Accertamenti fiscali fino a quando si può tornare indietro. Tipologie, durata, autorità

L'Agenzia delle entrate può tornare indietro nel tempo per effettuare controlli fiscali sulla dichiarazione dei redditi e sul conto corrente solo fino a un certo periodo.

Accertamenti fiscali fino a quando si pu

Attenzione ai tempi della prescrizione


La questione è di costante attualità perché chiunque può trovarsi nella situazione di ricevere denaro per qualunque ragioni ma di non averlo indicato nella dichiarazione dei redditi. La conseguenza è di attirare l'attenzione dell'Agenzia delle entrate che però non può muoversi nella massima libertà temporale. Più precisamente può tornare indietro nel tempo per effettuare controlli fiscali sulla dichiarazione dei redditi e sul conto corrente solo fino a un certo periodo. Si tratta insomma dei cosiddetti accertamenti fiscali retroattivi sulle dichiarazioni dei redditi degli anni, sui conti correnti bancari e sulle fatture emesse in passato. La decadenza - i limiti e i termini entro cui l'Agenzia delle entrate può effettuare un accertamento fiscale sul passato - è fissata in modo diverso in base alla gravità della condotta e alla difficoltà per gli uffici di rilevare l'evasione.

La data del primo gennaio 2016 è lo spartiacque

La variabile temporale è allora decisiva e la data del primo gennaio 2016 rappresenta lo spartiacque. Per le evasioni precedenti a questa data ci sono quattro anni per i redditi non dichiarati e cinque anni per le dichiarazioni dei redditi omesse. Di conseguenza per le evasioni compiute del 2015 si rischia fino al 2019, mentre per quelle precedenti al 2014 i termini per i controlli sono già scaduti. Ben diversa è la situazione dal primo gennaio 2016 in avanti perché da una parte ci sono cinque anni per effettuare un accertamento nei confronti di chi ha presentato la dichiarazione dei redditi ma senza indicare redditi percepiti o indicandoli in misura inferiore a quella effettiva, dall'altra ci sono sette anni per gli accertamenti nei confronti di chi non ha presentato la dichiarazione dei redditi al fisco.

Per quanto riguarda Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche), Irap (Imposta regionale sulle attività produttive), Ires (Imposta sul reddito delle società) e Iva (Imposta sul valore aggiunto), gli accertamenti possono essere analitici ovvero riguardano uno o più specifici recuperi, basati sulla violazione diretta della normativa tributaria; analitico-induttivi o presuntivi ovvero basati su presunzioni gravi, precise e concordanti; induttivi ovvero possibili a fronte di gravi inadempienze del contribuente come l'omessa dichiarazione o la complessiva inattendibilità della contabilità.

Attenzione ai tempi della prescrizione

In tutti questi casi l'avviso di accertamento va notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, tutte le volte in cui oggetto dell'accertamento è una irregolarità. Oppure entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, tutte le volte in cui oggetto dell'accertamento è l'omessa dichiarazione dei redditi. E attenzione alla prescrizione perché per recuperare le imposte sui redditi non pagate l'Agenzia delle entrate deve muoversi necessariamente entro 10 anni. I tributi dovuti a Comuni e Regioni si prescrivono invece in 5 anni tranne il bollo auto per cui bastano 3 anni.

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