Yunus, no al reddito di cittadinanza, nasconde solo la povertà. Il capitalismo è tutto da rifare

Gli sforzi dovrebbero essere tesi nel riconoscere l'inganno del capitalismo classico, secondo cui la natura umana è egoista e orientata all'interesse personale.

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Reddito di cittadinanza da evitare


Verrebbe da dire che se lo dice un premio Nobel per la pace, un convinto lottatore dell'indigenza e un accanito sostenitore del microcredito, c'è da credergli. Le parole del bengalese Muhammad Yunus, pronunciate senza un diretto riferimento alla situazione italiana, ma a cui non si può che fare un diretto riferimento, non passano nell'indifferenza. Senza troppi ragionamenti spiega come il reddito di cittadinanza sia un provvedimento da scarta perché non risolve alcun problema. Si tratterebbe di una misura di faccia che rinvia le risposte vere alle difficoltà perché di fatto non farebbe altro che nascondere la povertà. Il ragionamento è cristallino: il vero problema non è tanto e non solo avere soldi, ma avere la possibilità di generare il proprio reddito. E avrebbe tutti gli strumenti per farlo perché la natura dell'uomo è essere creativo, se glielo permettono.

Reddito di cittadinanza da evitare

L'occasione per dire la sua sul reddito di cittadinanza arriva dalla presentazione del libro "Un mondo a tre zeri. Come eliminare definitivamente povertà, disoccupazione e inquinamento". Il problema secondo Yunus ha un nome ben preciso: capitalismo. Gli sforzi devono allora essere tesi nel riconoscere l'inganno del capitalismo classico, secondo cui la natura umana è egoista e orientata all'interesse personale. Per poi costruire un sistema economico basato su altruismo e generosità.

Il capitalismo è tutto da rifare

Il concetto delle prospettive del capitalismo secondo Yunus diventa allora particolarmente interessante e viene approfondito con una approfondita intervista concessa al Manifesto, quotidiano di estrazione comunista. Ebbene, a detta del premio Nobel per la pace occorre stare all'erta perché saremmo in presenza di una bomba a orologeria che può esplodere da un momento all'altro. Il suo invito è dare uno sguardo alle relazioni sociali nel pianeta per farsi un'idea. Inevitabile allora il ripensamento del capitalismo, se non un vero e proprio superamento. Ma una rivoluzione di questo tipo non può che partire da se stessi ovvero dall'acquisizione della consapevolezza che ciascuno di noi è imprenditore di se stesso, dotato di talento e creatività, che sarebbero negati dal rapporto di produzione dominante. Povertà, inquinamento e disoccupazione sono allora gli effetti collaterali del capitalismo contemporaneo

Da qui l'invito alla liberazione dai vincoli che relegano i lavoratori in una posizione subalterna da chi esercita il potere. Di conseguenza a suo dire è necessario guadagnare la libertà diventando imprenditori del proprio talento e della personale creatività. Il pensiero di Muhammad Yunus e la sua strategia nella lotta contro le diseguaglianze sociali dell'economia mondiale diventano allora chiari: il capitalismo impedirebbe l'espressione del talento e della creatività individuale. Individua la soluzione nella riappropriazione della ricchezza, nella sua redistribuzione e nella condivisione. Perché poi il populismo, sempre più imperante di questi tempi, più che contrastare rafforzerebbe il capitalismo contemporaneo. Crea muri, alimenta paure, ostilità verso il diverso, verso l'altro.