Evasori fiscali sono sempre pochi quelli scoperti. Ecco chi limita davvero i controlli

╚ l'assenza di una vera azione dei governi degli ultimi 30 anni a rivelarsi decisiva nella scarsitÓ degli interventi di contrasto all'evasione fiscale.

Evasori fiscali sono sempre pochi quelli

Controlli conti correnti, si fa poco

Quella dell'Archivio dei rapporti finanziari è una strana storia perché da una parte ci sono i contribuenti sempre più preoccupanti per i controlli serrati dell'Agenzia delle entrate, da cui non è semplice riuscire a difendersi. Dall'altra c'è la Corte dei conti che lo considera uno strumento ancora poco sfruttato. Con quasi 700 milioni di rapporti finanziari, si tratta del grande archivio in cui sono contenute tutte le informazioni generali e particolare dei clienti delle banche e del loro rapporto con versamenti e prelievi.

Nel caso di scostamenti evidenti tra quanto dichiarato e quanto depositato suona un campanello d'allarme e il fisco chiede spiegazioni. Difficile che sfugga qualcosa perché l'Archivio è alimentato dalle stesse banche.

Controlli conti correnti, si può fare di più

Ma tra il dire e il fare c'è evidentemente il mare se per la magistratura contabile c'è un chiaro sottoutilizzo dello strumento per finalità tributarie e di lotta all'evasione da parte dell'Agenzia delle entrate. Altrimenti, ragiona la Corte di conti, non si capisce perché sui circa 700 milioni di rapporti in cui frugare, gli accessi delle Entrate siano state circa 1.600 e quelli della Guardia di finanza circa 80.000.

Tuttavia il fisco e le Fiamme gialle sono solo la parte esecutiva perché è l'assenza di una vera azione dei governi degli ultimi 30 anni a rivelarsi decisiva nella scarsità degli interventi di contrasto all'evasione fiscale.

Chi limita davvero i controlli su evasori fiscali

A dimostrazione della lentezza con cui ha proceduto la macchina del fisco, l'Anagrafe dei rapporti di conto e di deposito è stata istituita solo nel 1991 (i soli dati sfruttabili erano il codice fiscale e il nome del titolare del conto), ma il decreto attuativo ha visto la luce solo a distanza di dieci anni. Ecco quindi nel 2001 il Regolamento istitutivo dei rapporti di conto e di deposito che istituisce la banca dati presso il ministero del Tesoro, ma anche in questo caso il ritmo è stato lento perché ha trovato attuazione solo sei anni dopo.

Il passo successivo si registra nel 2006 con la creazione dell'Archivio dei rapporti finanziari con gli intermediari sono obbligati a comunicare i dati identificativi della clientela.

L'anno successivo ha visto il potenziamento dell'Archivio dei rapporti finanziari con gli intermediari chiamati a fornire un maggior numero di informazioni ovvero a comunicare anche date apertura e chiusura del conto. Il 2011 è poi un altro anno centrale sul fronte fiscale perché viene prevista l'elaborazione di liste selettive di evasori attraverso l'utilizzo dell'Archivio dei rapporti finanziari che inizia così a mostrare le sue potenzialità.

Il parere della magistratura contabile non lascia indifferenti: le liste non sono mai state elaborate. La nuova norma introduce anche l'obbligo per gli intermediari di inviare all'Archivio dei rapporti finanziari i saldi iniziali e finali di ogni anno per ogni singolo correntista.

Il 2015 è un altro anno di svolta perché la legge di Bilancio prevede che l'Archivio sia utilizzato per mappare il rischio di evasione dei contribuenti al posto delle liste selettive. Si tratta dell'inizio di una nuova era nell'arricchimento della banca dati perché viene sancito l'obbligo di comunicare anche la giacenza media di ciascun conto corrente. Ma anche in questo caso il processo non è concluso perché mancano ancora le mappature del rischio.

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di Marianna Quatraro pubblicato il