Bonifico bancario tra coniugi: attenzione e controlli dal Fisco

Quando i controlli su conti correnti, operazioni e bonifici tra coniugi sono possibili da parte del Fisco: le sentenze della Cassazione

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Spesso tra coniugi, conviventi o familiari in generale si effettuano bonifici per lo scambio di denaro, o anche giroconti, che sono il modo più semplice di spostare soldi all’altra persona. Effettuare bonifici tra coniugi però può implicare dei rischi se l’operazione risulta sospetta nei confronti del fisco e dei creditori. E’, infatti, possibile che il bonifico anche tra coniugi venga pignorato o revocato e possa far scattare un accertamento fiscale. Vediamo quali sono le recenti sentenze della Cassazione in merito.

Bonifici tra coniugi: quando scattano i controlli

I continui bonifici tra coniugi possono generare sospetti al fisco: se, infatti, il flusso dei soldi è tale da giustificare le spese familiari che, come si sa, vengono spesso gestite da un unico coniuge per cui è normale, per esempio, che il marito effetti periodicamente un bonifico a favore della moglie, allora il problema non si pone ma poiché, stando anche a quanto confermano le ultime notizie, sono non poche le persone che aprono conti correnti intestati alle moglie per evitare di dichiarare guadagni al Fisco, ci sono casi in cui trasferimenti di grosse somme destano dubbi.

Se gli indizi di eventuale evasione dovessero essere gravi e tangibili, allora il Fisco può avviare controlli sul conto corrente del coniuge di un contribuente a condizione che risulti che l’intestazione a quest’ultimo è fittizia e che il rapporto bancario è riferibile all’altro coniuge. Tocca Fisco dimostrare che l’intestazione del conto è solo formalmente della moglie ma che i redditi sono percepiti dal m    arito. In assenza di gravi sospetti, il Fisco non può avviare alcun controllo sui conti correnti dei coniugi.

Controlli bonifici tra coniugi: sentenza Cassazione

Una recente sentenza della Cassazione, come appena sopra riportato, ha autorizzato i controlli sui conti correnti dei coniugi solo in presenza di gravi indizi.

Se, per esempio, il marito dovesse prelevare 10mila euro e consegnarli alla moglie per acquistare l’auto, avrebbe sia violato la disciplina sul riciclaggio, che prevede trasferimenti di contanti per somme fino a 3mila euro, sia messo la donna in serie difficoltà nel caso in cui, per controlli del fisco, non riuscisse a spiegare la provenienza dei soldi usati per acquistare la macchina.

In tal caso, l’Agenzia delle Entrate può chiedere alla moglie com’è riuscita ad acquistare l’auto non disponendo della cifra necessaria. I sospetti del Fisco derivano da precise situazioni, infatti. Se, per esempio, il marito lavora e percepisce uno stipendio dichiarato nella media e la moglie fa la casalinga o un lavoro part time, diventa alquanto strano che lei stessa possa accumulare molti soldi sul conto non avendo particolari entrate.

I controlli del Fisco sui bonifici tra coniugi possono avvenire anche nel caso in cui la moglie preleva dal proprio conto una somma in contanti, per esempio 4mila euro, la consegna al marito che poi la versa sul proprio conto. In questi casi, infatti, l’Agenzia delle Entrate può chiedere chiarimenti sui versamenti e per evitare problemi il marito dovrà dimostrare la provenienza dei soldi depositato in banca solo con documenti scritti aventi data certa.

I controlli scattano solo quando si parla di cifre consistenti, altrimenti no. La sentenza della Cassazione sui controlli fiscali dei conti correnti di coniugi e relative operazioni prevede, infatti, che il controllo fiscale possa scattare solo in caso di prove consistenti e non per mero fine esplorativo. Il Fisco, cioè, può contestare i ricavi in nero del professionista per movimenti sospetti sul conto bancario della moglie solo a condizione di avere in mano gravi indizi che attestano la possibile evasione.

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di Marianna Quatraro pubblicato il