Più nel dettaglio, il copilota Michael Alsbury aveva aperto le ali della coda in anticipo mentre SpaceShipTwo stava ancora accelerando. Ecco allora che già all'indomani del disastrosi incidenti erano riprese le prove di Virgin per valutare la risposta dei motori e del razzo che ha portato l'aereo in altissima quota.

Turismo spaziale più vicino?

L'obiettivo di Brenson è ben chiaro: condurre i turisti ai bordi dello spazio come nuova frontiera del viaggio di gruppo. Ma c'è appunto un problema di fondo ed è proprio quello dei prezzi perché un biglietto costa circa 250.000 dollari. La destinazione? Subito fuori l'atmosfera della Terra. A ben vedere restano i dubbi, almeno relative alle tempistiche. C'è una promessa pubblica di Branson, ma arrivati a questo punto ci sono tutte le ragioni per credere che possa non essere manutenuta. Aveva infatti assicurato che avrebbe partecipato di persona al primo volo spazio già intorno alla metà di quest'anno. A tradirlo potrebbe essere questa volta l'eccesso di ottimismo, ma saremmo felice di essere smentiti.

E Branson anche sull'Hyperloop

Quanti di voi hanno desiderato, almeno una volta nella vita di poter avere a disposizione un dispositivo che rendesse possibile viaggiare nel tempo e nello spazio alla velocità della luce? un’intera generazione è cresciuta con la saga di Ritorno al Futuro con lo scienziato pazzo Doc capace di spedire avanti e indietro nel tempo a bordo di una Delorean adeguatamente equipaggiata il Martin interpretato da Michael J Fox che grazie a quelle pellicole raggiunse il successo planetario.

Sembra proprio che quel momento stia per arrivare grazie a una scommessa portata avanti, con successo verrebbe a questo punto di dire, da Virgin e Richard Branson che si sono lanciati nell’affascinante avventura dell’estrema velocità dell’Hyperloop, ultima diavoleria che consente di spiare, seppure attraverso il classico buco della serratura quello che potrebbe succedere in un futuro nemmeno troppo remoto.

Il mezzo in questione, almeno secondo quelli che ci stanno lavorando, sarebbe in grado di raggiungere i mille e duecento chilometri all’ora grazie a una tecnologia che prevede l’utilizzo delle onde magnetiche. Per avere un’idea si tratta della distanza tra Milano e Napoli e che potrebbe essere coperta in poco più di un’ora sia all’andata che al ritorno.

Vediamo un po’ più da vicino quali sono le prospettive indicate da Virgin e Richard Branson che hanno deciso di investire nella sfida dell’uomo alla velocità più avvincente degli ultimi tempi. Virgin e Richard Branson si lanciano infatti sull’estrema velocità di Hyperloop One il treno che dovrebbe annullare praticamente le distanze viaggiando alla stratosferica velocità di milleduecento chilometri all’ora. Un investimento che è entrato subito nello stesso nome di questo convoglio futuristico che da semplice Hyperloop adesso si chiamerà Virgin Hyperloop One.

I test di collaudo e per fare le relative indagini e studio su un veicolo così prestante si stanno verificando con costanza e con successo proprio dove è stato collocato DevLoop, nei pressi di Las Vegas, ovvero il tubo che dovrebbe permettere una spinta così forte con l’utilizzo delle onde elettromagnetiche. In undici secondi, stando a quello che trapela su quest’argomento questo treno del futuro ha raggiunto la stessa velocità massima di un normale treno alta velocità che circola in Italia, tanto per capire di quello che stiamo parlando. I finanziamenti per questa impresa si attesterebbero oggi intorno a duecentocinquanta milioni di dollari, somma che si è formata a partire dall’inizio di questa avventura nel 2014.

Ecco per capire cos’è l’Hyperloop basta sapere che nei piani degli investitori e di chi questo progetto l’ha sposato da subito, questo treno dovrebbe coprire la distanza tra Londra ed Edimburgo in meno di un’ora: cinquanta minuti per l’esattezza. Insomma niente male. E ci si potrebbe divertire con i nuovi tempi di percorrenza: da San Francisco a Los Angeles ci vorrebbero trenta minuti, raggiungere Milano partendo da Roma sarebbe una sciocchezza risolvibile in venticinque minuti. Una rivoluzione, l’ennesima, che grazie alla tecnologia moderna non è più una chimera.

Hyperloop ache un pò italiano

C'è un treno supersonico che collegherà Chicago a Cleveland. All'Hyperloop saranno sufficienti 28 minuti per percorrere oltre 500 chilometri viaggiando alla a circa 1.200 chilometri orari. E il merito di questo nuovo traguardo è anche dell'Italia. HyperloopTT, la società con sede a Los Angeles che sta realizzando il supertreno, vede tra i suoi fondatori l'italiano Bibop G. Gresta, cofondatore della start-up controllata da Jumpstarter e partecipata da Digital Magics, il più importante incubatore Made in Italy.

Un motivo in più per seguire da vicino questo progetto. La grandiosità di questo mezzo di trasporto sta nella sua dinamica perché si tratta di una capsula che si muove sospesa nell'aria all'interno di un tubo a bassa pressione. In questo modo, al pari degli aerei in alta quota, incontra meno resistenza. È il primo grande passo di quella che lo stesso Bibop G. Gresta considera una rivoluzione tecnologica che cambierà il modo di concepire i trasporti.

Hyperloop Transportation Technologies ha comunque già firmato gli accordi con la Northeast Ohio Coordination Agency, l'agenzia di trasporti e pianificazione ambientale, e il Dipartimento dei Trasporti dell'Illinois, per avviare lo studio di fattibilità, indispensabile per la creazione del primo collegamento interstatale del treno Hyperloop negli Stati Uniti. HyperloopTT ha prodotto 27 brevetti, stretto 8 accordi governativi in fasi avanzate di negoziazione e oltre 40 partnership per lo sviluppo della tecnologia.

E c'è alternativa italiana

Tutto vero: il treno a levitazione magnetica passiva esiste. I test sono stati effettuati e i video sono la dimostrazione più chiara del buon esito di questa operazione. Ma la novità è anche un'altra: la firma italiana del prototipo che non richiede impiego di energia elettrica per la generazione del campo necessario a distaccare le carrozze dalle rotaie. La tecnologia in grado di rivoluzionare il trasporto, portando con sé risparmi energetici e riduzione degli impatti ambientali, è stata infatti sviluppata da ricercatori di Pisa e Treviso. Dietro Ironlev c'è infatti la joint venture tra Girotto Brevetti di Treviso, impegnata nel settore ricerca e sviluppo in ambito meccatronico, e Ales Tech, startup di Pisa che ha già lavorato nel progetto Hyperloop di Elon Musk.

Questi sono allora giorni destinati a passare alla storia perché mai come adesso si avvicina ancora un po' alla realtà il treno senza ruote ispirato a Hyperloop, il progetto dell'impreditore Elon Musk. La sua è una visione anticipatrice di ciò che tra qualche decennio apparirà come la normalità. L'obiettivo è realizzare un treno in grado di viaggiare a mille chilometri orari. Se Hyperloop è ancora un'idea per il futuro, si avvicina invece alla realizzazione il treno a levitazione magnetica passiva, che non richiede impiego di energia elettrica per la generazione del campo necessario a distaccare le carrozze dalle rotaie. Ad aver ottenuto la tecnologia necessaria è stata una squadra di inventori italiani nata da una joint venture sull'asse Treviso-Pisa. Una dimostrazione delle possibilità di questa soluzione è stata data a Spresiano, località trevigiana.

La squadra di ricercatori impegnata nel progetto è una sintesi di talenti della Girotto Brevetti, società veneta della meccatronica, e Ales Tech, una startup fondata da ex studenti di ingegneria meccanica della scuola Sant'Anna di Pisa, già in lizza per la creazione delle sospensioni del treno iperveloce Hyperloop. Non si tratta allora degli ultimi arrivati, ma di alcune delle menti più brillanti del panorama italiano che, nella maggior parte dei casi, lavorano fuori dalla luce dei riflettori.

Una delle principali scommesse da vincere è quella degli attriti. Se fosse possibile sostituire le ruote di un treno con pattini che scivolino sui binari senza toccarli, si stima un risparmio di un 30% di energia che va dispersa nel rotolamento. Insieme si otterrebbe una riduzione del rumore e dello stress a carico delle rotaie. E se esistono, come in Giappone, sistemi di trasporto collaudati che si muovono sul cuscinetto magnetico, la novità italiana sta nella caratteristica di funzionare in modo passivo. Per sollevare il treno dalle rotaie non serve energia perché il campo magnetico sufficiente si crea gratuitamente piazzando sistemi simili a grosse calamite che respingendo il ferro dei binari, azzerano il contatto fra vetture e suolo. Per raggiungere le velocità di Hyperloop - fanno notare gli ideatori - occorrono infrastrutture dedicate, cioè condotte tubolari depressurizzate per abbattere la resistenza aerodinamica. 

E da ricordare che Elon Musk recentemente

Verrebbe da dire che non trascorre una settimana senza notizie dal mondo che ruota attorno a Elon Musk. L'imprenditore sudafricano di nascita e statunitense di adozione è di fatto un fiume in piena sotto il profilo dell'inventiva e della caccia a nuove opportunità. In buona sostanza mantiene vivo lo spirito imprenditoriale. E anche se le tempistiche indicate non sono sempre così puntuali, resta il dato di fatto che riesce a mantenere le promesse, come quella della realizzazione della batteria più grande del mondo. Sono stati sufficienti 100 giorni per realizzare quella agli ioni di litio da 129 megawattora. Le funzioni sono naturalmente ben differenti da quelli dell'alimentazione di un mezzo elettrico perché in questo caso c'è di mezzo il tentativo di risolvere, seppure parzialmente, i problemi di energia che caratterizzano il sud dell'Australia. I blackout degli ultimi tempi sono sempre più frequenti.

Come accennato, la puntualità non è mai stato il punto di forza di Musk. E, anzi, è proprio su questo versante che subisce gli attacchi più pesanti da parte dei suoi detrattori. Questa volta è stato diverso e forse c'è una ragione ben precisa. Gli accordi prevedevano che nel caso di sforamento dei tempi concordati nella realizzazione della maxi batteria agli ioni di litio, avrebbe svolto il lavoro gratuitamente. L'obiettivo è stato centrato fin al punto che il capo dell'esecutivo australiano, Jay Weatherill, è arrivato ad affermare con un punta di trionfalismo che il suo Paese sarà leader delle energie rinnovabili. Non resta che attendere per scoprire se si tratta di un proclama azzardato o meno, tuttavia la prima mossa è stata fatta. Il sistema di accumulo energetico è stato piazzato proprio accanto a un impianto eolico, a pochi chilometri dalla città di Adelaide, pronto per essere messo in funzione.

Che quella di Elon Musk sia una mente in fermento è dimostrato da quella che non può che rappresentare una iniziativa spiazzante. Chi se l'aspettava che avrebbe messo in piedi una scuola privata? Si chiama Ad Astra e per dimostrare che fa tremendamente sul serio, ha già ritirato i suoi figli da un istituto privato di Los Angeles, peraltro noto per ospitare le piccole menti più brillanti. In realtà non è così semplice riuscire a iscrivere i propri pargoli perché l'unica formula è quella dell'invito. Il concetto è dunque molto più restrittivo rispetto a quello del numero chiuso. Le informazioni che circolano sono ben poche, così come quelle sul rapporto con il sistema dell'istruzione pubblica. Pare comunque che la scuola privata di Elon Musk possa ospitare solo 31 bambini, comunque sottoposti a una procedura preliminare di selezione.

Ma naturalmente è sul metodo didattico che vanno concentrate le attenzione e in effetti non mancano le sorprese. A ispirare l'azione degli insegnanti non è il nozionismo ma l'accompagnamento dei bambini al problem solving. Come dire, poca teoria e molta pratica. E a quanto pare si affronterebbero sin dalla più giovane età delle grandi questioni etiche e contemporanee. Scontato ricordarlo, ma non esistono le classi e la classica divisione e per ogni allievo il programma è personalizzato sulla base della proprie attitudini e abilità. Nonostante la grande curiosità intorno alla scuola privata di Elon Musk, sono però piuttosto scarne le informazioni che circolano sull'argomento e il tutto sembra ammantato da elitarismo ed estrema riservatezza. Quasi che non l'istituto scolastico non voglia contaminazioni dall'esterno.

E anche...

Il lanciafiamme della Boring Company una delle aziende di Elon Musk, famoso per la sua auto elettrica Tesla, ma ormai non solo ha fatto il giro del web, grazie solo ad alcuni tweet e alla fine è comparso davvero e si può preordinare a 500 dollari. Quando arriverà è un mistero, ma presto ha scritto Elon Musk che ha spiegato che si può anche personalizzare con uan propria scritta a 30 dollari

Tra l'altro Elon Musk ha spiegato di stare tranquilli che non servirà per difendersi dagli zombi che, secondo alcuni fanatici delle teorie del complotto, starebbe costruendo in una fabbrica segreta di soldati-zombie automatizzati e super innovativi per un apocalisse in arrivo. Nulla di tutto questo, il lanciafiamme è un oggetto, illustra sempre Musk, che si riverlerà assai utile per vivacizzare qualsiasi party e soprattutto sarà sicuro. E' il lanciafiamme più sicuro del mondo ha rassicurato..

E ancora...

E le auto elettriche di lusso di Musk continuano a solleticare la fantasia degli utenti di tutto il mondo e non sono né il prezzo e né i cronici problemi nella consegna dei veicoli prenotati a suon di lauti anticipi, a frenare la corsa all'acquisto. Ci sono evidentemente validi motivi e alcuni di questi vengono forniti dallo stesso Musk con il taglio del traguardo di nuovi record. Come quello appena raggiunto dalla Tesla Model 3. Per andare da New York a Los Angeles sono stati sufficienti 50 ore, 16 minuti e 32 secondi. Tanto per essere chiari, la distanza tra le due città a stelle e strisce è di 4.600 chilometri. Il record ha permesso alla Model 3 di agganciare sulla giacchetta la coccarda di viaggio più veloce negli Stati Uniti con un veicolo elettrico

Non si tratta della prima volta che un veicolo Tesla balza agli onori delle cronache automobilistiche per il livello elevatissimo delle prestazioni. Basti pensare che lo stesso Alex Roy ovvero il redattore della rivista The Drive protagonista del viaggio, aveva percorso un anno fa lo stesso tragitto - da Redondo Beach fino all'Empire State Building - con un tempo maggiore. E a dirla tutta, ha anche fatto meglio di Jordan Hart e Bradly D'Souza che, a bordo di un modello S 85D, hanno avuto circa un'ora di tempo supplementare per tagliare il traguardo. Dalle parole si è dunque passati ai fatti con risultati sorprendenti che non possono che solleticare gli appetiti di chi ha tempo puntato all'acquisto di un'auto elettrica a firma Tesla. A tal proposito, il costo complessivo della ricarica per il viaggio dei record da New York a Los Angeles è stato pari a 100,95 dollari.

E c'è anche un altro punto a favore della Model 3 di Tesla. Il test è stato compiuto in pieno inverno: di conseguenza il lungo tragitto ha messo alla prova l'affidabilità, l'autonomia e la capacità dell'auto elettrica di affrontare viaggi a basse temperature.

Con la Model 3 Tesla entra ufficialmente nel segmento delle vetture medie. Le consegne sono in corso e i primi a ricevere la nuovo auto elettrica sono stati i dipendenti della società statunitense (quasi a mo' di precauzione) e i giornalisti di settore che hanno eseguito le prime prove. Ebbene, i giudizi sono positivi e viene raccontano della presenza del futuro a bordo dell'auto elettrica. Secondo Jameson Dow di Electrek, la Model 3 buona, divertente da guidare e, dettaglio non di poco conto, il livello di finitura è stato portato più in su. L'accelerazione è simile a quella di una Tesla 70D anche se non paragonabile a quella della Roadster. Un primo difetto balzato subito all'occhio è stata la scarsa visibilità posteriore, comunque compensata dall'attivazione della retrocamera. Pollice in su per la silenziosità della vettura, anche alle alte velocità. Giudizi positivi, anche se non eccellenti, per Tom Moloughney di InsideEV.

E ritornando a Branson carne sintetica con Gates

Se ce lo avessero detto, appena dieci anni fa, avremmo stentato a crederci. E avremmo infierito sulla fantasia del nostro interlocutore che sarebbe stato costretto a mettersi la coda tra le gambe e a rinunciare a sperare che le sue parole avessero una parvenza di credibilità. E invece, come spesso accade, la realtà supera la fantasia e all’alba del secondo decennio di questo ventunesimo secolo, probabilmente dovremo iniziare a familiarizzare con concetti piuttosto delicati, quali la carne sintetica.

Si può fare? Pare proprio di si e, a quanto pare, la carne sintetica è pronta ad essere messa in vendita alla Coop. La startup Memphis Meats, infatti, ha avviato un progetto per realizzare carne vera, ma in laboratorio, a partire da poche cellule animali. Le potenzialità sono enormi, tanto che questa possibilità ha attirato subito l’attenzione di big del calibro di Bill Gates e Richard Branson che hanno sostenuto l'azienda con un finanziamento di ventidue milioni di dollari.

Questa, comunque, pur trattandosi di una prospettiva certamente non entusiasmante per i consumatori abituali di carne, rappresenta un futuro tutt’altro che lontano da venire. Ma pare proprio che sia la strada migliore per porre rimedio al problema enorme del consumo di carne in Occidente. Non solo per gli aspetti etici riguardo lo sfruttamento degli animali e le sofferenze loro inflitte. Ma anche perché gli allevamenti tradizionali per la produzione di carne consumano una grandissima quantità di risorse naturali.

E allora quali saranno gli alimenti del futuro dopo la carne sintetica e gli insetti che già sono stati messi in commercio per scopi alimentari alla Coop in Svizzera? Fino ad oggi l'unica soluzione era pensare a una diminuzione dei nostri consumi, con effetti benefici anche sulla salute personale, o cambiare alimentazione, prendendo le proteine dagli insetti.

Una prospettiva che non alletta proprio tutti. Memphis Meats invece propone un'alternativa rivoluzionaria, che consentirebbe di coniugare sostenibilità della richiesta ed ecocompatibilità, producendo la carne in laboratorio a partire da poche cellule, attraverso uno sviluppo artificiale, che esclude un coinvolgimento animale massivo. Attualmente comunque, al di là della fascinazione per i temi ecologici, la carne sintetica nasconde certamente informazioni che non si conoscono ancora e potrebbero riservare brutte sorprese per i futuri consumatori.

Che impatto avrebbe la sua produzione sull'ambiente? Che caratteristiche chimiche possiederebbe? Il suo consumo sarebbe privo di contrindicazioni per la salute? E soprattutto, sarebbe buona quanto la carne vera? Domande che necessitano di una risposta seria, senza implicazioni economiche che potrebbero far deragliare il discorso dai binari della salute dell’uomo.