Agenzia Entrate: servizi assistenza rinnovati, differenti controlli e gestione cartelle, multe

La riorganizzazione dell'attività dell'Agenzia delle entrate passa anche dal ripensamento dei controlli e da un rapporto differente con il contribuente.

Agenzia Entrate: servizi assistenza rinn

Agenzia Entrate: controlli differenti


L'Agenzia delle Entrate sembra volersi davvero rifare e cambiare aspetto sia nelle regole che nell'approccio con i cittadini. E le modifiche sono importanti e non di poco conto alcune già attuate altre in fase di realizzazione.

Vedremo allora se dalle parole si passerà ai fatti perché stando a quanto affermato dai piani alti dell'Agenzia delle entrate, drastiche modifiche sono in arrivo. Si tratta di quelle sul rapporto con il contribuente da parte dell'ente di riscossione. L'intenzione è di trasformarlo in una sorta di consulente in grado di assisterlo nelle procedure fiscali. Tutto corretto, anche se il problema è probabilmente a monte. Alla luce delle recenti denunce della magistratura contabile, l'attività di controllo è inefficace in rapporto a quanto speso (a carico del contribuente). Non solo, ma il sempre elevato numero dei ricorsi, sia per errori di calcolo di contenuto e sia di forma, lascia capire come resta ancora molto da correggere, anche al di là della semplice riformulazione della cartella. Proprio questa è la vera sfida da raccogliere.

Perché si commettono tutti questi errori

Tra i problemi principali alla base di tutti questi errori c'è un intoppo nelle procedure. Capita che l'ente di riscossione riceve dall'ente creditore solo il ruolo ovvero la lista dei debitori e delle somme dovute per il mancato pagamento di tasse, tributi, sanzioni amministrative, imposte sui redditi, di registro o ipotecarie. Se non ha accesso agli atti dell'ente non può controllare il contenuto, ma deve limitarsi a verificare l'esattezza e la completezza dei dati. In questo modo, l'ente di riscossione procede pur in assenza di un effettivo debito. Il contribuente che riceve una comunicazione di irregolarità, deve dunque verificare la fondatezza della pretesa tributaria dell'Agenzia delle entrate. Si tratta di un passaggio indispensabile per evitare di dover pagare quanto non dovuto. Nel contenzioso tra Agenzia e contribuente molto è stato già fatto, come

  1. l'aumento a 3.000 euro del valore della controversia che consente al contribuente di stare in giudizio senza assistenza tecnica
  2. l'estensione dell'istituto del reclamo e della mediazione a tutte le controversie di valore non superiore a 20.000 euro
  3. l'esecutività delle sentenze favorevoli al contribuente
  4. l'inserimento tra i difensori abilitati dei dipendenti dei Centri di assistenza fiscale, anche se soltanto per le controversie dei propri assistiti originate da adempimenti per i quali il Caf ha prestato loro assistenza
  5. l'introduzione del cosiddetto ricorso per saltum, cioè la possibilità di impugnare una sentenza emessa da una Commissione tributaria provinciale, previo accordo delle parti in giudizio, proponendo ricorso direttamente in Cassazione
  6. l'introduzione della conciliazione giudiziale anche dopo il primo grado
  7. la possibilità di conciliare anche le controversie per le quali è obbligatoria la procedura del reclamo e della mediazione
  8. le modifiche al regime delle spese di lite

Di più: per le controversie di valore non superiore a 20.000 euro il ricorso produce anche gli effetti del reclamo e può contenere anche una dettagliata proposta di mediazione cioè di rideterminazione degli importi dovuti.

Come si reagisce a un errore

Se è stato riscontrato un errore l'Agenzia delle entrate emette una comunicazione di irregolarità che consente al contribuente di sanare in via bonaria eventuali incongruenze, ed evitare l'emissione delle cartelle e il relativo contenzioso. Solo se il contribuente non risponde alla comunicazione oppure se l'ufficio conferma l'indebito e il contribuente non provvede al pagamento di quanto richiesto, si avvia la procedura di riscossione. Se il contribuente riconosce la validità della contestazione può invece procedere regolarizzare la propria posizione. Questa deve avvenire entro 30 giorni dal ricevimento della prima comunicazione o di quella definitiva. Si concretizza con il pagamento dell'imposta, degli interessi e della sanzione ridotta pari al 10 per cento in caso di controllo automatico e del 20 per cento se si tratta di controllo formale. Se il contribuente ritiene non fondata la pretesa tributaria derivante dal controllo può fornire la documentazione comprovante la correttezza dei dati dichiarati. Il contribuente può rivolgersi a un qualsiasi ufficio dell'Agenzia delle entrate o richiedere assistenza a un Centro di assistenza fiscale.