Cartella invalidata se non inviato problema bloccante. E multe non valide in altri quattro casi

Ancora una volta l'Alta Corte ha rigettato un ricorso dell'Agenzia delle Entrate stabilendo un altro caso quando una cartella si deve giudicare non valida.

Cartella invalidata se non inviato probl

Cartella invalidata se il contribuente non ha ricevuto l’avviso dell’errore bloccante


Una cartella invalidata è quando, secondo l'ultima recente sentenza della Corte Suprema, vi è un errore bloccante che non ha permesso la trasmissione per intero corretta o, ha comunque, cusato il mancato ricevimento. Vi sono, poi, ulteriori casi cartelle e multe nulle, almeno altri quattro sempre definitivi recentemente.

Vi sono differenti casi in cui una cartella può essere invalidata ovvero non essere convalidata e, in cao di multe e sanzioni, non essere pagata. E la maggior parte dei casi derivano da sentenze della magistratura.

Cartella non valida se non viene inviato avviso errore bloccante

Uno dei più recenti casi, è quello di un contribuente che ha trasmesso in modo telematico la propria dichiarazione, ma non è stata recepita dall'Agenzia delle Entrate per un potenziale errore invalidante e, in quetso caso, non aveva potuto così ricevere i rimborsi dovuti per la dichiarazione del 2001.

Con la sentenza del 30 Gennaio 2018 n 2253, la Suprema Corte ha dato ragione all'uomo e ha rifiutato la teoria dell'AGenzia delle Entrate di una differenza tra l'invio e la mancata acquisizione dando l'onere all'Agenzia delle Entrata di dover provare e poi comunicare all'interessato dell'errore bloccante. E' l'Agenzia delle Entrate che ne ha la responsabilità e se non lo ha fatto le colpe sonoa a carico suo.

E, dunque, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato respinto e si è dato ragione al ricorrente

Un secondo recente caso

Da oggi in poco Equitalia o comunque qualsiasi ente di riscossione ha una ragione in più per prestare la massima attenzione nella procedura di riscossione dei crediti per cartelle non pagate. Ma vista anche da un altro punto di vista, i contribuenti hanno un motivo in più per presentare ricorso ovvero opporsi contro le pressioni per il versamento. Lo spunto arriva dal giudice di pace di Rovigo che ha messo nero su bianco un importante principio: la cartella di Equitalia è nulla se non viene verificato l'indirizzo. E la stessa agenzia di riscossione è anche chiamata a pagare le spese a suo carico. Devono perciò essere verificate sia la regolarità della procedura di notifica e sia la validità del titolo. Altrimenti si fa un bel buco nell'acqua.

C'è allora un principio che il magistrato ha voluto precisare ed è destinato a fare giurisprudenza: l'ente di riscossione (ricordiamo che i compiti di Equitalia sono adesso assolti dall'Agenzia delle entrate) non può limitare i suoi compiti alla richiesta dei crediti insoluti da parte dei Comuni e inviare le dovute cartelle esattoriali. Ha anche il compito di verificare che la procedura di notifica e la validità del titolo rispondano ai requisiti normativi. Ed è una mansione al quale può assolvere al meglio e senza difficoltà poiché è soggetto specializzato nel recupero di credito. La sentenza ha preso le mosse dal ricorso vinto da un automobilista che si è visto recapitare una salatissima cartella esattoriale, maggiorata di interessi per ritardi nel pagamento, senza però che abbia mai ricevuto la multa originaria, quella con importo di base.

Un comportamento scorretto e condannato dal giudice di pace che ha annullato la cartella e condannato Equitalia al pagamento delle spese legali. A detta del togato spettava a Equitalia verificare che tutti i passaggi fossero stati seguiti ovvero che i precedenti tentativi non siano andati a buon fine per inadempienza del contribuente e non per inefficienza di Comune e Poste che, a vario titolo, non sono riusciti a raggiungere l'automobilista protagonista della vicenda. Secondo il giudici di pace, Equitalia è una concessionaria specializzato in recupero credito e pagato per questa attività. Di conseguenza, prima di procedere con un titolo inefficace, avrebbe dovuta verificare la bontà e la correttezza formale del procedimento. Cosa che evidentemente non ha fatto e che le è costata una sconfitta in tribunale e il pagamento di tutte le spese processuali. Insomma, una disfatta su tutta la linea.

E c'è anche un altro passaggio di rilievo nelle sentenza del giudici di pace di Rovigo: la verifica della correttezza della notifica degli atti presupposti è un elemento imprescindibile per procedere ad esecuzione, che deve essere verificato dal concessionario procedente, che in caso di mancanza dei presupposti non dovrebbe emettere la cartella esattoriale, ma restituire il fascicolo al Comune che lo ha incaricato. Come dire, sarebbe bastata una telefonata.

Un terzo caso

Tutte lecartelle inviate via Pec da Equitalia sono nulle e continuano ad essere annullate dai tribunali e commissione fiscali regionali e provinciali per un motivo pardassole.

I vari tribunali e commissioni fiscali regionali continuano con diverse sentenza a dare ragione a cittadini e società che ricevono via PEC le catelle esattoriali dichiarandole quasi sempre, la totalità delle volte nulle per vizio di trasmissione. Nullità che porta all'annullamento totale delle cartelle.
L'ultima decisione e sentenza in questo senso è quella della Commissione della Spezia che ha dichiarato nulle delle cartelle inviate ad una Pec di una società immobiliare nel 2015.

Ma se la legge lo consente l'invio via Pec, perchè la maggior parte dei tribunali contabili annulla la trasmissione e rende illecite le cartelle? Quello che è sbagliato è proprio coem vengono inviate, la tecnologia che viene scelta.
Infatti, al momento la maggior parte degli uffici di Equitalia prima e l'Agenzia delle Entrate, poi, ha inviato delle email certificate con in allegato il Pdf scansionato della cartella.
Ma il pdf non è il documento originale per prima cosa e secondo elemento non ha la firma originale del funzionario. E' una copia e come tale non è valida.9

La soluzione ci sarebbe, ovvero l'invio della cartella attraverso PEC nel formato p7m che è l'unico che consente di integrare anche la firma digitale e che quindi risulta originale, oltre che la stessa cartella è originale e non è una copia. Il problema è che per poter legegre tale formato il computer del ricevente deve avere uno specifico software di cui tutti o quasi risultano sprovvisti al contrario del lettore Pdf che è integrato in tutti i Pc praticamente.
E, dunque. il gatto che si mangia la coda, e sarebbe necessario per evitare l'annullamento di migliaia di cartelle o di ripensare alla legge o alla tecnologia con cui inviarla.

E il grande dubbio....

Secondo alcune sentenze si potrebbe profilare il clamoroso annullamento di tutte le cartelle di Equitalia, ovvero tutte quelle cartelle, multe e sanzioni precedenti all'arrivo dell'Agenzia delle Entrate. E i motivi sono spiegati da difefrenti sentenze.

L'intera impalcatura dell'Agenzia delle entrate è a rischio. Sarà decisiva la sentenza sul ricorso presentato ai giudici amministrativi dal sindacato dei dirigenti del pubblico impiego DirPublica. Motivo della contestazione è l'inglobamento di Equitalia nell'Agenzia delle entrate perché passaggio dei dipendenti dalla società privata all'agenzia pubblica richiederebbe il superamento di un concorso pubblico. La parola spetta dunque ai tribunali, ben sapendo che dal pronunciamento dipende anche una delle più importanti manovre dell'anno: la rottamazione delle cartelle e le stesse cartelle per cui i contribuenti non hanno seguito la strada della definizione agevolata.

Forse è anche per questa ragione che già si vocifera della possibile attivazione di una seconda stagione per rottamare multe, sanzioni e pagamenti non effettuati. La partita si gioca dunque su due piani: giudiziario da una parte, politico dall'altra. C'è un precedente che va tenuto di conto a dimostrazione delle difficoltà dell'Agenzia delle entrate e dell'efficacia dell'azione di DirPublica. Si tratta del recente annullamento del concorso per dirigenti di seconda fascia e sul quale gli stessi giudici amministrativi si erano espressi per il congelamento. Un ragione in più per credere come l'esito di questa nuova battaglia giudiziaria non vada data affatto per scontata.

In ogni caso l'Agenzia delle entrate continua a proseguire lungo la sua strada senza cedimenti. E, anzi, rinnovando la sua inflessibilità nei confronti di chi non paga le rate previste, ma anche per chi lo fa in modo ridotto o ritardato. Nel caso di mancato rispetto di quanto concordato, salta infatti la rottamazione e tornano a scattare sanzioni e interessi delle vecchie cartelle. Non va comunque dimenticato che la società di riscossione deve comunque comunicare al contribuente l'eventuale esistenza di debiti per i quali non è ancora stata emessa la cartella. Si ricorda che la rottamazione vale per tutte le cartelle esattoriali, non solo per quelle di Equitalia. Ed è stata estesa anche ai carichi che sono stati affidati ai concessionari nello scorso anno. In pratica possono essere pagate senza interessi e sanzioni anche le iscrizioni a ruolo fatte dagli altri concessionari. Per le multe stradali, invece, lo buona sostanza riguarda i soli interessi e le altre maggiorazioni previste.

Dopo l'adesione il concessionario della riscossione ha comunicato l'importo complessivo dovuto e le singole rate, con la data di scadenza di ciascuna, inviando anche i bollettini. Le rate sono cinque:

  1. la prima è stata già pagata
  2. la seconda scade in questo mese di settembre 2017
  3. la terza a novembre
  4. la quarta ad aprile 2018
  5. la quinta e ultima a settembre del prossimo anno

L'ammontare non ha parti importo, considerando che il 70% va versato in questo 2017.

Il mancato, insufficiente o tardivo pagamento dell'unica rata o di una delle rate richieste comporta la decadenza della definizione e la ripresa automatica di misure cautelari o esecutive sulle somme residue dovute che non saranno neppure più rateizzabili. Può aderire alla rottamazione anche chi ne ha in corso, definendo però solo la parte residua dovuta e a condizione che le rate in scadenza siano pagate, risultando quindi in regola al 31 dicembre. Le norme stabiliscono che per aderire è stato necessario dichiarare di rinunciare a eventuali contenziosi relativi alle cartelle interessate dalla definizione agevolata.