Accusato riciclaggio, Agenzia Entrate per riscuotere tasse lo assume

Vi sono dei casi davvero curiosi su come si possono riscuotere le tasse. A cui si aggiungono continui chiarimenti come gli indirizzi per inviare l'interpello

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Accusato di riciclaggio, l'Agenzia delle Entrate lo assume per riscuotere le tasse


Ancora aggiornamenti dall'Agenzia delle Entrate su diversi fronti partendo da storie curiose ad elementi e chiarimenti più seri come i novi indirizzi per invire l'interpello.

Assunto per riscuotere tasse dopo essere accusato di riciclaggio

Se non è questa una vicenda da film scritta da uno sceneggiatore di fantasia poco ci manca. Perché solo nella fantasia può succedere che un uomo accusato di riciclaggio internazionale possa essere assunto dall'Agenzia delle entrate per riscuotere le tasse non pagate dai contribuenti. In buona sostanza da controllato è diventato controllore, da accusato di evasione fiscale con gli abiti di manager bancario è diventato funzionario del disco. Eppure è quanto è accaduto a un cinquantenne coinvolto nella vicenda giudiziaria che ha riguardato Banca Carige. E per cui è stato multato con 300.000 euro di multa ed è adesso a rischio condanna penale. L'accusa è da brividi: l'esportazione di 12 milioni di euro in Svizzera, intestati alla moglie, per evadere le tasse ovvero riciclaggio. Dopo il licenziamento ha partecipato al concorso per 20 posti da funzionario alle entrate è ha vinto essendosi piazzato quindicesimo su oltre mille candidati. Assunto prima come tirocinante, è adesso entrato a tutti gli effetti nei ranghi direzione regionale della Liguria. Lo stipendio? Per ora 1.800 euro al mese, polemiche incluse.

Interpello, pubblicati indirizzi email a cui inviare

'Agenzia delle Entrate ha reso ufficialmente disponibili gli indirizzi cui poter inviare richiesta di interpello. In particolare, la richiesta di interpello deve essere inviata alla Divisione Contribuenti dell’Agenzia delle Entrate se presentata da Amministrazioni Centrali statali, Enti pubblici a rilevanza nazionale, persone fisiche che vogliono trasferire la residenza fiscale in Italia beneficiando dell’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero, soggetti non residenti, soggetti di più rilevante dimensione, e contribuenti che presentano la richiesta relativamente ai nuovi investimenti.

Devono, invece, essere presentate alla Direzione Regionale competente in ragione del domicilio fiscale le richieste riguardanti i tributi erariali, o alla Direzione regionale le richieste riguardanti l’imposta ipotecaria dovuta in relazione agli atti diversi da quelli di natura traslativa, le tasse ipotecarie e i tributi speciali catastali. Gli indirizzi da usare sono, in particolare, interpello@pec.agenziaentrate.it per le richieste da inviare tramite Pec, mentre per le richieste via mail l’indirizzo è div.contr.interpello@agenziaentrate.it.

Come sono state distribuite le tasse versate? Nuovo servizio dell'Agenzia Entrate

Il percorso è quello che da tempo il suo direttore Ernesto Maria Ruffini sta illustrando da tempo. L'Agenzia delle entrate deve trasformarsi nell'immaginario comune in una sorta di consulente per i contribuenti. Non solo un ente di riscossione o, peggio, vessatorio pronto a chiedere tasse e imposte e a inviare cartelle esattoriali. Ma un'Agenzia che dialoga, si confronta e gioca molto sull'attività preventiva anziché su quella repressiva. In questo contesto si inserisce la nuova iniziativa, quella di inviare ai cittadini una lettera dettagliata con il resoconto di come lo Stato ha speso i soldi incassati sotto forma di imposte. In questo modo, ragiona l'Agenzia di XX Settembre, si andrà verso una definitivo accertamento dei fatti abbandonando le fallaci percezioni su sprechi e inefficienze.

L'idea è dunque semplice quanto efficace. Il contribuente versa 20.000 euro in tasse? Allora saprà in quel modo la cifra sarà stata spesa dallo Stato. Non sarà naturalmente semplice riuscire a ricostruire un rapporto di così diretta corrispondenza e non resta che attendere per sapere in che modo sarà realmente implementata questa misura. A quanto pare dovrebbe essere organizzata per macro aree ovvero suddivisa per i grandi comparti di spesa come istruzione, sanità o pensioni. Ma siamo ancora nella fase delle ipotesi perché di sicuro c'è ben poco, almeno in via ufficiale.

Il direttore dell'Agenzia delle entrate è parso comunque convinto di questa soluzione e senza voler lasciare nulla di intentato, ha anticipato come la lettera sarà inviata sin dal prossimo anno e presumibilmente con cadenza annuale.

E lo ha affermato pubblicato ovvero senza passare da indiscrezioni o sondaggi sottotraccia, intervenendo a un convegno di Rete Imprese Italia sulla burocrazia. E forse non a caso ha scelto questa occasione perché sono emerse tutte le criticità nel rapporto delle imprese con la burocrazia italiana. E allora, come spiegato da Ernesto Maria Ruffini, è giusto che si faccia chiarezza sulla spesa pubblica perché è un modo per fare educazione civica in un Paese che ne ha evidentemente bisogno.

Insomma, almeno per una volta quando si riceve una lettera dell'Agenzia delle entrate occorre stare tranquilli e non pensare necessariamente al peggio. Con molta semplicità potrebbe trattarsi solo di un invito a capire come i soldi versati siano stati spesi. Se poi si sia d'accordo o meno su quel modo di impiegare il denaro pubblico è tutta un'altra storia.

Nuovi sistemi di controllo

Quindi il risparmiometro è il nuovo sistema elaborato dall’Agenzia delle Entrate per controllare le eventuali evasioni da parte dei contribuenti italiani. In maniera non certo sobrio a quanto pare. Il meccanismo alla base di questo strumento è quello di stimare le spese medie di ogni contribuente, confrontarle con il reddito dichiarato e capire se vi sono incongruenze, ovvero se le spese effettuate superano i redditi conseguiti. Il principio che ha ispirato questa misura potrebbe sembrare corretto.

Un accertamento fiscale non può fare a meno di indagare sui conti correnti, conti deposito ed obbligazioni, buoni fruttiferi e carte di credito, nonché prodotti finanziari emessi da assicurazioni e società che si occupano di compravendita di metalli preziosi. Il risparmiometro, però, inverte l’onere della prova: se sul tuo conto corrente ci sono pochi movimenti potresti essere un evasore. L’eventuale incoerenza riscontrata potrebbe essere sintomatica di un “rischio fiscale”. In mancanza di prove verrebbe applicata la tassa sul risparmio, non su tutta la somma depositata in banca ma soltanto su quella parte che, secondo i controlli effettuati dall’Agenzia delle Entrate, ritenuta eccessiva rispetto ai redditi dichiarati.

Il risparmiometro quindi potrebbe trasformarsi ben presto in un vero e proprio modo per spiare i conti correnti degli italiani ideato dal Fisco per ridurre al minimo le cattive tentazioni. Basta fare qualche esempio però per immedesimarsi nelle paure che in questo momento potrebbero spingere i contribuenti a vivere davvero stati di panico accentuato. Con il Fisco e con l’Agenzia delle Entrate, non si scherza, questo è chiaro. Proviamo a considerare un caso che non è poi così improbabile. Coppia di trentenni, con figli, i cui stipendi non bastano a soddisfare le spese quotidiane.

Ovvio che il ricorso all’aiuto dei propri genitori, magari pensionati, è un’ipotesi tutt’altro che peregrina da prendere in considerazione. E l’aiuto, magari per pagare l’affitto di casa, arriva in questi casi sempre in contanti. Come farebbero questi ragazzi a dimostrare al fisco da dove provengono questi soldi? La speranza è che i test a cui il risparmiometro sarà sottoposto prima di entrare in vigore in maniera ufficiale servano ad evidenziare tutto quello che no va per evitare che la scure dell’Agenzia delle Entrate si abbatta sui soliti noti. Quelli che hanno certamente meno colpe riguardo alla clamorosa evasione fiscale che si registra ogni anno in Italia.

Commercialisti obbligati a denunciare

Quell'obbligo di denuncia al fisco non va proprio giù e scatta la rivolta dei commercialisti in rivolta. Perché in qualche modo viene inficiato il rapporto con i clienti. Succede infatti che secondo una direttiva dell'Unione europea, i professionisti sono obbligati a denunciare le operazioni sospette. A fare la spia, secondo una interpretazione cruda e senza troppi giri di parole. La norma comunitaria è stata pensata per bloccare gli schemi elusivi transfrontalieri delle multinazionali. Proprio queste sono le ragioni che hanno spinto Bruxelles a serrare i ranghi e stringere le maglie. Ma evidentemente non hanno fatti i conti con i destinatari del provvedimento e la loro volontà di mantenere autonomia nelle scelte.

Allarme allora sulla direttiva dell'Unione europea approvata lo scorso 13 marzo dall'Ecofin, che impone la segnalazione delle operazioni sospette. Come si legge testualmente nel documento, la volontà è di obbligare commercialisti e consulenti fiscali a comunicare gli schemi di pianificazione fiscale aggressiva predisposti per i loro clienti. Il timore è che possa essere solo il primo passo ovvero che dalla richiesta di prestare massima attenzione alle azioni delle grandi società (e soprattutto a segnalarle) si possa passare anche ai piccoli imprenditori e ai professionisti dei vari settori. Se la procedura sembra formalmente corretta, il rischio di andare oltre il dovuto è dietro l'angolo

Perché poi, cosa significa pianificazione fiscale aggressiva? Fino a che punto commercialisti e avvocati tributaristi sono chiamati a comunicare le operazioni dei loro clienti? Perfino l'Ace (Aiuto alla crescita economica) ovvero la misura per incentivare gli investimenti voluta dal governo italiano, è considerata da Bruxelles una pratica aggressiva. La posizione dei professionisti è chiara: non vogliono essere considerati pubblici ufficiali (d'altronde non lo sono) e i rapporti con i clienti sono destinati a essere a rischio. Tutti i dubbi dei consulenti fiscali sono stati riassunti in un documento inviato al Tesoro prima che Bruxelles approvasse il testo.

Come si legge nel documento spedito dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti al ministro dell'Economia, obbligare le persone a comunicare alle autorità pubbliche l'esistenza di fatti o atti illegali è il sogno di ogni governo. Ma se è vero che informatori volontari sono di norma previsti dalla legge, dall'altro l'obbligo di denuncia, soggetto a sanzioni penali in caso di violazione non è frequente anche in relazione a situazioni che sono chiaramente particolarmente gravi.

Cambio accertamenti e categorie

Cambia il contrasto all'evasione fiscale e l'Agenzia delle entrate è pronta a scatenare un'offensiva più attenta. Nonostante il record di tasse recuperate sbandierato dal governo, molto è cambiato e tanto altro cambierà. E il tutto avviene in un contesto in cui viene assegnato uno spazio maggiore agli enti locali. Basti vedere il recente accordo sottoscritto tra Agenzia delle entrate e Comune di Grosseto. Stando allo schema di intesa, che potrebbe essere replicato anche in altre città, il Comune invierà alle Entrate le segnalazioni qualificate e individuerà quei casi su cui concentrare l'attività, oltre alle tempistiche e alle modalità operative più adeguate per ottenere i migliori risultati nella lotta all'evasione fiscale, secondo criteri di efficienza ed economicità dell'azione amministrativa, così come stabilito dalle parti.

Succede allora che gli ultimi due governi sostengono di aver raggiunto livello da record di recupero dell'evasione, oltre la soglia dei 20 miliardi di euro. Ma si tratta di una cifra contestata perché a fare la differenza - in questo caso come in passato con altri governi - è la modalità di calcolo ovvero cosa si far rientrare in questa cifra. Per molti analisti è infatti scorretto sommare il recupero di gettito ottenuto dall'Agenzia delle entrate con l'attività di controllo o con gli avvisi ai contribuenti, così come le entrate straordinarie e una tantum dei condoni. Insomma, tra antieconomicità e riqualificazione di costi, controllo della dichiarazione, disconoscimento di costi e agevolazioni, incrocio dei dati, questionari verifiche in studi e imprese, c'è molto da studiare e da analizzare fino in fondo prima di poter dire che il modello implementato sia perfetto.

A ogni modo, cambia la lotta all'evasione e il fisco adotta nuove strategie e prende di mira settori ben precisi. Quanto fatto evidentemente fino a questo momento non è stato sufficiente o comunque si può fare molto di più per recuperare terreno e soldi evasi da persone fisiche e autonomi, piccole e medie imprese, grandi contribuenti. Ad esempio con l'invio di più lettere. L'aumento dei destinatari degli alert preventivi è attribuibile alle nuove comunicazioni dei dati di liquidazioni Iva e fatture. Con il riassetto a livello centrale dell'Agenzia delle entrate sono da mettere in preventivo controlli differenziati sulle tipologie di contribuenti e imprese. E poi carte di credito, prodotti assicurativi, compravendita di oro e preziosi diventano adesso le nuove spie per misurare il livello di sommerso.

Più in generale, il focus delle Entrate e su ripresa a tassazione dei costi per servizi infragruppo; omessa fatturazione da parte dei professionisti; contestazione delle fatture soggettivamente inesistenti; crediti di imposta a seguito di agevolazioni; ripresa a tassazione dei compensi erogati agli amministratori, recupero a tassazione delle spese che in apparenza sono esenti; recupero di spese non riaddebitate al cliente; recupero degli interessi sui finanziamenti infruttiferi infragruppo.

Tra annunci e realtà

Fino a che punto i partiti sono realmente intenzionati a contrastare l'evasione fiscale? Perché a parole sono tutti convinti sull'indispensabilità di mettere in campo una strategia più efficace e più equa rispetto a quella vista negli ultimi anni. Ma i fatti dimostrano come poco si continua a fare o comunque viene fatto con molta lentezza. Un caso lampante è quello dell'adozione della fattura elettronica da inviare all'Agenzia delle entrate, rispetto a cui è stato rinviato l'appuntamento nei rapporti tra privati. Allo stesso tempo si procede con il piede sollevato dal pedale dell'acceleratore del potenziamento delle indagini bancarie. Strettamente legata a questa questione, semaforo rosso per la proroga termini di accertamento in caso di fattispecie penale segnalata dalla Guardia di finanza. Nessuna spinta, almeno per ora sulla trasmissione in tempo reale all'Agenzia delle entrate dei corrispettivi delle transazioni da parte di tutto il commercio al minuto.

Fanno di tanto in tanto capolino le proposte di chiusura degli esercizi in base di mancato rilascio di ricevute e scontrini fiscali, di applicazione di una ritenuta d'acconto da parte delle banche su tutte le operazioni commerciali, di tracciamento obbligatorio di tutti i pagamenti e della concessione di più mezzi, personale e autonomia per l'Agenzia delle entrate per contrastare l'evasione fiscale in Italia. Si tratta in effetti di provvedimenti che presenterebbero un'altra faccia della medaglia da valutare con attenzione. E se nel breve periodo sono ipotizzabili la presunzione di redditi per un biennio per le categorie più a rischio e la riduzione dei benefici sanzionatori in caso di adesione, acquiescenza, mediazione, conciliazione e ravvedimento operoso, nel medio si può fissare il divieto di condoni e sanatorie. E nel lungo, ma da subito e senza ulteriori perdite di tempo, la promozione della cultura della legalità fiscale.

Le regole attuali di fatto su controllo conti correnti, contanti e prelievi

Negli ultimi anni grazie ad una serie di interventi tra cui: privacy, incrocio di banche dati, comunicazioni di tutte le operazioni sopra determinati importi, acquisti di prodotti di valore, analisi dei conti correnti gli occhi del fisco possono analizzare e verificare tantissime informazioni. Ma quali sono i limiti? Cosa può non controllare?

Quali sono le attività in cui l'Agenzia delle Entrate è autorizzata ad espletare per il contrasto dell'evasione fiscale? Conti correnti, contati, acquisti... vediamo cosa può e non può fare.

Non va dimenticato che l'Agenzia delle Entrate può adesso analizzare i movimenti bancari grazie all'Anagrafe dei conti correnti. Vale la regola dell'inversione dell'onere della prova: significa che spetta al titolare del conto dimostrare che il denaro versato sia "pulito" ovvero frutto di attività su cui sono state regolarmente pagate le tasse al fisco. E c'è un aspetto che vale la pena evidenziare: sotto esame non c'è solo l'attività economica delle imprese, soprattutto di grandi dimensioni, ma anche dei professionisti come dimostrano i dati più recenti sulla percentuale dei controlli. Le indagini finanziarie possono essere eseguite nei confronti di tutte le persone fisiche.

Se il titolare di un conto versa una somma maggiore del proprio stipendio mensile, allora il fisco può fare scattare gli accertamenti o comunque una richiesta di chiarimenti. E spetta allo stesso contribuente spiegare la provenienza di quella cifra. Stando infatti alle regole fiscali in vigore, tutti i versamenti su conti correnti sono considerati redditi imponibili. Naturalmente possono esserci valide motivazioni, come

  1. una vincita al gioco
  2. il frutto di una donazione

ma spetta sempre all'interessato dimostrarlo. La soluzione è indicare sempre la causale dei versamenti sul conto corrente in denaro contante. Attenzione alle tempistiche: l'Agenzia delle entrate può bussare alla porta e chiedere lumi sulla provenienza dei soldi fino al 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Semaforo rosso anche per i pagamenti in contanti: non possono oltrepassare la soglia di 3.000 euro. L'alternativa è l'utilizzo di strumenti tracciabili come assegni non trasferibili, bancomat, bonifici bancari, bonifici postali, carta di credito.

E assegni....

Resta fermo che tutti gli assegni bancari, postali e circolari d'importo pari o superiore a 1.000 euro devono recare l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità. Gli assegni bancari e postali, emessi nei confronti di stesso possono essere girati unicamente per l'incasso a una banca o alle Poste Italiane a prescindere dall'importo. Le banche rilasciano gli assegni muniti della clausola di non trasferibilità. Il cliente tuttavia può richiedere per iscritto il rilascio, in forma libera, di assegni circolari e di moduli di assegni bancari, da utilizzare fino a 1.000 euro, a eccezione delle ipotesi in cui beneficiarie dei titoli siano banche o le Poste. In caso di richiesta di assegni in forma libera, il richiedente deve corrispondere di 1,50 euro per ciascun modulo di assegno a titolo di imposta di bollo.

E ancora: il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore deve essere inferiore a 1.000 euro. In caso di trasferimento di libretti al portatore, indipendentemente dal saldo, il cedente è tenuto a comunicare entro 30 giorni alla banca emittente i dati identificativi del cessionario, l'accettazione e la data del trasferimento. In sintesi:

  1. è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a 3.000 euro;
  2. gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro devono recare l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;
  3. il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore non può essere pari o superiore a 1.000 euro.

Denaro liquido

A rischiare di più nella fase di prelievo e di versamento sul conto correnti sono gli imprenditori prima ancora che pensionati, lavoratori dipendenti, autonomi e professionisti. Stando alle regole in vigore, è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi quando il valore oggetto del trasferimento è complessivamente pari o superiore a 3.000 euro. Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono frazionati. Significa che in caso di prelievo, un cittadino non imprenditore può trasferirli a un altra persona se la somma non raggiunge il tetto di 3.000 euro. Diverso è il caso degli imprenditori per i quali i prelievi in contanti superiori a 1.000 euro al giorno e a 5.000 euro al mese vanno giustificati. La ragione? Potrebbe pagare i lavoratori in nero, solo per dirne una. Provando a fare qualche esempio

  1. se un privato deve corrispondere 5.000 euro alla colf e vuole pagare in contanti, vengono violate le regole;
  2. se una fattura di 5.000 euro viene saldata in contanti data fattura, vengono violate le regole;
  3. se sull'estratto del conto corrente risulta un versamento in contanti di 4.000 euro, il professionista non è tenuto ad alcuna comunicazione in quanto è intervenuto un intermediario finanziario, ma purché non sia un'operazione ripetuta più volte.

Le ulteriori precisazioni

Ci sono due importanti precisazioni dell'Agenzia delle entrate di cui tenere conto. Il primo riguarda la questione se è corretto ritenere che le nuove disposizioni sui limiti quantitativi di 1.000 euro giornalieri e comunque di 5.000 euro mensili dei prelevamenti non hanno effetto retroattivo, visto che riguardano l'attività istruttoria e non quella di accertamento. L'Agenzia di XX Settembre ricorda come le nuove norme abbiano introdotto un limite agli importi dei prelevamenti o importi riscossi, posti come ricavi a base delle rettifiche e degli accertamenti. La presunzione relativa ai prelevamenti, per le imprese, si applica agli importi superiori a 1.000 euro giornalieri e 5.000 euro mensili mentre è inapplicabile nei riguardi degli esercenti arti e professioni. Di conseguenza sono considerati ricavi i prelevamenti o gli importi riscossi nei limiti previsti dalla nuova disposizione.

L'altro aspetto su cui le Entrate sono intervenute per chiarire la normativa riguarda la non applicabilità ai versamenti. Il dubbio è se le modifiche riguardano solo i prelevamenti o anche i versamenti, come sembrano indicare i lavori parlamentari? Ebbene, l'articolo contestato prevede che "sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell'ambito dei predetti rapporti od operazioni per importi superiori a euro 1.000 giornalieri e, comunque, a euro 5.000 mensili". Di conseguenza appare chiaro che la lettera della norma interviene solo sui prelievi non giustificati e non sui versamenti, per i quali rimane in vigore la regola che costituiscono presunzione di reddito qualora non risultassero giustificati.