Agenzia delle Entrate, per corruzione indagati più di 500 dipendenti. Ecco i motivi

Il potere nella mani dei funzionari era alto, considerando che potevano accedere alle informazioni su debiti fiscali, liste di controlli preventivi e operazioni correttive.

Agenzia delle Entrate, per corruzione in

Accusati 562 dipendenti Agenzia delle entrate

Un grave scandalo sta scuotendo l'Agenzia delle Entrate con più di 550 dipendenti coinvolti e accusati di corruzione. Ecco cosa facevano.

Guai in vista per 562 dipendenti dell'Agenzia delle entrate. L'accusa è di quelle pesanti: manipolazione dei dati in cambio di denaro. Ma con una novità ambito comunicativo. Questa volta è stata infatti la stessa amministrazione finanziaria a rendere pubblica la vicenda ovvero a rivelare come lo scorso anno siano finito sotto procedimento 562 dipendenti, di cui al 31 dicembre dell'anno precedente sono finiti sotto inchiesta 455 dipendenti, mentre 107 sono stati condannati. Mazzette per manipolare i dati, dunque, ovvero corruzione all'accesso abusivo al sistema informatico. Più precisamente, i funzionari dell'Agenzia delle entrate devono difendersi dalle accuse di aver fornito dietro pagamento a imprenditori e soggetti che si rivolgevano accessi alla documentazione e aiuto per ottenere la verifica degli estratti ruolo, la rateizzazione di cartelle esattoriali senza averne i requisiti. Inevitabile l'apertura di un procedimento.

Mazzette per manipolare i dati: accusati 562 dipendenti Agenzia delle entrate

Il potere nella mani dei funzionari era decisamente alto, considerando che potevano accedere alle informazioni su debiti fiscali, liste di controlli preventivi e operazioni correttive. E naturalmente manipolarli e per farlo bastava una tangente. Emblematica è la vicenda di un dipendente dell'Agenzia Roma 2, colto in flagranza di reato a contare i soldi di una tangente in un bar, che avrebbe alterato dati fiscali per oltre 2.278 pratiche per fare ottenere ai clienti del commercialista una diminuzione dell'importo dell'imposta da versare. Per dirla con le parole degli investigatori, avrebbe intascato denaro per alterare i dati fiscali di numerosi contribuenti, in modo da ridurne i debiti erariali; trasmettere con ritardo le dichiarazioni presentate dai contribuenti in cartaceo presso l'ufficio territoriale, in modo da impedire tanto la liquidazione automatizzata quanto il successivo contro formale.

Di più: contestato l'inserimento di alcune dichiarazioni nelle liste di controlli preventivi acquisendo al contempo numeri di protocollo idonei a dimostrare (falsamente) la presentazione all'ufficio di una dichiarazione cartacea tempestiva. In questo modo, il funzionario avrebbe impedito la liquidazione manuale dell'imposta e gli accertamenti automatici.

Un dipendente dell'Agenzia che ha denunciato un suo collega

L'indagine ha preso le mosse grazie a un whistleblower ovvero alla soffiata di un dipendente. Dal punto di vista formale, il dipendente pubblico può denunciare alla magistratura, al responsabile della prevenzione della corruzione, all'Autorità nazionale anticorruzione, condotte illecite di cui è venuto a conoscenza per effetto del proprio rapporto di lavoro. La legge gli riconosce di svolgere un ruolo di interesse pubblico al servizio della comunità e lo tutela garantendogli l'anonimato in caso di procedimenti disciplinari e nel processo fino al primo grado. Ma come è capitato nel caso di questa vicenda che ha coinvolto l'Agenzia delle entrate, le condotte devono essere rilevanti e fondate su elementi di fatto precisi e concordanti. La legge in vigore prevede il reintegro per il segnalante licenziato e la nullità degli atti discriminatori. Se chi denuncia è colpito da una sanzione è l'amministrazione a dover dimostrare che si è mossa per motivi differenti.

Data prima pubblicazione: 18 Ottobre 2018

Ti è piaciuto questo articolo? star

Commenta la notizia
di Chiara Compagnucci pubblicato il