Aumento stipendi già a sorpresa nel 2022 in attesa doppia crescita busta paga per 2023

di Marianna Quatraro pubblicato il
Aumento stipendi già a sorpresa nel 2022

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Come si preparano ad aumentare gli stipendi ancora nel 2023 con doppia crescita dopo aumenti a sorpresa già avuti quest’anno

Quanto aumentano gli stipendi già a sorpresa nel 2022 in attesa doppia crescita per 2023? Non solo aumenti degli stipendi fino a dicembre 2022 per effetto della decontribuzione al 2% per ridurre le tasse e aumentare gli importi netti in busta paga ma anche ulteriori aumenti riconosciuti per effetto di diverse misure in attesa di un doppio aumento degli stipendi previsti nel 2023.

  • Aumento stipendi già a sorpresa nel 2022
  • Doppio crescita degli stipendi nel 2023 quali sono i motivi

Aumento stipendi già a sorpresa nel 2022

Gli stipendi sono aumentati nel 2022 non solo per la decontribuzione al 2% decisa come misura eccezionale dall’ex governo Draghi fino a dicembre 2022 come misura di contrasto all’inflazione crescente e al caro vita ma non solo.

Ci sono stati anche aumenti degli stipendi già a sorpresa nel 2022: secondo quanto emerge dall’ultima indagine della Banca centrale d’Irlanda, realizzata in collaborazione con Indeed, c’è stato, infatti, un aumento degli stipendi all’inizio del 2022 in sei delle principali economie dell’Eurozona, tra cui l’Italia, dove il tasso di crescita medio ponderato è più che raddoppiato, passando da circa il 2% alla fine del 2021 a oltre il 4% a fine estate 2022, e arrivare al 5,2% a ottobre. 

Gli aumenti degli stipendi riguarda categorie professionali diverse. Da inizio anno fino a ottobre, sei categorie professionali su 10 dell’Eurozona hanno registrato una crescita dei salari superiore al 3%. In Italia, gli stipendi migliori si sono registrati per installatori e manutentori (+8.7%), contabili (+7.4%) e infermieri (+6.7%). 

Doppio crescita degli stipendi nel 2023 quali sono i motivi

Doppia sarà la crescita degli stipendi nel 2023, sia per il taglio cuneo fiscale e sia per le possibili modifiche al vaglio per la revisione delle tasse, soprattutto dell’Irpef, sia nazionale che locale.

A partire dal nuovo taglio del cuneo fiscale, che servirà ancora per ridurre le tasse in busta paga e aumentare quindi gli stipendi netti, sarà differente il prossimo anno in base ai redditi. In governo Meloni ha, infatti, deciso per un taglio del cuneo fiscale del 3% per redditi annui entro i 20mila euro e del 2% per redditi annui entro i 35mila euro. 

Ciò significa che in base al reddito percepito, gli aumenti degli stipendi saranno differenti ma non sarà previsto alcun aumento per il nuovo taglio cuneo fiscale per chi ha redditi oltre i 35mila euro. 

Altro motivo di crescita degli stipendi nel 2023 è una nuova eventuale revisione delle aliquote Irpef per il pagamento delle tasse. Se, infatti, già quest’anno l’ex governo Draghi ha modificato le aliquote Irpef di pagamento per le tasse riducendole da cinque a quattro, nel 2023 potrebbero diventare tre.

Le precedenti aliquote Irpef in vigore erano cinque ed erano:

  • del 23% per redditi inferiori a 15 mila euro;
  • del 27% per redditi compresi tra 15mila e 28mila euro;
  • del 38% per redditi compresi tra 28mila e 55mila euro;
  • del 41% per redditi compresi tra 55mila e 75mila euro;
  • del 43% per redditi superiori ai 75mila euro.
Le nuove quattro nuove aliquote Irpef in base agli scaglioni di reddito sono le seguenti:
  • del 23% per redditi fino a 15.000 euro; 
  • del 25% per redditi tra 15.000 e 28.000 euro; 
  • del 35% per redditi tra 28.000 e 50.000 euro; 
  • del 43% per redditi oltre i 50.000 euro.
Il governo Meloni potrebbe ancora rivedere le aliquote Irpef per il pagamento delle tasse e portarle a tre, forse al 23%, 27% e al 43%, ma al momento non è certo che tale revisione ci sarà e in base a quale fasce di reddito saranno modulate le aliquote.

Alla revisione dell’Irpef nazionale, che potrebbe portare ulteriori aumenti di stipendi ad alcune categorie di lavoratori con determinati redditi, si dovrebbero affiancare anche possibili modifiche dell’Irpef locale. Si prospettano, infatti, possibili revisioni sia di Irpef regionale che di Irpef comunale che potrebbero aumentare ma anche contribuire ad abbassare gli stipendi degli italiani.

Comuni e regioni il prossimo anno potranno aumentare l’Irpef locale o sostituire l’aumento delle tasse locali con una nuova tassa locale da applicare a chi si imbarca in porti o aeroporti. Gli enti locali avrà piena libertà di stabilire le aliquote di pagamento dell’Irpef locale con possibilità di aumenti o anche ribassi.

Per esempio, la Lombardia ha già rivisto le aliquote Irpef solo per i redditi sopra i 75 mila euro, per cui gli scaglioni di reddito e le relative aliquote delle tasse regionale sono diventate le seguenti:

  • per i redditi fino a 15 mila euro, l’aliquota è dell’1,23%;
  • per i redditi tra 15 mila e 28 mila euro, l’aliquota è dell’1,58%;
  • per i redditi tra i 28 mila e i 50 mila euro, l’aliquota è dell’1,72%;
  • per i redditi oltre i 50 mila euro, l’aliquota è dell’1,73%.
Al contrario, in Veneto i cittadini non pagheranno l’addizionale Irpef nel 2023, per cui l’esenzione Irpef contribuirà per i veneti ad aumentarne gli stipendi.