Agenzia Entrate: nulle multe e cartelle senza contraddittorio. Dopo sentenza, boom ricorsi

Imprese e professionisti devono passare dal contraddittorio con l'Agenzia delle entrate prima di essere chiamati a pagare una cartella esattoriale.

Agenzia Entrate: nulle multe e cartelle

Agenzia Entrate: cartelle e multe nulle


Se fino a poco tempo fa una cartella esattoriale o una multa rappresentavano una sorta di sentenza della Cassazione alla quale non si poteva in nessun modo reagire, le osservazioni della Commissione tributaria regionale del Piemonte hanno cambiato radicalmente la scena. Il successivo boom di ricorsi ne è la prova provata.

Dal contraddittorio non si scappa. L'Agenzia delle entrate non può pretendere di riscuotere presunti crediti inviando una semplice cartella. Non sono sufficienti le verifiche a distanza, siano esse telefoniche o meno, perché i contribuenti devono avere la possibilità di dire la loro. Devono cioè avere l'opportunità di difendersi e spiegare la loro posizione rispetto alle osservazioni dell'amministrazione fiscale. Lo ha scritto la Commissione tributaria regionale del Piemonte e la decisione riveste una particolare importanza perché apre un'autostrada a chi intende ricorrere contro la spedizione di cartelle esattoriali che si ritiene di non dover pagare. C'è però una precisazione indispensabile: sono per ora coinvolti dalla sentenza della giustizia tributaria solo imprese e professionisti e non la generalità dei contribuenti. Ma è inevitabile credere come questo possa essere sono il primo passo di un percorso più lungo.

Agenzia entrate: indispensabile il contraddittorio

A voler posare la lente di ingrandimento su questo importante precedente emerge come i giudici abbiano deciso di bocciare un comportamento ricorrente dell'Agenzia di via XX Settembre ovvero quello di

  1. chiedere documenti al contribuente
  2. lasciar trascorrere tempo
  3. inoltrare la richiesta di imposte non pagate, con tanto di interessi e sanzioni, alla sezione Riscossioni

Si tratterebbe di una condotta che andrebbe in contrasto con lo lo Statuto del contribuente. Mancano infatti la fase del contraddittorio e l'indispensabile verbale di constatazione. I controlli che l'Agenzia delle entrate può effettuare sulle dichiarazioni presentate dai contribuenti sono di tre livelli. Il primo è il controllo automatizzato o liquidazione della dichiarazione ovvero un semplice controllo aritmetico e di abbinamento di versamenti. Viene verificato se i conti in dichiarazione presentano o meno errori e se sono stati effettuati i versamenti dovuti. Il secondo è il controllo formale e riguarda l'esistenza o meno della documentazione che giustifica costi e eventuali agevolazioni fiscali utilizzata dal contribuente nel calcolo dell'imposta e per i dati esposti in dichiarazione.

Questo tipo di controllo si applica anche alle dichiarazioni corredate di visto di conformità per le quali si procede al controllo per verificare la correttezza del visto rilasciato. Di conseguenza, della richiesta di documenti e chiarimenti inviata al contribuente, l'Agenzia delle entrate è tenuta a informare il responsabile dell'assistenza fiscale o il professionista che ha rilasciato il visto di conformità. Il terzo livello è il controllo sostanziale o accertamento che va oltre la sola esistenza formale della documentazione e arriva nel merito dei contenuti.

Cartelle: prevenire e chiudere le vertenze

Il contribuente dispone di due strumenti per prevenire le vertenze con il fisco o chiudere quelle già iniziate.

  1. Il concordato permette di patteggiare l'entità dell'imponibile sia quando si è ricevuto un accertamento sia prima di averlo ricevuto, quando si è subito un controllo da parte dell'amministrazione.
  2. La conciliazione permette di mettere fine a una controversia quando è già stato presentato ricorso alla Commissione tributaria provinciale, evitando le lungaggini e le spese dei vari gradi di giudizio, e usufruendo della riduzione delle sanzioni a un terzo.

In ogni caso, l'Agenzia delle entrate deve attenersi a termini ben precisi nella richiesta di crediti ai contribuenti. I tempi di prescrizione, quelli cioè oltre i quali decade il diritto a chiedere il pagamento, sono legati all'imposta di riferimento e sono pari a

  1. 3 anni per bollo auto (da corrispondere indipendentemente dall'utilizzo del mezzo, ma solo per il possesso) a iniziare dal primo gennaio dell'anno successivo a quello in cui il versamento doveva essere effettuato
  2. 5 anni per sanzioni amministrative ovvero violazione del codice della strada, contributi previdenziali e assicurativi, imposte locali come Tari, Imu, Tasi
  3. 10 anni per Irpef, Iva, Irap, Imposta di Registro, diritti camera di commercio, imposta ipocatastale