Tasse, con un giorno di ritardo nessuna sanzione e ulteriori

Nuova sentenza di un tribunale che non fa pagare la mora se si paga con un giorno di ritardo una multa o una cartella.

Tasse, con un giorno di ritardo nessuna

Pagamento tasse con un giorno di ritardo, non scatta la sanzione


Con un solo giorno di ritardo nessuna sanzione o mora in più. E' quello che è stato precisato recentamente e che vale sia per le multe che per le cartelle. Ma non c'è solo questo
 

Una ennesima decisione di un tribunale che permette una maggiore elasticià per quanto riguarda il pagamento delle tasse. Dll'altra parte si modificano anche i controlli e gli obiettivi.

Pagare un giorno di ritardo senza multa

Pagare le tasse con un giorno di ritardo non obbligherà il contribuente a versare anche la mora. Questa è la buona notizia figlia di una sentenza della Ctr Toscana dell’otto 8 marzo. Nella quale viene stabilito che se non c’è dolo, ma solo una dimenticanza e quindi si può parlare di occasionalità, l’azione del contribuente sbadato non può essere soggetta a mora perché fino a quando non causa un danno erariale.

E un giorno di ritardo nel pagamento delle tasse, non rappresenta certo un fattore di rischio per l’integrità delle casse dello  Stato.

Si tratta di un orientamento ormai consolidato nella giurisprudenza italiana anche perché risponde a logiche di buon senso difficilmente confutabili. Anche la stessa Agenzia delle entrate si è espressa coerentemente, in alcune circolari, su questo orientamento. Insomma, per quelli che non rispettano, di poco, i termini della scadenza per i pagamenti delle tasse deve ritenersi moroso in teoria. Ma in pratica si tiene conto del caso specifico e bisogna valutare le motivazioni che hanno determinato il ritardo.

Ma nel frattempo c'è un rischio di maggiori tasse

Occorre fare in fretta perché mentre i partiti non riescono a trovare la quadra per la formazione del nuovo governo, la scadenza con il Def - da redigere entro il 10 aprile e da inviare a Bruxelles entro il 30 - è ormai alle porte. Non solo per conti alla mano occorrono subito 30 preziosi miliardi di euro per sterilizzare l'aumento dell'Iva (dal 10 al 12% quella intermedia e dal 22 al 24,2% quella ordinaria) ed evitare l'ennesima introduzione di una accise sui carburanti. Succede perché gli equilibri economici continuano a essere delicati e, a meno di un colpo di spugna, occorre andare in scia di quanto finora previsto. E anzi, considerando che il prossimo esecutivo sarà frutto di un compromesso, sarà inevitabile tenere conto della strada finora percorsa.

E che la situazione sia tremendamente delicata è dimostrato dalle recenti stime del Codacons sulla base dello studio di Confesercenti, secondo cui un eventuale incremento delle aliquote Iva dal prossimo anno sarebbe deleterio per i consumi perché produrrebbe una stangata per gli italiani pari a 791 euro annui a famiglia. E solo di costi diretti.

In questo contesto, il Movimento 5 Stelle sta lavorando a una risoluzione che contenga al tempo stesso elementi di continuità con l'azione del governo sul fronte dei conti pubblici - in particolare sul mantenimento dell'obiettivo di medio termine, vale a dire il pareggio di bilancio - e sul disinnesco delle clausole di salvaguardia per scongiurare l'aumento dell'Iva. L'impronta originale del Movimento 5 Stelle nella risoluzione al Def si vedrà sulle risorse da destinare agli investimenti strategici: green economy, bonifiche, rete idrica ed elettrica, adeguamento sismico, mobilità sostenibile, interventi anti-dissesto, riqualificazione urbanistica, edilizia scolastica e sanitaria, banda ultralarga, infrastrutture immateriali.

Come per i 5 Stelle e Pd, anche per la Lega e il centrodestra è prioritario evitare l'aumento dell'Iva. Il che non sorprende, visto che Forza Italia e Carroccio hanno fatto dell'abbassamento delle tasse il loro cavallo di battaglia. Il capogruppo uscente di Forza Italia ha già preannunciato a nome del centrodestra una risoluzione al Def da affiancare al quadro tendenziale a cui sta lavorando il Tesoro. Mentre Salvini conferma di essere totalmente contrario al reddito di cittadinanza, Brunetta auspica che il confronto sul Def possa diventare incubatore della nuova maggioranza, salvo però ribadire le priorità del programma elettorale del centrodestra: dalla flat tax alla cancellazione della legge Fornero.

Il governo Gentiloni ha già sterilizzato gli aumenti Iva 2018 e ha reperito anche 6,1 miliardi di euro per la parziale sterilizzazione 2019. Per la totale cancellazione dell'aumento Iva 2019, al prossimo governo serviranno altri 12,4 miliardi di euro. La linea del Pd è quella di proseguire lungo l'azione già avviata dal governo Gentiloni. Il partito, uscito sconfitto dalle elezioni, sul Def si porrà su una linea attendista, al momento escludendo di presentare una propria risoluzione. Il no alla Flat tax, cavallo di battaglia del centrodestra, è forse al momento uno dei pochi punti condivisi. I dem non possono avallare soluzioni non in continuità con la politica economica degli ultimi anni, partendo dalla progressiva riduzione del carico fiscale.