Cambio controlli più severi e categorie accertamenti evasione. Ma in Campania come altre regioni addio Equitalia

L'intenzione della Regione Campania è di far percepire i nuovi soggetti privati come una sorta di consulenti anziché di puri enti di riscossione, così come in altre regioni e si pensa all'abolizione totale. Ma nel frattempo cambiano controlli

Cambio controlli più severi e categorie

Maggior recupero crediti senza Equitalia


La decisione è di quelle storiche perché non capita tutti i giorni che una Regione decida di affidarsi a un nuovo ente di riscossione. Ecco allora che l'abbandono di Equitalia da parte delle Regione Campania rischia di provocare un effetto a catene che, in virtù dell'autonomia concessa agli enti locali, potrebbe portare a stravolgimenti di peso. Da Napoli rendono noto il passaggio di consegna da Equitalia a Municipia Spa e Abaco Spa, gli enti che raccolgono l'eredità del servizio di riscossione coattiva delle entrate regionali. A detta della Regione si tratta di un passaggio indispensabile per migliorare il tasso di efficienza, con particolare riferimento alla tassa di possesso automobilistica, storicamente molto evasa in Campania.

Cosa cambia con i nuovi enti di riscossione

Che Equitalia non rientri tra le grazie dei contribuenti, tanto per usare un eufemismo, è noto da tempo. E lo stesso governo centrale ha da tempo affidato il compito a una sezione dell'Agenzia delle entrate. Una mossa più mediatica che di effettivo cambiamento, ma di fatto Equitalia è stata messa fuori dai giochi. L'intenzione della Regione Campania è di far percepire i nuovi soggetti privati come una sorta di consulenti anziché di puri enti di riscossione. E non a caso sono previsti assistenza mediante web e call-center, con servizi personalizzati per la gestione delle pratiche e le informazioni gestite più semplicemente in via telematica.
E così se la Campania è la prima, altre regioni ci stanno muovendo in questo senso e sono numerose, come ad esempio la Lombardia.

Maggior recupero crediti senza Equitalia e sua totale abolizione

La Regione fa sapere che il nuovo sistema permetterà di contrastare in maniera più efficace l'evasione delle tasse con conseguente aumento di gettito nell'ottica delle politiche di risanamento del bilancio. E il tutto mentre chi prova a fare sul serio per abolire di fatto Equitalia. Fa infatti discutere la presa di posizione pubblica di Luigi Di Maio, candidato premier in pectore del Movimento 5 Stelle.

A suo dire il meccanismo di compensazione tra crediti e debiti delle imprese verso la pubblica amministrazione dovrebbe essere reso più lineare e la facilità di comunicazione tra fisco e contribuente consentirebbe all'Agenzia delle entrate di sollecitare il contribuente al pagamento di quanto dovuto prima delle sanzioni e dunque procedere al recupero delle somme. È la strada suggerita per abolire di fatto il sistema Equitalia.

Nel frattempo

Nel frattempo continuano ad essere modificati cercendo di essere più stringenti i controlli contro l'evasione fiscale e vedremo nei prossimi mesi se anche per merito di questi controlli più stringente ci sarà un aumento delle entrate costante

L’incubo di un grande fratello che sorveglia dall’alto la situazione patrimoniale di ciascuno, si materializza ogni giorno di più negli occhi dei contribuenti italiani. L’Agenzia delle Entrate ha infatti elaborato un nuovo algoritmo capace, stando alle indiscrezioni che circolano a riguardo, di dare un contributo determinante in questa sfida. Algoritmo che è già stato ribattezzato risparmiometro e già questa parola, per i contribuenti, suona sinistra visto che fa rima con redditometro che ha già provveduto a spargere timori e paure nei cuori dei contribuenti italiani negli scorsi anni. Si tratta, dunque, di un nuovo sistema per controllare e spiare i conti correnti da un Fisco sempre più invasivo.

Risparmiometro nuovo sistema per controllare

Quindi il risparmiometro è il nuovo sistema elaborato dall’Agenzia delle Entrate per controllare le eventuali evasioni da parte dei contribuenti italiani. In maniera non certo sobrio a quanto pare. Il meccanismo alla base di questo strumento è quello di stimare le spese medie di ogni contribuente, confrontarle con il reddito dichiarato e capire se vi sono incongruenze, ovvero se le spese effettuate superano i redditi conseguiti. Il principio che ha ispirato questa misura potrebbe sembrare corretto.

Un accertamento fiscale non può fare a meno di indagare sui conti correnti, conti deposito ed obbligazioni, buoni fruttiferi e carte di credito, nonché prodotti finanziari emessi da assicurazioni e società che si occupano di compravendita di metalli preziosi. Il risparmiometro, però, inverte l’onere della prova: se sul tuo conto corrente ci sono pochi movimenti potresti essere un evasore. L’eventuale incoerenza riscontrata potrebbe essere sintomatica di un “rischio fiscale”. In mancanza di prove verrebbe applicata la tassa sul risparmio, non su tutta la somma depositata in banca ma soltanto su quella parte che, secondo i controlli effettuati dall’Agenzia delle Entrate, ritenuta eccessiva rispetto ai redditi dichiarati.

Spiare i conti correnti da Fisco

Il risparmiometro quindi potrebbe trasformarsi ben presto in un vero e proprio modo per spiare i conti correnti degli italiani ideato dal Fisco per ridurre al minimo le cattive tentazioni. Basta fare qualche esempio però per immedesimarsi nelle paure che in questo momento potrebbero spingere i contribuenti a vivere davvero stati di panico accentuato. Con il Fisco e con l’Agenzia delle Entrate, non si scherza, questo è chiaro. Proviamo a considerare un caso che non è poi così improbabile. Coppia di trentenni, con figli, i cui stipendi non bastano a soddisfare le spese quotidiane.

Ovvio che il ricorso all’aiuto dei propri genitori, magari pensionati, è un’ipotesi tutt’altro che peregrina da prendere in considerazione. E l’aiuto, magari per pagare l’affitto di casa, arriva in questi casi sempre in contanti. Come farebbero questi ragazzi a dimostrare al fisco da dove provengono questi soldi? La speranza è che i test a cui il risparmiometro sarà sottoposto prima di entrare in vigore in maniera ufficiale servano ad evidenziare tutto quello che no va per evitare che la scure dell’Agenzia delle Entrate si abbatta sui soliti noti. Quelli che hanno certamente meno colpe riguardo alla clamorosa evasione fiscale che si registra ogni anno in Italia.

Obbligo di denuncia al fisco dei commercialisti

Quell'obbligo di denuncia al fisco non va proprio giù e scatta la rivolta dei commercialisti in rivolta. Perché in qualche modo viene inficiato il rapporto con i clienti. Succede infatti che secondo una direttiva dell'Unione europea, i professionisti sono obbligati a denunciare le operazioni sospette. A fare la spia, secondo una interpretazione cruda e senza troppi giri di parole. La norma comunitaria è stata pensata per bloccare gli schemi elusivi transfrontalieri delle multinazionali. Proprio queste sono le ragioni che hanno spinto Bruxelles a serrare i ranghi e stringere le maglie. Ma evidentemente non hanno fatti i conti con i destinatari del provvedimento e la loro volontà di mantenere autonomia nelle scelte.

Allarme allora sulla direttiva dell'Unione europea approvata lo scorso 13 marzo dall'Ecofin, che impone la segnalazione delle operazioni sospette. Come si legge testualmente nel documento, la volontà è di obbligare commercialisti e consulenti fiscali a comunicare gli schemi di pianificazione fiscale aggressiva predisposti per i loro clienti. Il timore è che possa essere solo il primo passo ovvero che dalla richiesta di prestare massima attenzione alle azioni delle grandi società (e soprattutto a segnalarle) si possa passare anche ai piccoli imprenditori e ai professionisti dei vari settori. Se la procedura sembra formalmente corretta, il rischio di andare oltre il dovuto è dietro l'angolo

Perché poi, cosa significa pianificazione fiscale aggressiva? Fino a che punto commercialisti e avvocati tributaristi sono chiamati a comunicare le operazioni dei loro clienti? Perfino l'Ace (Aiuto alla crescita economica) ovvero la misura per incentivare gli investimenti voluta dal governo italiano, è considerata da Bruxelles una pratica aggressiva. La posizione dei professionisti è chiara: non vogliono essere considerati pubblici ufficiali (d'altronde non lo sono) e i rapporti con i clienti sono destinati a essere a rischio. Tutti i dubbi dei consulenti fiscali sono stati riassunti in un documento inviato al Tesoro prima che Bruxelles approvasse il testo.

Come si legge nel documento spedito dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti al ministro dell'Economia, obbligare le persone a comunicare alle autorità pubbliche l'esistenza di fatti o atti illegali è il sogno di ogni governo. Ma se è vero che informatori volontari sono di norma previsti dalla legge, dall'altro l'obbligo di denuncia, soggetto a sanzioni penali in caso di violazione non è frequente anche in relazione a situazioni che sono chiaramente particolarmente gravi.

Record di tasse recuperate? Intanto si cambia

Cambia il contrasto all'evasione fiscale e l'Agenzia delle entrate è pronta a scatenare un'offensiva più attenta. Nonostante il record di tasse recuperate sbandierato dal governo, molto è cambiato e tanto altro cambierà. E il tutto avviene in un contesto in cui viene assegnato uno spazio maggiore agli enti locali. Basti vedere il recente accordo sottoscritto tra Agenzia delle entrate e Comune di Grosseto. Stando allo schema di intesa, che potrebbe essere replicato anche in altre città, il Comune invierà alle Entrate le segnalazioni qualificate e individuerà quei casi su cui concentrare l'attività, oltre alle tempistiche e alle modalità operative più adeguate per ottenere i migliori risultati nella lotta all'evasione fiscale, secondo criteri di efficienza ed economicità dell'azione amministrativa, così come stabilito dalle parti.

Succede allora che gli ultimi due governi sostengono di aver raggiunto livello da record di recupero dell'evasione, oltre la soglia dei 20 miliardi di euro. Ma si tratta di una cifra contestata perché a fare la differenza - in questo caso come in passato con altri governi - è la modalità di calcolo ovvero cosa si far rientrare in questa cifra. Per molti analisti è infatti scorretto sommare il recupero di gettito ottenuto dall'Agenzia delle entrate con l'attività di controllo o con gli avvisi ai contribuenti, così come le entrate straordinarie e una tantum dei condoni. Insomma, tra antieconomicità e riqualificazione di costi, controllo della dichiarazione, disconoscimento di costi e agevolazioni, incrocio dei dati, questionari verifiche in studi e imprese, c'è molto da studiare e da analizzare fino in fondo prima di poter dire che il modello implementato sia perfetto.

A ogni modo, cambia la lotta all'evasione e il fisco adotta nuove strategie e prende di mira settori ben precisi. Quanto fatto evidentemente fino a questo momento non è stato sufficiente o comunque si può fare molto di più per recuperare terreno e soldi evasi da persone fisiche e autonomi, piccole e medie imprese, grandi contribuenti. Ad esempio con l'invio di più lettere. L'aumento dei destinatari degli alert preventivi è attribuibile alle nuove comunicazioni dei dati di liquidazioni Iva e fatture. Con il riassetto a livello centrale dell'Agenzia delle entrate sono da mettere in preventivo controlli differenziati sulle tipologie di contribuenti e imprese. E poi carte di credito, prodotti assicurativi, compravendita di oro e preziosi diventano adesso le nuove spie per misurare il livello di sommerso.

Più in generale, il focus delle Entrate e su ripresa a tassazione dei costi per servizi infragruppo; omessa fatturazione da parte dei professionisti; contestazione delle fatture soggettivamente inesistenti; crediti di imposta a seguito di agevolazioni; ripresa a tassazione dei compensi erogati agli amministratori, recupero a tassazione delle spese che in apparenza sono esenti; recupero di spese non riaddebitate al cliente; recupero degli interessi sui finanziamenti infruttiferi infragruppo.

Tra annunci e realtà

Fino a che punto i partiti sono realmente intenzionati a contrastare l'evasione fiscale? Perché a parole sono tutti convinti sull'indispensabilità di mettere in campo una strategia più efficace e più equa rispetto a quella vista negli ultimi anni. Ma i fatti dimostrano come poco si continua a fare o comunque viene fatto con molta lentezza. Un caso lampante è quello dell'adozione della fattura elettronica da inviare all'Agenzia delle entrate, rispetto a cui è stato rinviato l'appuntamento nei rapporti tra privati. Allo stesso tempo si procede con il piede sollevato dal pedale dell'acceleratore del potenziamento delle indagini bancarie. Strettamente legata a questa questione, semaforo rosso per la proroga termini di accertamento in caso di fattispecie penale segnalata dalla Guardia di finanza. Nessuna spinta, almeno per ora sulla trasmissione in tempo reale all'Agenzia delle entrate dei corrispettivi delle transazioni da parte di tutto il commercio al minuto.

Fanno di tanto in tanto capolino le proposte di chiusura degli esercizi in base di mancato rilascio di ricevute e scontrini fiscali, di applicazione di una ritenuta d'acconto da parte delle banche su tutte le operazioni commerciali, di tracciamento obbligatorio di tutti i pagamenti e della concessione di più mezzi, personale e autonomia per l'Agenzia delle entrate per contrastare l'evasione fiscale in Italia. Si tratta in effetti di provvedimenti che presenterebbero un'altra faccia della medaglia da valutare con attenzione. E se nel breve periodo sono ipotizzabili la presunzione di redditi per un biennio per le categorie più a rischio e la riduzione dei benefici sanzionatori in caso di adesione, acquiescenza, mediazione, conciliazione e ravvedimento operoso, nel medio si può fissare il divieto di condoni e sanatorie. E nel lungo, ma da subito e senza ulteriori perdite di tempo, la promozione della cultura della legalità fiscale.

Le storie di evasione per capire in concreto il fenomeno

Il professionista era conosciuto ovunque perché erano in tanti ad avvalersi dei suoi servizi nel campo della progettazione di opere edili nel settore residenziale, industriale e commerciale. Solo il fisco non sapeva chi fosse perché, stando alle indagine dei finanzieri della Compagnia di Saronno, non avrebbe dichiarato i ricavi e dunque pagato le tasse. La contestazione è presto detta: l'emissione di regolari parcelle, ma l'altrettanto regolarità nel non presentare la dichiarazione annuale ai fini delle imposte sui redditi e dell'Iva. Tanto per intenderci, il giro d'affar contestato ovvero la sottrazione di materia imponibile ai fini delle imposte sui redditi ammonterebbe a circa 600.000 euro per una presunta evasione Iva di oltre 100.000 euro.

Per arrivare a questa conclusione, gli uomini della Guardia di finanza hanno fatto riferimento alle banche dati e alla documentazione bancaria ovvero hanno incrociato le informazioni di cui sono entrati in possesso, giungendo all'ipotesi investigativa della omissione sistematica della presentazione della dichiarazione annuale ai fini delle imposte sui redditi e dell'Iva. Come hanno tenuto a far sapere, l'attività dei finanziari va inquadrata nell'ambito di un'azione più complessiva finalizzata al contrasto dei fenomeni di evasione più gravi attraverso mirati interventi ispettivi sulla base dell'incrocio di elementi contenuti nelle banche dati disponibili.

Due solo allora le indicazioni che emergono con chiarezza. La prima è volontà di andare oltre alla cattura dei pesci più grandi ovvero dei grandi evasori che, anche mediaticamente, assicurano più riscontro e danno l'impressione dello sforzo nel ripristino delle necessarie condizioni di giustizia e solidarietà tra Stato e cittadini. La seconda è la possibilità in mano ai finanzieri di disporre di un più ampio ventaglio di strumenti, anche da incrociare così da ridurre gli insuccessi e aumentare il tasso di efficacia, per individuare gli evasori del fisco italiano.

Un'altra...

Ormai anche sui morti non si pagano le tasse. Così hanno titolati diveri giornali locali, per raccontare l'evasione totale di una impresa funebre operatte nel Consentio che da ben 5 anni non aveva mai pagato le tasse su tutti i funerali e cremazioni organizzazione ed eseguiti. Le Fiamme gialle hanno scoperto tutto grazie ad una serie di accertamenti e verifiche incrociate che hanno permesso di poter risocntare almeno 400mila di utile facendo scattare scattare tutte le sanzioni anche per l'iva non pagata. 

Una terza...

Una società che lavora nel campo dell'edilizia per la costruzioni e le ristrutturazioni è stata scoperta come evasore fiscale totale dall'Agenzia delle Entrate per più di due anni operante senza dichiarare nulla. La società ha la propria sede a Cagliari.
Il controllo fiscale era partito per l'iva in modo aprticolare, ma le Fiamme Gialle hanno compreso che qualcosa non andava e con una serie di ispezioni ulteriori e trovando dei documenti occultati dalla contabilità ufficiale ha potuto constatare una evasione fiscale totale durata per almeno 24 mesi con un cifra di 357mila euro circa non dichiarata a cui si deve aggiungere la corrispondente iva non versataanch'essa completamente.

Una quarta....

Di circa due settimane fa, risale una altra evasione totale che avevamo già raccontato ed era stata definita come una evasione perfetta, o quasi perchè poi è stato trovata dalla Guardia di Finanza che era partita da una normale indagine di controllo e aveva trovato un ristorante in Umbria perfettamete in regola con documenti senza una virgola fuori posto, assolutamente, appunto, perfetti. Vi erano tutte le fatture perfettamente in ordine così come tutti gli altri documenti previsti per legge.

L'unica cosa era che i prezzi erano particolarmente bassi e dopo una serie di accertamenti si è capito che qualcosa poteva non quadrare. E infatti, tutti i documenti erano in ordine, peccato che non venivano per nulla trasmessi al Fisco. E così il ristorante che appariva un contribuente modello, o meglio il suo proprietario, in realtà evadevano totalmente. 

E la ricostruzione della cifra è stato piuttosto facile farla, basta vedere tutte le fatture di entrata e
uscita che erano state diligentemente inserite. Ed  uscita così un totale di circa  un milione di euro di giro d'affari

E per ultima...

La Guardia di Finanza di Ragusa ha scoperto 20 società che, invece, di occuparsi, come avrebbero dovuto di gestione e vendita di prodotti ortofrutticoli, erano solo delle aziende di facciata che facevano finte fatture e che favorivano anche assunzioni fittizie, in modo particolare si sarebbe trattato di circa 415-420 braccianti agricoli.
Almeno 4 di queste società non avevano nè la sede nè nessun mezzo per gestire un giro di fatturato e di vendita dei prodotti così importanti e per la questo la Guardia di Finanza ha inziato le indagini che hanno erificato che nè in entrata nè in uscita avevano sui conti correnti tali somme di denaro.
Anche se, comunque, l'attività doveva essere lucros, visto che la GDF ha sequestrato un patrimonio tra valori immobili e mobili di circa 3 milioni di euro e ha poi chieto l'annullamento all'INPS dei contratti di assunzioni falsi. 
L'evasiione totale si stima intorno ai 10 milioni di euro e 1 milione e mezzo di euro per i lavoratori falsamente assunti